Comitato Bastione: Lettera aperta al Presidente Musumeci

Egregio Presidente,

La presente per ricordarLe uno dei tanti problemi che il SUO GOVERNO REGIONALE dovrà affrontare e risolvere.

E’ il caso della messa in sicurezza del territorio della zona di Milazzo e Barcellona P.G. in prossimità del Torrente Mela.

Negli ultimi anni, (22 novembre 2011 e 10 ottobre 2015) abbiamo subito due eventi calamitosi con la esondazione del torrente Mela, che ha causato gravi danni e fino ad oggi non abbiamo avuto nessun risarcimento, né ci sono stati gli interventi necessari per ripristinare gli argini (BASTIONI), né tantomeno la rimozione del sovralluvionamento del torrente stesso.

Sono trascorsi quarantasei anni dallo straripamento del torrente Mela che ha provocato la rottura degli argini e da allora nulla è stato fatto.




Il torrente rappresenta un grave pericolo per l’incolumità e le salute degli abitanti di Bastione del Comune di Milazzo, ma anche per coloro che vivono nel Comune di Barcellona P.G.

Tutto questo, nonostante ci sono 700 mila euro di somme urgenze della protezione civile Regionale che non sono state finora utilizzate, lo stesso si può dire per le somme di 800 mila euro della Protezione Civile Regionale, assegnata alla provincia Regionale di Messina per mettere in sicurezza il ponte sul Mela che collega Milazzo a Barcellona.

In ultimo, sollecitiamo un  Suo Autorevole intervento per rendere nel più breve tempo possibile esecutivo il progetto redatto dal genio civile di Messina, per un importo di 5 milioni e 900 mila euro che potrebbe dare una soluzione definitiva per il torrente Mela.

C’è tutto un iter amministrativo e relative autorizzazioni che attiene al Suo Governo che bisogna accelerare, se si vuole seriamente dare risposte concrete, al fine di tutelare e salvaguardare la salute dei cittadini di Milazzo e Barcellona P.G..




Per questo, come comitato Bastione le chiediamo di intervenire urgentemente al fine di rimuovere gli OSTACOLI che bloccano l’ iter degli interventi necessari, per dare concrete risposte agli abitanti di Milazzo e Barcellona P. G..

Restando in attesa di un Suo riscontro, Le porgiamo

Distinti Saluti.

Milazzo lì 18/11/2017

p.il Comitato Bastione

Stefano Maio




Interventi sul torrente Mela, Crocetta delega l’assessore Croce

Il responsabile del Genio civile, a dicembre 2015, in una nota inviata al Consiglio Comunale di Milazzo (link documento)rappresentava la necessità di effettuare gli interventi già proposti nell’aprile del 2014 e cioè:

  • Ricostruzione di un tratto di muro d’argine mancante sulla sponda destra in prossimità della frazione Bastione del Comune di Milazzo, lunghezza circa 350 metri, Importo € 735.000;
  • Svuotamento di un tratto di alveo di circa 2,5 km, importo 1,2 milioni di euro;
  • Ricostruzione di tratti di muro d’argine sulla sponda sinistra in prossimità di c.da Camicia in comune di Barcellona, importo € 420.000;
  • Realizzazione di catene di fondo nel comune di Santa Lucia, importo 1,5 milioni di euro;

Inoltre, sempre il Genio Civile, comunicava che erano state inoltrate all’assessorato regionale le richieste di somma urgenza relative ai lavori di:

  • Ripristino opere idrauliche danneggiate nel comune di Santa Lucia, importo € 250.000;
  • Ripristino sezione idraulica comuni di Barcellona e Milazzo, importo 2,1 milioni di euro;

Alla suddetta comunicazione allegava infine la scheda progettuale contenente tutti gli interventi previsti per un importo complessivo di 5.870.000 euro.

Concludeva affermando che tale scheda era stata inviata alche all’assessorato regionale al fine di inserirla “nelle prossime programmazioni finanziarie”.

Dopo circa 10 mesi, il 10 settembre 2016, veniva firmato da Crocetta e da Renzi il “Patto per la Sicilia”.

Con insolita tempestività, il 12 settembre, appena due giorni dopo, l’assessore Maurizio Croce inviava al Sindaco di Santa Lucia, una missiva (vedi link) in cui comunicava che con il “Patto per la Sicilia” era stato finanziato l’“Intervento di sistemazione idraulica del Torrente Mela, importo € 5.870.000” e aggiungeva che tali interventi ricadevano nel comune di Santa Lucia.

In virtù di tale errore dell’assessore Croce, si è probabilmente generato il fraintendimento che sta alla base della mancata realizzazione degli interventi sul Torrente Mela.

Infatti l’amministrazione comunale di Santa Lucia, come lamentato dal responsabile del Genio Civile di Messina, ha recentemente posto il veto bloccando l’iter burocratico, in quanto, nel progetto presentato dal Genio Civile, la maggior parte degli interventi previsti ricade nei comuni di Barcellona e Milazzo, mentre quelli che interessano il territorio di Santa Lucia hanno un importo inferiore a 2 milioni di euro.

Una grana non da poco, perlopiù a ridosso del secondo anniversario dell’esondazione del 2015 e a poco più di un mese dalle elezioni regionali.

Per cercare di uscire da questa situazione di stallo, con decreto n. 570 del 15 settembre 2017, Crocetta, in qualità di Commissario Straordinario delegato “per la realizzazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico”, ha delegato come soggetto attuatore Maurizio Croce, già assessore del territorio ed ambiente.

Dovrà essere quindi Croce a far capire, al “caro Sindaco” di Santa Lucia che, diversamente da quanto scritto nella lettera del 12 settembre, non tutti gli interventi previsti nel piano ricadono nel suo territorio.

Purtroppo, di sicuro ci sarà ancora da aspettare prima di vedere l’inizio dei lavori di messa in sicurezza del torrente Mela.

E pensare che quando era stato firmato il Patto per la Sicilia si era detto che gli obiettivi finanziati si dovevano conseguire entro il 2017.

mela 2




Torrente Mela, accontentiamoci del tavolo tecnico

Nel Consiglio Comunale del 18 Aprile, è stata approvata con maggioranza “bulgara”, 21 voti favorevoli, uno contrario e uno astenuto, la mozione presentata dal Consigliere Saraò per l’istituzione di un tavolo tecnico sui problemi di allagamento della piana. Tale tavolo, a cui saranno invitati a partecipare anche Esa (Ente Sviluppo Agricolo), le Ferrovie, l’Autostrada, ed ovviamente i responsabili dell’ufficio tecnico comunale, dovrà individuare tutti i progetti utili alla risoluzione del problema allagamento.

Il voto contrario è stato del consigliere Midili che si è detto perplesso, in quanto, ha ricordato come il progetto c’è già, è esecutivo ed è stato predisposto nel 2014, con uno stralcio funzionale di 4.600.000€.

Da subito, afferma, se finanziati si potevano appaltare i lavori e realizzare la prima parte.

Del resto ricorda che anche l’assessore Italiano, mesi addietro, parlò di un progetto già pronto e si domanda come mai, tale progetto, non sia stato inserito nel Masterplan per intercettarne i finanziamenti.

Si chiede: “Forse perché fatto da “quelli che c’erano prima”?

Sarao e Formica rispondono chiarendo ma ridimensionando le finalità del “tavolo tecnico”.

Il fine non sarà quello di individuare i progetti ma di capire quali sono le responsabilità dei vari enti e definire le azioni a breve termine, quali ad esempio la pulizia del torrente.

Anche il Consigliere Magistri, nell’annunciare il suo voto favorevole sottolinea come sul progetto, arenatosi pur essendo quasi pronto, vi siano forti responsabilità dell’attuale amministrazione.

Riconosce però, che il tavolo tecnico può comunque essere utile per chiarire la competenza dei vari enti sulla pulizia dei tratti del torrente.




La storiella #aeroportodelmela

Parecchi sono i post su Facebook che commentano il progetto dell’aeroporto del Mela.

Di seguito riportiamo quello intelligente e ironico pubblicato da Davide Daniele Ragno.

La storiella #aeroportodelmela fa fortunatamente parte di quel meraviglioso mondo delle “opere che non verranno mai realizzate”.

Ho letto osservazioni entusiastiche e attacchi frontali, ma in realtà chi ha davvero capito cosa comporterebbe un’opera del genere?

Lo sapete che un aeroporto inquina almeno in due diversi modi vero?
1. inquinamento atmosferico: gli aerei non viaggiano per volontà divina.
2. inquinamento acustico: qui praticamente stiamo parlando dell’unica forma di inquinamento ancora non presente sul nostro territorio, non possiamo farcela sfuggire!

Alcuni affermano che sarebbe il rilancio turistico dell’intero territorio e questa cosa fa molto sorridere. Stiamo parlando di un’area che “vanta” il passaggio di un numero impressionante di turisti che rientrano pienamente nel target potenziale della Valle, ma che non è mai riuscita ad intercettarne nemmeno una piccolissima percentuale. Di cosa sto parlando? Pensate a quanta gente traghetta da e per le #IsoleEolie ogni anno e soprattutto ogni estate.

Io due proposte alternative ce le avrei pure per i nostri amici investitori Indiani.
1. Investire nel settore ferroviario regionale e creare collegamenti ad alta velocità con l’aeroporto di Catania.
2. Investire nel settore autostradale regionale per ottimizzare i tempi ed il collegamento con l’aeroporto di Catania.

Questi sarebbero sicuramente investimenti più utili all’intera comunità perché verrebbero utilizzati non solo da chi viaggia in aereo ma anche da chi quotidianamente affronta l’imbarazzante servizio ferroviario regionale ed il ridicolo servizio autostradale.

Adesso, il consigliare agli investitori stranieri la ferrovia o l’autostrada è chiaramente ironico, ma che abbiamo priorità sicuramente maggiori sul territorio è abbastanza palese.




E il Mela fece l’indiano

Direttamente dallo Skarablog di Fa.S.Skarabeo

“Dammi retta, amico fiume,

con l’asfalto e col bitume

costruiremo il tuo futuro

bello, ricco e anche sicuro…

dammi retta, il mondo è grande

vuoi che restino, ‘ste lande,

marginali e disagiate?

Fuor dal mondo confinate?

Vecchio Mela, dammi retta,

e senza indugiare accetta

che a cambiar ti dia una mano”

disse il manager indiano

al torrente, il cui nome

dice veramente come

non sian fresche, dolci e chiare

le sue acque, ma anche amare

alle volte per chi vive

sulle sue tortuose rive…

ma lui non si diede pena

ed eruppe come in piena

verso la proposta indiana

(l’aeroporto nella Piana

fatto da un gruppo privato

tutto bello e infiocchettato

coi permessi regolari,

ché non mancano i denari)…

quindi il Mela, cupo e nero

disse: “Ma che credi, tu, davvero,

io sia l’Indo, che sia il Gange?

Sì che qui il piatto piange

ma lo fa da antichi tempi!

Vuoi ti faccia mille esempi

di chi mi ha già tormentato?

Tutto ciò non è bastato?

Non scordare che il mio delta

fu deviato, e per scelta,

quattrocento anni fa,

e esondando a volontà

rendo da quel dì precario

sia il bacino che il mio estuario!

Scorro rapido, impetuoso

e m’ingrosso minaccioso

se mi capita un piovasco…

fin dal punto in cui io nasco

su su, nei Peloritani

scendo per pendii montani

da cui trascinar legname

rocce, terra, fare strame

di muretti e di bastioni

provocando le alluvioni

di detriti misti a fango…

niente, senti… io rimango

come sono, anzi ti dico:

non l’acciaio, caro amico,

non l’asfalto, non cementi

mi ricopran, ma gli armenti

tutti qui, al pascolo quieto

sopra il verde del mio greto…

mai aeroporti sul mio letto

tanto più per un progetto

fatto da chi non sa niente

di che fiume sia un torrente

non ha anse, flussi ampi

ha tanti rivoli e nei campi

spesso tende a tracimare…

non lo puoi paragonare

al tuo Indo, al tuo Gange…

la proposta non mi tange!”






Ai propositi assai insani

degli investitori indiani

rese quindi, scuro in faccia,

il Mela pane per focaccia

agli indù mostrò il suo volto

più riottoso, e l’aeroporto

tornò a esser solo fuffa

(se non proprio una gran truffa)

spinta alla sua sorgente

da una stampa connivente

ma col veto, giù alla foce,

posto all’assessore Croce

aereo5




Considerazione sul Piano per l’Assetto Idrogeologico del Torrente Mela.

giuseppe-damico

Il tema della sistemazione idraulica del torrente Mela è di recente attualità in quanto affrontato nel dibattito di Italia Nostra presso PALAZZO D’AMICO. La lodevole iniziativa promossa dall’Associazione ha certo avuto il non trascurabile effetto di stimolare il dibattito sull’argomento in una città sonnecchiante e fatalista.





L’aspetto ingegneristico ha però lasciato a desiderare, e se ciò è comprensibile, vista la platea cui era rivolta la riunione ed il carattere divulgativo del dibattito, non lo è più quando è la Regione a mancare su questo aspetto. In questi casi, infatti, a sintesi dei dati di input ricevuti dalla geologia e dall’idrologia, il documento finale non può che essere la Relazione Tecnica d’Ingegneria Idraulica indicante la modellazione finale di progetto dell’alveo non esondante, che non esiste.

 

Sul sito della Regione, nel Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.) – Bacino Idrografico del Torrente Mela (007) e centro abitato di Santa Lucia del Mela, oltre alla esauriente scheda di identificazione del torrente Mela, c’è tutto quanto ha formato oggetto di quel dibattito, ma in forma più approfondita. Vi è riportato infatti:

  • L’inquadramento geografico del bacino idrografico del Torrente Mela;
  • La morfologia del territorio;
  • L’idrografia del bacino nel dettaglio;
  • Gli affluenti e la descrizione dei principali sotto bacini;
  • L’uso del suolo;
  • Il Regime termico e pluviometrico;
  • L’inquadramento geologico;
  • L’assetto geomorfologico dei versanti;
  • Le modalità della circolazione idrica;

il tutto proviene da uno studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Palermo, incaricati dalla Regione, allora Presidente Totò Cuffaro (detto il mafioso, anche se lui qualcosa ha fatto a differenza di chi, sulla carta, non lo è).





Il P.A.I. analizza il RISCHIO GEOMORFOLOGICO per la redazione delle “Carte della Pericolosità e del Rischio Geomorfologico”, redige il PIANO DEGLI INTERVENTI PER LA MITIGAZIONE DEL RISCHIO GEOMORFOLOGICO, cita la Circolare regionale n.1/2003, che pare sia stata disattesa in quanto si scopre che  nessun progetto è stato mai  proposto dall’Amministrazione comunale, riguardante la porzione di territorio interna al bacino del Torrente Mela, per cui si è persa la possibilità di accedere ai finanziamenti.

Passa alla “Scelta delle aree potenzialmente inondabili”, e per Milazzo ricorda, in riferimento all’ AVI,  di un evento di inondazione relativo al territorio del Comune di Milazzo provocato dal torrente Mela in data 15/10/1951, senza una precisa collocazione. Procede quindi alla “verifica idraulica degli attraversamenti”, considerando un tratto del tronco fluviale del torrente Mela, compreso tra l’attraversamento della S.S.113 e la foce, per una lunghezza complessiva di circa 4,5 km.

Peccato però che, come dichiarato nella stessa relazione, “Nello studio non è stata presa in considerazione, per carenza di dati, l’interazione fra la corrente fluviale ed il moto ondoso, fenomeno che solitamente riveste grande importanza per la corretta stima dei livelli idrici che si determinano durante le piene nel tratto terminale dell’asta fluviale”.

Successivamente viene redatta la Perimetrazione delle aree potenzialmente inondabili.

Dalla lettura del documento, appare evidente come lo studio idraulico finale, il più importante, perché sintesi tra tutti i precedenti di natura essenzialmente geologica e pluviometrica, dia risultati rassicuranti, smentiti dai fatti accaduti negli anni successivi.

Lascia perplessi l’affermazione secondo cui il tirante idrico si mantiene significativamente al di sotto della quota di imposta degli argini.

Ma gli esperti incaricati insistono nel dire che “gli studi condotti permettono di concludere che gli attraversamenti presenti nel tratto che va dal ponte della S.S.113 fino alla foce del torrente Mela non danno luogo a rischio idraulico.” E tutto ciò con la benedizione del comune di Milazzo che non presenta osservazioni, seppur sollecitato a farlo con la circolare n.1/2003.





E in effetti il PAI si para il colpo anche con le considerazioni finali: “Si osserva, ancora, che occorre sempre tenere sotto osservazione la foce del fiume in quanto, essendo variabile il profilo altimetrico del fondale determinato dalle mareggiate, in seguito a lunghi periodi di magra del fiume potrebbe configurarsi una cosiddetta barra di foce (ossia una duna sommersa) che chiuda parzialmente o completamente il suo sbocco a mare. Se la barra di foce si presenta di grandi dimensioni e stabilizzata per la presenza di vegetazione o sedimenti grossolani, a monte di essa si può determinare un incremento dei livelli idrici del fiume ed un conseguente pericolo di esondazione durante un evento di piena”.

Insomma, da tutta questa vicenda appare chiaro che nel 2003, qualora i Comuni avessero ritenuto di non avere sul territorio di competenza situazioni di dissesto e/o pericolosità di inondazioni, ai sensi della circ. 1/2003 in ogni caso ne avrebbero dovuto attestare l’assenza. Da eventuali inadempienze di codesti Enti, sarebbe derivato un danno alla programmazione regionale in materia anche economica, con il mancato inserimento di accesso ai finanziamenti di cui al P.O.R. Sicilia 2000/2006.

 

A CIASCUNO LE PROPRIE CONCLUSIONI. Le mie sono che:

  • Il PAI è contraddittorio, perché da uno studio scientifico approfondito iniziale trae conclusioni troppo tranquillizzanti nella deludente Relazione Idraulica conclusiva;
  • Le cause e/o aggravamenti di possibili esondazioni vengono però ventilate nelle conclusioni finali PAI (in contraddizione con la precedente dichiarata assenza di rischio idraulico) e non sono state prese in considerazione nemmeno dalle amministrazioni successive al 2003, che avrebbero dovuto quanto meno segnalare e vigilare;
  • Il comune di Milazzo sarebbe stato inadempiente nel 2003;
  • A causa di ciò sembrerebbe essersi perso l’accesso ai finanziamenti POR 2000/2006;
  • Le successive Amministrazioni pare non abbiano mai riferito sulla necessità di manutenzione della foce, la cui duna è causa di esondazioni, in base alle conclusioni del PAI;
  • Oggi si piange, oltre che sui danni morali e materiali di Bastione, sulla mancanza di soldi per l’acquisto del carburante dei mezzi che devono fare la normale manutenzione ordinaria all’interno dell’alveo torrentizio.








Roberto Iraci: Criticità idrauliche e mitigazione del rischio alluvionale

Riportiamo una sintesi dell’intervento del geologo Roberto Iraci al convegno, organizzato da Italia Nostra, “La Fiumara del Mela, dall’emergenza alla salvaguardia del territorio”.

Il titolo dell’intervento è stato: “Criticità idrauliche e mitigazione del rischio alluvionale”.





Partendo dal termine fiumara di cui si caratterizza l’ambiente calabrese e peloritano per la virulenza del suo impatto, Iraci, ci ha fatto notare come bisogna distinguere, nel caso delle alluvioni, tra fattori predisponenti, ovvero tutto quello che riguarda le modificazioni di una zona nel tempo da parte dell’uomo (deviazione del corso, deforestazione, abbandono all’incolto, demolizione delle montagne) e fattori occasionali (la quantità di pioggia che può cadere in un determinato numero di ore nello stesso punto).

Avvalendosi di un grafico di censimento con una curva di probabilità pluviometrica (che calcola la quantità di pioggia in cinquant’anni), Iraci ci ha mostrato come il rischio di alluvioni può essere ridotto, ma non eliminato, perché il fenomeno meteorologico specie negli ultimi anni, si ripete con una violenza che irrompe inevitabilmente anche nelle devastazioni del territorio, a monte e a valle, che negli anni, nei secoli, abbiamo causato ancor prima delle alluvioni.

Anche l’intervento di Iraci si conclude con delle proposte di intervento volte a contenere il rischio di esondazione.

– Risagomatura dell’intero tratto terminale del Mela, non solo con l’ovvia risarcitura degli argini crollati, ma anche con un intervento che ripristini la capacità di portata del canale e renda efficienti tutti gli ambiti di laminazione della portata di piena.

– La messa in opera di una stazione pluviometrica in telemisura localizzata in prossimità dello spartiacque peloritano o comunque nella zona interna, in modo da avere un dato obiettivo e certo dell’attivazione di fenomeni temporaleschi di tipo autorigenerante e conoscere in tempo reale l’intensità precipitazione.

iraci-1 iraci-2 iraci-3 iraci-4 iraci-5 iraci-6 iraci-7 iraci-8 iraci-9 iraci-10 iraci-11 iraci-12 iraci-13 iraci-14iraci-15








Davide Gori: Le criticità dell’Alto Alveo della fiumara del Mela.

Di seguito una sintesi dell’intervento del geologo Davide Gori, tenuto nel convegno, organizzato da Italia Nostra, sulla “La fiumara del Mela. Dall’emergenza alla salvaguardia del territorio’.

Il Focus dell’intervento è sulle criticità dell’Alto Alveo.





Dalla relazione emerge come, gli alvei siano “minacciati” da molti fenomeni franosi che dovrebbero essere messi in sicurezza così da NON compromettere il flusso del torrente mediante pericolosissime strozzature o “dighe” che rompendosi…potrebbero generare pericolosissime onde di piena NON prevedibili o temporizzabili.

Indica quindi come attività prioritari da “programmare” per proteggere gli abitati a valle la “messa in sicurezza dei versanti che si affacciano sul torrente Mela ed affluenti”

In conclusione propone una serie di interventi operativi :

– opere di controllo dell’erosione (es. rivestimenti antierosivi biodegradabili) e stabilizzazione (es. viminate e palizzate vive) superficiale dei versanti;

– opere di sostegno (es. ancoraggi), di difesa massi (es. reti) e di drenaggio (es. trincee) dei versanti;

– opere di sistemazione fluviale quali:

controllo del trasporto solido (es. briglie);

difesa dall’erosione (es. gabbionate);

riduzione della portata (es. casse di espansione).

gori-mela-2

gori-mela-3

gori-mela-4

gori-mela-5

gori-mela-6

gori-mela-7

gori-mela-8

gori-mela-9

gori-mela-10

gori-mela-11

gori-mela-12








Cono Terranova: Storie di un torrente “deviato”

Di seguito riportiamo una sintesi dell’intervento dell’architetto Cono Terranova al convegno, organizzato da Italia Nostra,  “La Fiumara del Mela, dall’emergenza alla salvaguardia del territorio” (slide-terranova-v1).





L’architetto Cono Terranova ha illustrato la deviazione della fiumara effettuata dal sovrano Federico III d’Aragona nel XIV secolo, in località San Cristoforo, all’altezza del cimitero di San Filippo del Mela.

Da allora numerose sono stati le esondazioni con danni a persone e cose, e gli interventi anche a parziale ripristino dell’antica biforcazione, o di ritorno alla sua attuale deviazione.

Tra le cause delle recenti esondazioni anche la scomparsa dei boschi, le cave, la mancata manutenzione degli argini.

Conclude illustrando la pericolosità dell’aeroporto del Mela, che costituirebbe quasi una diga per il torrente.

terranova-mela-1

terranova-mela-2

terranova-mela-3

terranova-mela-4

terranova-mela-5

terranova-mela-6

terranova-mela-7

terranova-mela-8

terranova-mela-9

terranova-mela-10

terranova-mela-11

terranova-mela-12

terranova-mela-13








Fiumara del Mela. La piccola grande lezione di Italia Nostra – Milazzo

antonio n isgròUscendo dalla sala nobile di Palazzo D’Amico, a conclusione dell’ultimo convegno organizzato da Italia Nostra, mi avvicino a un tavolo nel corridoio posto al di fuori della sala.

Prendo un depliant di Italia Nostra che si apre con la dicitura, ‘piccoli grandi gesti dal 1955’ e di seguito leggo una serie di parole d’ordine che riassumono la mission dell’associazione nazionale. Vale a dire, ‘la tutela del patrimonio storico artistico e naturale della Nazione’.

Non c’è alcuna retorica in queste finalità e nella loro descrizione, né nella composta, efficace e competente oratoria degli relatori al convegno ‘La fiumara del Mela. Dall’emergenza alla salvaguardia del territorio’.

fiumara-del-mela6 Era iniziato male il convegno, sia per le disastrose immagini dell’ultima alluvione dell’ottobre del 2015, sia per l’intervento pessimo del Sindaco di Milazzo che, noncurante dell’altissimo profilo dell’iniziativa, faceva differenze di approccio politico tra il non intervento post-2011, e il pronto (?) intervento post-2015, non ancora concretizzatosi del tutto, a suo dire, per lungaggini burocratiche che nulla hanno a che vedere con il lavoro della politica regionale.

stefano-maioSuccessivamente interveniva, Stefano Maio, presidente del comitato di Bastione, che, facendo riferimento ai ritardi e alle assenze della politica in questi anni, si ‘rallegrava’ dell’intervento dell’Esa che, a suo dire, ha permesso agli abitanti di Bastione di non ripetere una terza alluvione nel giro di cinque anni.

Dunque, il convegno entra nel subito nel vivo e nella sua parte più interessante.

Prende la parola l’architetto Cono Terranova, il quale con un fondamentale analisi storica e quindi tecnica, ci illustra la deviazione della fiumara a partire dalla metà del XIV secolo, in località San Cristoforo, all’altezza del complesso cimiteriale di San Filippo del Mela. Il fiume venne deviato dal sovrano Federico III d’Aragona, al fine di non danneggiare la masserie, le colture di grano e le attività del porto di Milazzo, verso la zona di Bastione. L’architetto Terranova ci fa vedere, in seguito, come comunque dal ‘500 a oggi numerosi sono stati le esondazioni con danni a persone e cose, e gli interventi anche a parziale ripristino dell’antica biforcazione, o di ritorno alla sua attuale deviazione.

Infine, ci informa della pericolosità che può avere qualsiasi ipotesi di un aeroporto del Mela, fornendoci il cattivo esempio dell’aeroporto di Madeira costruito sul mare e tenuto in piedi da più di cento piloni.





Di grande spessore gli interventi dei due geologi, Davide Gori e Roberto Iraci.

Il primo ci ha illustrato le criticità dell’alto alveo, soffermandosi sulle possibili soluzioni alle esondazioni, come la creazione di bacini artificiali con opere di scarico (sull’esempio di Parma), individuando anche nella località di Femminamorta il luogo in cui approntarne uno; il secondo nel suo intervento sulle ‘Criticità idraulico-naturali e mitigazione del rischio alluvionale’, con l’aiuto di alcune slide (così come anche Terranova e Gori), si è concentrato sulle difficoltà, ad oggi, nel comprendere la meteorologia applicata agli errori tecnici che possono portare alle alluvioni.

Partendo dal termine fiumara di cui si caratterizza l’ambiente calabrese e peloritano per la virulenza del suo impatto, Iraci, ci ha fatto notare come bisogna distinguere, nel caso delle alluvioni, tra fattori predisponenti, ovvero tutto quello che riguarda le modificazioni di una zona nel tempo da parte dell’uomo (deviazione del corso, deforestazione, abbandono all’incolto, demolizione delle montagne) e fattori occasionali (la quantità di pioggia che può cadere in un determinato numero di ore nello stesso punto).





Avvalendosi di un grafico  di censimento con una curva di probabilità pluviometrica (che calcola la quantità di pioggia in cinquant’anni), Iraci ci ha mostrato come il rischio di alluvioni può essere ridotto, ma non eliminato, perché il fenomeno meteorologico specie negli ultimi anni, si ripete con una violenza che irrompe inevitabilmente anche nelle devastazioni del territorio, a monte e a valle, che negli anni, nei secoli, abbiamo causato ancor prima delle alluvioni.

Penultimo l’intervento di Saro Celi, ingegnere del Genio Civile di Messina, il quale ha illustrato in maniera assai superficiale, a dire il vero, gli interventi di imminente (?) approvazione per lo svuotamento dell’alveo e la risagomatura del torrente, indicandoci, come dieci mesi, il periodo per la realizzazione degli interventi progettuali.

Infine ha chiuso, così come aveva introdotto, la conferenza, Guglielmo Maneri presidente di Italia Nostra – Milazzo, auspicando un attenzione per le proposte (una tra tutte: la centrale pluviometrica a monte, ovvero a Posto Leoni) e un effettivo risanamento di questo territorio, che non sia relegato solo ed esclusivamente all’intervento emergenziale.

maneriVera assente anche quando ha parlato, e non poteva essere altrimenti: la politica.

Tra gli interventi, c’è stato anche quello del sindaco di Santa Lucia del Mela, Nino Campo, capofila nel contratto di fiume che, a oggi, è pieno di buone intenzioni come le dichiarazioni dell’assessore regionale al Territorio, Croce, assente in sala, vero destinatario della piccola grande lezione di Italia Nostra – Milazzo.

Lezione che resterà negli anni e che ci auguriamo di poter leggere presto in una pubblicazione degli atti di questa giornata, a futura memoria di chi ha il dovere civile di onorare la propria mission, di rendere migliore il posto in cui vive, e di ricordare a chi dovrebbe avere una responsabilità politica che la tutela del nostro territorio viene prima di ogni altra cosa.