Al Capo una spiaggia di plastica: cittadini e associazioni si mobilitano

Carmelo Isgrò chiama a raccolta per ripulire dai rifiuti uno dei luoghi più belli di Milazzo

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Nel settembre scorso il Corriere della Sera ha pubblicato la notizia dell’ormai preoccupante concentrazione di plastica a Nord dell’Oceano Pacifico giunta ad una estensione pari a circa 700 mila chilometri quadrati (quasi quanto la Francia). Sono in molti a denunciare le fragili condizioni dell’elemento che più di ogni altro caratterizza in nostro pianeta: il mare.

Anche il “nostro” mare corre lo stesso pericolo ed è di ieri, primo maggio, la decorrenza di una ordinanza sindacale che vieta l’uso di stoviglie di plastica in tutta l’area protetta delle Isole Tremiti. Una decisione dettata da uno studio effettuato dal CNR di Genova che ha evidenziato nelle acque dell’arcipelago una concentrazione di microplastiche tra le più alte d’Italia. Lo studio, effettuato in collaborazione con Greenpeace e l’Università Politecnica delle Marche, è stato pubblicato una settimana fa e comprende campionamenti anche nelle acque di Messina e Lipari.

Sempre ieri Carmelo Isgrò, presidente dell’Associazione Dugongo e autore di una approfondita Guida alla Natura di Capo Milazzo, ha denunciato via Facebook le condizioni della spiaggia della Baia di Sant’Antonio, “una delle più belle baie della Sicilia (per non dire d’Italia) affogata da un mare di Plastica, plastica, plastica e ancora plastica!!!!!”.

La foto postata (vedi sotto) manifesta tutta la fragilità della natura, amplificata dalla sua bellezza ferita e dall’amore che ogni milazzese le dovrebbe riservare.Baia Santantonio

Tuttavia la denuncia non si è fermata alle parole e alle foto, come spesso accade. È stata solo la constatazione che la natura da sola non può farcela e che ha bisogno urgente di una mano, anzi di molte mani. Isgrò ha lanciato pertanto una iniziativa richiamando proprio l’amore per la nostra terra e invitando cittadini e associazioni ad unirsi per restituire alla spiaggia la sua bellezza, invece di attendere “le istituzioni, il Comune, la Provincia, la Regione, lo Stato, le associazioni, gli gnomi, gli A-Team, gli alieni”.

“La pulizia manuale delle spiagge – scrive Isgrò – è un metodo ecosostenibile, un metodo non invasivo e non distruttivo per la flora e fauna, che rispetta l’ambiente naturale costiero”.

Già moltissime le adesioni già pervenute, non solo via Facebook da cittadini e associazioni (ad oggi hanno dato la propria adesione We are Drops, Lute, Italia Nostra, Io ti invitoAdasc, Dugongo Team, Lega Navale sez. Milazzo, Ama camminare in sintonia, Ass. cult. Teseo, Uciim, Societá milazzese di Storia Patria, MiLab, Compagnia del Castello, Ass. Il Promontorio, PFM, ADMO, Movimento Sportivi Milazzesi, Clan Rosa dei Venti-Agesci Milazzo 2, Unione Rugby Aquile del Tirreno).

L’iniziativa è realizzata con la collaborazione del Comune di Milazzo, della Capitaneria di Porto, della Guardia di Finanza (sez. op. Navale) e Mare Pulito.

“Per finirla, una volta per tutte, – conclude Isgrò – di lamentarci… passando all’azione e facendo qualcosa di pratico per la nostra bellissima terra!”, l’appuntamento (con guanti da giardiniere, cappello e acqua) è per domenica 6 maggio dalle ore 8.00, presso il parcheggio prossimo al cancello di Gigliopoli.




Luci sul Capo

Passeggiata (e report fotografico) nella parte più bella del nostro Promontorio al tramonto

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Il centro urbano di Milazzo è costantemente sotto la lente inquisitoria di amministratori locali, cittadini indignati, ma anche turisti che lo attraversano. Tuttavia la nostra città non si limita al suo Lungomare e alle strade che lo contornano. Ci sono aree altrettanto significative che contribuiscono (o meglio, potrebbero contribuire) a rendere Milazzo una città attrattiva anche senza aspettare il “grande evento” di richiamo. L’area che forse più di altre definisce Milazzo, anche geograficamente, è il suo Promontorio e, in particolare la sua parte più settentrionale, lungo la via Sant’Antonio.

La punta estrema di Capo Milazzo è una delle principali ricchezze paesaggistiche a ambientali che possiamo vantare, dove il mare, la fauna, la natura rocciosa del suolo, l’orizzonte aperto sui due golfi insieme creano un’armonia di cui andare fieramente orgogliosi.

Così è quando il sole brilla e si riflette sui sentieri, sugli scogli, sull’acqua. Quando gli ultimi suoi raggi allungano le ombre e la luce rotante del faro inizia ad accendersi tutto il resto si spegne. Gli ultimi sposi si affrettano con le foto di rito prima che il buio sommerga quella bellezza. Rimangono solo i bagliori in lontananza della Piana e della riviera di Ponente.

 

Pochissimi i pali funzionanti (pressoché spenti quelli lato Levante, accesi uno ogni 6/7 quelli di Ponente) che non riescono a garantire la corretta illuminazione, non solo stradale ma soprattutto sulle zone pedonali, quelle affacciate su uno spettacolo naturale, magnifico anche durante le ore serali, che non poche città ci potrebbero invidiare.

Il buio scoraggia la passeggiata serale al Capo che, tuttavia, un tempo non troppo lontano era una piacevole alternativa alle “vasche” in Marina Garibaldi.

Il rischio (oltre quello di non riuscire più a vedere la propria auto parcheggiata) è quello derivante da trappole involontarie come le aiuole che bordano il marciapiede lato Ponente, in ampie zone rimaste vuote, o pali divelti o (peggio) segati alla base esponendo parti appuntite verso l’esterno.

Come se non bastasse anche durante le ore di luce il quadro è desolante a causa della mancanza di cura del verde (praticamente invisibile ormai la stele posta dal Rotary presso i resti della torre di avvistamento) e la presenza di cartelli indicatori scritti a mano. Per fortuna resistono i cartelli posati dalla Fondazione Lucifero e dalla Regione sul sentiero naturalistico di Ponente, oltre al cartello “turistico” che indica la chiesa rupestre di Sant’Antonio, recentemente inserita nel Camminino di Sant’Antonio (Milazzo-Assisi-Padova) e da sempre meta di pellegrinaggio notturno nella data dedicata al santo che sulle nostre coste naufragò di ritorno da una missione in Marocco.

Il tratto di viabilità corrispondente alla punta estrema del Capo dovrebbe essere di competenza provinciale (e, oggi, di conseguenza della Città Metropolitana di Messina). Tuttavia in considerazione delle campagne di promozione della pianificazione paesaggistica nella quale lo stesso sindaco Formica ha dichiarato di puntare, dovrebbero spingere ad una sinergia istituzionale per valorizzare una dello poche zone a valenza ambientale della nostra città, pensando anche alle attività di altissimo livello (ambientali, sociali e legate alla legalità) portate avanti dalla stessa Fondazione Lucifero e dall’Associazione il Giglio che proprio ieri hanno celebrato la Giornata Mondiale della Terra.

App18

Fotogramma dello spot di App18

Il Capo è una delle tante frecce vincenti nel carniere di una città che sta ancora cercando il proprio bersaglio e lo dimostra anche il fatto che è stato scelto come location nel 2016 per lo spot della Presidenza del consiglio dei Ministri che ha lanciato il bonus per i neo maggiorenni. Nel breve video emerge tutta la forza e la bellezza di questo luogo di tutti. Basterebbe riaccendere le luci….




Nuove scoperte paleontologiche a Capo Milazzo

Capo Milazzo, lingua di terra sulla costa nord orientale della Sicilia, protesa nel mar Tirreno per circa sette chilometri, apprezzata per le sue bellezze naturali,  paesaggistiche è  meta ogni anno di turisti da ogni parte del mondo.

Tra le peculiarità di questa penisola, ci sono rilevanti  aspetti scientifici di botanica, zoologia, geologia, paleontologia e archeologia, e che attirano ulteriormente l’interesse di studiosi e ricercatori da ogni parte del mondo.

In questi ultimi anni, grazie anche all’impegno profuso di associazioni locali, come “Associazione Amici di Milazzo” che ha tenuto rapporti con varie università, organizzando e sponsorizzando manifestazioni a carattere scientifico, che hanno visto Capo Milazzo inserita nel circuito di visita di congressi scientifici tenuti in Sicilia. La maggiore attenzione degli studiosi  e le approfondite ricerche sul territorio, sono stati ripagati con il risultato di scoperte degne di nota.  Eccone alcuni :

Recentemente il Prof. Francesco Sciuto, Paleontologo dell’ Università di Catania,  ha scoperto a Punta Messinese, una specie nuova del Pleistocene Inferiore di Capo Milazzo; il  Bythocythere mylaensis , il cui  studio è stato pubblicato nel Bollettino n° 48 del 15 Novembre 2009 , della Società  Paleontologica Italiana. (01.Bollettino-SPI-N48-del-2009)

Nel 2015, due ricercatrici di paleontologia dell’Università di Catania, la Prof. Antonietta Rosso e la Prof. Rossana Sanfilippo, sempre a Capo Milazzo, hanno ulteriormente identificato una grotta con  cospicua presenza di  fossili della specie Astroides calycularis (coralli)  e  Scleractinia da essere definito come un giardino pendente di età tirreniana della Sicilia.

La grotta è  ubicata a circa 53 metri sul livello del mare, sopra Punta Rotolo lungo la strada provinciale che conduce a Capo Milazzo.

La scoperta della grotta ed i successivi studi , sono stati esposti al convegno scientifico internazionale, “ Cave environments: present and past”  tenuto a Custonaci (TP) nel 2015.

Nel mese di Gennaio del presente anno, la Società Paleontologica Italiana ha pubblicato sul suo Bollettino N° 56 del 2017 (02.-Bollettino-SPI-N-56-del-2017)  lo studio dettagliato della scoperta avuta a Capo Milazzo, curato dai Proff. Antonietta Rosso  e Rossana Sanfilippo   dell’Università di Catania, dalla Prof. Agostina Vertino  dell’Università di Milano – Bicocca e dal Prof. Helmut Zibrowius  della Station Marine d’Endoume di  Marsiglia.

Alla grotta è stato attribuito il nome dello scopritore, appassionato di paleontologia e storia  locale, il milazzese Carmelo Fulco.

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Associazione Io ti invito: “la natura di Capo Milazzo” e “Le foto nel cassetto”

Sabato 15 Luglio 2017 alle ore 18:30  “Io ti invito…” ha inaugurato due mostre fotografiche presso la propria sede in Via Matteo Nardi 6 Milazzo:

“la natura di Capo Milazzo” e “Le foto nel cassetto”

“La natura di Capo Milazzo”. È una mostra-concorso a tema naturalistico che abbiamo promosso insieme all’associazione Dugongo il cui presidente, ideatore del concorso è il nostro socio Carmelo Isgrò , appassionato Biologo, pluripremiato fotografo subacqueo ed autore del libro: “ Guida alla natura di Capo Milazzo”. La prima fase di questo evento si è svolta su FB dove gli utenti hanno già votato le foto suddivise in quattro categorie: panorami, animali, piante, subacquea. Le foto che hanno ricevuto il maggior numero di “like” si sono aggiudicate il premio FB. Con la mostra-concorso che si inaugura il 15 Luglio avrà luogo la seconda fase del concorso che, questa volta vedrà coinvolti i visitatori della mostra. Saranno esposte le foto scelte dalla giuria e durante i giorni della mostra, i visitatori potranno esprimere la propria preferenza votando 4 foto, una per categoria, mediante una scheda che verrà deposta in apposita urna.

I fotografi che hanno partecipato al concorso e le cui foto sono state scelte, sono: Alfio Scuderi,Alfredo Milazzo, Andrea Amendolia, Angelica Giordano, Antonio Torre, Carmelo Spartà, Dario Lopes, Elio Nicosia, Filippo Contarino, Franco Freni, Gioacchino Di Salvo, Giuseppe Arizzi, Laura Casamento, Loredana Iurianello, Mimmo Ruvolo, Onofrio Bucca, Pierluigi Vinci, Piero Bonarrigo, Pippo Milioti, Salvatore Salmeri, Santo Tirnetta, Toni Palermo, Tullio Foti, Vito Riggi, Vittoria Cusumano.

Al termine del periodo espositivo si procederà alla lettura delle schede e sulla base dei voti espressi verranno attribuiti i premi e saranno consegnati ai vincitori anche quelli attribuiti su FB.

“Le foto nel cassetto” è una personale di Pippo Cannistrà. Una mostra di fotografie in bianco/nero realizzate e stampate dall’autore negli anni settanta ed ottanta. Instancabile fotografo di ogni evento sociale e politico, memoria fotografica della nostra città. Dotato di una grande creatività che lo conduce a sperimentare e creare con la fotografia immagini di forte sugestione che aprono spiragli attraverso i quali il fruitore attento può avere il privilegio di guardare oltre e riconoscersi nelle emozioni e nelle visioni del fotografo. Come dice il titolo, le foto in mostra, sono foto tirate fuori dal cassetto, sia quello fisico ma sopratutto quello della memoria, dei ricordi di un tempo che appare molto lontano per le grandi differenze che lo scorrere di questi tre decenni ha creato nella società di oggi rispetto al tempo in cui le foto venivano realizzate.

La mostra rimarrà aperta il 22 e 23 luglio dalle ore 19 alle 21

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Milazzo, cosa piace ai turisti

Tripadvisor è il riferimento di ogni viaggiatore. Con la sua APP presente in tutti gli smartphone di chi si mette in viaggio, è pronto a fornire indicazioni sui luoghi visitati e ad inserire recensioni su luoghi, alberghi, esercizi commerciali etc.

Se proviamo quindi a cercare su Tripadvisor le 10 cose da vedere a Milazzo, la classifica è la seguente:

  • Piscina di Venere (444 recensioni voto 4.5 su 5)
  • Castello di Milazzo (554 recensioni voto 4.5)
  • Santuario di Sant’Antonio di Padova (145 recensioni voto 4.5)
  • Palazzo D’Amico (291recensioni voto 4)
  • Spiaggia di ponente (226 recensioni voto 4)
  • Capo di Milazzo (60 recensioni voto 4.5)
  • Chiesa San Francesco di Paola (32 recensioni voto 4.5)
  • La Manica (26 recensioni voto 5)
  • Lido la Fenice (94 recensioni voto 3.5)
  • Escursioni e Camping – Blunauta (39 recensioni voto 5)

likeI Musei, solo 16° l’Antiquarium D. Ryolo e al 19° ICAN.

Eseguendo la stessa ricerca sull’intera provincia di Messina, Milazzo si trova al quarto posto con la Piscina di Venere di Capo Milazzo, mentre per trovare il Castello si deve scorrere fino alla 12° posizione, sei mesi fa si trovava all’11° posto.

Questo è un dato di fatto, delle prime 10 attrazioni turistiche, 5 si trovano a Capo Milazzo, 2 al Borgo e 1 sul Lungomare di Vaccarella.

In pratica, ad eccezione della spiaggia di Ponente, tutte le cose che piacciono ai turisti si trovano in tre quartieri, Capo Milazzo, Borgo e Vaccarella.

Di conseguenza se si vuole fare turismo si deve porre particolare attenzione a tali quartieri. Sembra scontato, ma poi nei fatti non sempre è così.

Ad esempio la viabilità.

Ci sono voluti mesi prima che fosse tolta l’isola pedonale che isolava proprio i tre suddetti quartieri, che invece dovrebbero essere facilmente raggiungibili, non solo dai Milazzesi ma anche e soprattutto dai visitatori che possono arrivare sia in auto che con l’autobus.

Tra l’altro al Borgo e a Capo Milazzo, dove vi sono le più grosse strutture ricettive quali l’Hotel Eolian, il Riviera Lido, Il Principe, Garibaldi, gli unici camping (Cirucco e Riva Smeralda), oltre a tantissimi bed & breakfast, non è facile arrivare a piedi o in bici.

Di conseguenza tra gli obiettivi espliciti di qualunque piano di viabilità è necessario inserire la fruibilità di queste zone per i visitatori, oltre che ovviamente per i residenti.

Invece, se andiamo a vedere gli obiettivi che erano stati assegnati ai progettisti, per l’elaborazione del PUT, vediamo che l’attenzione era unicamente posta al centro di Milazzo.

Gli obiettivi erano infatti così definiti:

A) mitigazione degli effetti del traffico da/per il porto sulla città;

B) innalzamento dei livelli di sicurezza e fruibilità pedonale e ciclistica del lungomare e delle aree centrali;

C) mitigazione delle interferenze tra sosta e mobilità lenta nelle aree centrali;

D) tutela dei residenti nelle aree centrali.

In altre parole Milazzo inizia da Piazza Roma e finisce al passaggio a livello.

capo milazzoCapo Milazzo, Vaccarella e Borgo hanno solo 2 vie di accesso. Con l’isola pedonale al centro si finisce per bloccarle, completamente o parzialmente, entrambe.




Il Capo, la Vigna, il Gelato

C’era una volta.. il Capo, la vigna, il gelato” è una serata-evento organizzata dalla Condotta Slow Food Valdemone e diretta dalla presidenza di Slow Food Sicilia a base di gelato gastronomico, legata alla valorizzazione dei sapori e dei profumi di Capo Milazzo.

La cena si svolgerà nell’antica tenuta del Barone Lucifero e il ricavato sarà destinato al sostegno del progetto Gigliopoli e coinvolgerà alcune delle aziende e degli attori dell’enogastronomia d’eccellenza italiana.

Il capo, la vigna, il gelato. Cena di gelato gastronomico a base dei presidi Slow Food.

 Un evento imperdibile per gli appassionati della buona tavola e di sapori tradizionali. Per una sera Milazzo si vestirà a festa e siederà alla tavola imbandita per lei dai più grandi nomi del gelato italiano, tra cui Gianfrancesco Cutelli della pluripremiata Gelateria de Coltelli di Pisa, nato proprio in Contrada Manica, uno dei punti più panoramici di Capo Milazzo.

Insieme a lui quattro esponenti di spicco della Conpait Gelato: Giovanna Musumeci della storica Pasticceria, Gelateria Santo Musumeci di Randazzo, presidente regionale di Conpait Gelato e straordinaria artigiana del gelato, Osvaldo Palermo, della rinomata Fiordipanna di Arese specializzato nei gelati a base di caseinati, Fulvio Massimino de Il bellavista di Acireale, che si cimenterà nella rivisitazione di uno dei più apprezzati piatti estivi nazionali e Rosario D’Angelo, proprietario della milazzese Siké, che mostrerà la sua personale interpretazione del gelato di massa prodotto con una speciale selezione Domori.

I mastri gelatai saranno affiancati dallo chef emergente dell’Eolian Inn di Milazzo Davide Guidara che in concerto con i gelatieri ha costruito un menù eccezionale di piatti che esaltano questo gelato “salato” a base dei presidi Slow Food. Il lavoro di Guidara sarà affiancato dalla panificazione di grani antichi dell’Ambasciatore italiano del Gusto Francesco Arena, che darà una declinazione speciale della focaccia tradizionale messinese e introdurrà la Tumminia e il Russello in altri due piatti.

La serata inizierà alle 19:30 con un’accoglienza guidata presso la cantina a impatto zero Planeta della Baronia, impiantata accanto al suo più piccolo vigneto di 8 ettari che è destinato al recupero  della doc Mamertino a Capo Milazzo e di antichi vitigni autoctoni ormai quasi estinti. Qui si potranno degustare il vino amato da Giulio Cesare, presentato quest’anno in anteprima al Vinitaly dopo 5 anni di lunga gestazione, e la vinificazione del Nocera, vitigno prettamente autoctono e pieno di potenzialità non ancora espresse

Ci si sposterà poi nella corte di Gigliopoli – La città dei bambini spensierati dove si consumerà la cena composta da cinque portate straordinarie in cui ogni piatto vedrà le declinazione dei diversi presidi Slow Food locali – Maiorchino, Cappero di Salina, prosciutto di Suino Nero dei Nebrodi, Miele di Ape Nera sicula, Pistacchio di Bronte –  accompagnati dai vini Planeta e si chiuderà con due gelati di massa Domori.

Il ricavato della serata sarà devoluto in parte a sostegno del progetto Gigliopoli che svolge le sue attività in una vasta area di Capo Milazzo di proprietà della Fondazione Barone Lucifero- un asilo immerso nella natura e un progetto educativo incentrato su uno sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile – in parte all’ultimo ciucculataru errante d’Europa, Don Luigi Baglieri di Modica, a cui è stato dedicato il premiato film documentario di Ivano Fachin “Pasta Amara”, e che oggi ottuagenario versa in condizioni economiche e di salute non degne di un pezzo così importante della storia del cioccolato italiano.

 

I posti sono limitati ed è necessario accreditarsi con anticipo sul sito www.slowfoodmessina.it attraverso il form “Cena-evento Capo Milazzo”.

Il Capo, la vigna, il gelato locandina evento

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Assalto al mare. A proposito di Faro di Milazzo, Boschetto dell’ancora, Lidi a Ponente

maneriNon sono solo le Associazioni e i Cittadini che si occupano di patrimonio culturale e ambientale ad aver scoperto che la ricchezza del nostro territorio è nel Promontorio e nel rapporto con il mare.

Commercianti e imprenditori locali non solo lo hanno capito ancora meglio, ma stanno attrezzandosi per cogliere ogni occasione possibile.

Nulla da dire nei confronti degli imprenditori che fanno il loro mestiere, investono per guadagnarci, creano occasioni di lavoro.

Ma è indispensabile farlo a scapito della bellezza e del rispetto delle peculiarità dei luoghi e della loro storia ?

Certamente viene il dubbio che un’imprenditoria meno arruffona e un po’ più illuminata sarebbe capace di coniugare guadagno e rispetto del patrimonio culturale e ambientale.

Inoltre mi domando perché una classe dirigente miope e limitata continua in modo subalterno a correr dietro agli specchietti per le allodole che l’attore di turno (indiano o locale) agita promettendo mari e monti ?

  • La nuova struttura ricettiva del Tono non è certamente in sé brutta, ma che ci azzeccano con l’ambiente circostante le sue vetrate e ”i falsi muri in pietra naturale” ? Cosa c’entra con casa Calapaj, casa Faranda, i magazzini della Tonnara (o quanto ne resta), la chiesetta del Tono ? Sarebbe stato meno remunerativo un investimento che rispettasse le peculiarità estetiche e costruttive degli edifici circostanti ?

E chi ha dato una licenza edilizia ”a prescindere” ?

  • Il nuovo stabilimento balneare del Tono poteva essere realizzato altrove e non essere così aggressivo nei confronti del Boschetto dell’Ancora che, ricordiamo, è attenzionato dal Dipartimento di Botanica dell’Università di Messina e non solo per essere integro esempio di flora marina mediterranea, costituito com’è da piante poste dalla natura a difesa del litorale e che oggi invece il litorale nemmeno lo vedono.

E chi ne ha autorizzato la realizzazione ?

  • Il Faro del Capo è stato oggetto di concessione ad una società che intende realizzarvi un hotel di lusso.

Naturale che la Fondazione Lucifero vi si opponga e allora mi domando se oggi, a differenza del passato, è disponibile al rilancio del progetto di Riserva Terrestre di Capo Milazzo ?

Schizofrenico il comportamento di uno Stato che da un lato (il ministero dell’Ambiente) istituisce l’Area Marina Protetta e dall’altro (il Demanio Marittimo) non pensa di affidare alla stessa Area il miglior punto di osservazione da terra, la naturale sede per un’esposizione di carte nautiche e reperti di un tratto di mare che dalle Guerre Puniche in poi ha segnato la storia d’Italia !

Quando impareremo che spendere male ricchezze e risorse non porta sviluppo, ma povertà economica, culturale, sociale e perdita di identità ?

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Faro Capo Milazzo, la Fondazione Lucifero ha presentato ricorso

Il Presidente della Fondazione Lucifero, Enzo Russo, ha comunicato che:

“Con riferimento agli articoli di stampa recentemente pubblicati in ordine alla concessione del Faro di Capo Milazzo a terzi, si ritiene necessario evidenziare che, a fronte dell’inerzia e del quasi totale disinteresse delle istituzioni pubbliche locali, delle associazioni e dei privati, la Fondazione Lucifero ha proposto, avanti all’A.G.A., tutte le iniziative necessarie per conseguire la disponibilità del Faro stesso.

Ulteriore iniziativa, davanti al giudice ordinario, sarà intrapresa in sede possessoria.”




Il Faro di Capo Milazzo: un dovere morale salvaguardarlo

Nel 2011 scrivevamo così: “Appresa la notizia che nella messa in vendita da parte del Ministero della Difesa di 76 siti militari è compreso il Faro di Capo Milazzo, Legambiente del Tirreno lancia l’allarme, perché un Bene comune così importante non venga privatizzato e stravolto,”allertando le massime Autorità ad intervenire.

La notizia di questi giorni è ancora più inquietante e spinge la Legambiente del Tirreno a sollecitare nuovamente le Autorità competenti a intervenire per salvaguardare un Bene così prezioso e importante per il presente e per il futuro sostenibile di Capo Milazzo, affinché non venga stravolto. Legambiente invita il Ministero dell’Ambiente, la Soprintendenza ai BBCCAA di Messina e l’Assessorato regionale al Territorio, per gli interventi di loro competenza.

Si ricorda che sta nascendo l’Area Marina Protetta di Capo Milazzo, e che alla Regione Sicilia è stato presentato anche un progetto del Comitato per la Riserva del Capo (Italia Nostra- WWF e LEGAMBIENTE) condiviso da più Amministrazioni comunali della Città. E’ un bene importante, un anello fondamentale che lega le emergenze naturalistiche e svolge una funzione importante dal punto di vista paesaggistico.

Esso ricade in un luogo di particolare e rara bellezza, nella parte estrema del promontorio milazzese, tra il demanio marittimo regionale e il territorio dell’antica Baronia oggi patrimonio della Fondazione Lucifero. Molti vincoli ricadono su quel suggestivo lembo di territorio, riconosciuto anche come SIC (Sito di importanza comunitaria) e inserito nella Rete di Natura 2000, e lo stesso Faro deve ritenersi vincolato come bene culturale e architettonico “ope legis”, quale opera pubblica di età superiore a 50 anni. Solo per questo esso va salvaguardato e conservato nella sua integrità, funzionalità e destinazione.

Il Faro di Capo Milazzo (denominato anche “Capo Bianco”), che trae origini dalla Torre della Lanterna, risalente ai primi del 1500 con luce a falò, gode di un magnifico belvedere che sovrasta gli ulivi della “Baronia” e conduce lo sguardo a un ampio panorama: dalla costa rocciosa del promontorio fino alle Isole Eolie e all’Etna. Nella spiaggia e nella costa sottostanti il faro, lo Scoglio di Baele, Gamba di donna e Salto del cavallo riportano a luoghi di antiche suggestioni e leggende legate all’identità milazzese.

Proprio in virtù di un bene simbolo del territorio e della sua storia, Legambiente del Tirreno fa appello affinché l’Amministrazione Comunale e la Soprintendenza ai BBCCAA tengano alta l’attenzione, anche alla luce del vincolo recentemente proposto dall’Assessorato Regionale ai BBCCAA a garanzia della conservazione storica (l’assessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana, con delibera 2018 del 10 maggio 2017  ha stabilito che il Faro di Capo Milazzo, per la sua valenza storica ed architettonica presenta interesse culturale ai sensi dell’art. 10 del DL 42 del 22 gennaio 2004)

Legambiente del Tirreno auspica che sulla tutela del Faro ci sia un grande impegno politico regionale e nazionale, poiché il bene fondamentalmente è rappresentativo dell’identità milazzese, sia dal punto di vista paesistico che etno-antropologico. Il Faro con i terreni e i manufatti di pertinenza potrebbe svolgere il ruolo di accoglienza dei visitatori attirati dalla bellezza della natura del Capo, della scogliera e dell’ambiente marino circostante per la futura Area Marina protetta e per la proposta di istituzione di una Riserva Naturale regionale. In tutti i casi va tutelato un bene storico che tuttora mantiene un ruolo fondamentale per lo sviluppo sostenibile di Capo Milazzo. Un bene da tutelare e da tramandare alle generazioni future.

legambiente




La Baronia e i suoi vini tornano a far parte della Sicilia “continente del vino”

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Dopo aver parlato della Fattoria didattica raccontiamo la storia di un’altra eccellenza celata all’ombra dei secolari uliveti di Capo Milazzo. L’occasione è data dalla nuova produzione di Mamertino di Planeta Winery che ha restituito alla Baronia la sua storica destinazione enologica e che ha portato all’ultima edizione del Vinitaly di Verona l’immagine della penisola di Milazzo, riprodotta nelle etichette della DOC istituita nel 2004. Intervista a Alessio Planeta, rappresentante legale e responsabile tecnico della storica azienda siciliana che nel 2011 ha impiantato le proprie vigne a Capo Milazzo e che nel 2015 ha creato la cantina “La Baronia”.

Il Mamertino 2015 è stato tra protagonisti dello stand Planeta nell’edizione 2017 di Vinitaly. Come è stato accolto questo vino “antico” da visitatori e addetti ai lavori?

Abbiamo riscontrato grande curiosità su entrambi i fronti. Le produzioni del territorio di Milazzo sono così poco conosciute al grande pubblico che i visitatori si sono lasciati entusiasmare dal nostro racconto attorno ai vini che stiamo producendo qui: non solo il Mamertino, cuore del nostro progetto, ma anche il Nocera, che abbiamo scelto di vinificare anche in purezza per renderne più facilmente leggibili le caratteristiche peculiari. Allo stesso modo gli “addetti ai lavori” dimostrano un vivo interesse per il nostro lavoro di ricerca e recupero legato non solo a questo vino, ma più in generale sulla cultura del territorio.

 Il recupero dei vigneti della Baronia e la produzione di Mamertino rappresentano per voi la “realizzazione di un sogno”, la chiusura di un viaggio in giro per la Sicilia. Quando e perché avete scelto Capo Milazzo per intraprendere questo progetto?

Quando siamo arrivati qui abbiamo capito subito che dopo Menfi, Vittoria, Noto e l’Etna, sarebbe stato questo il luogo giusto per concludere il nostro “viaggio in Sicilia”: il nostro desiderio è sempre stato quello di rappresentare i vini dell’Isola in tutti i suoi territori, per questo il luogo ideale per concludere questo progetto non poteva che essere un luogo così straordinario dal punto di vista ambientale e così profondamente legato alla più antica storia della viticoltura in Sicilia.

Scrivete che la presentazione della prima bottiglia di Mamertino alla Fiera di Verona è la felice conclusione di un progetto di viticultura sostenibile anche sotto il profilo ambientale, culturale, economico e sociale. Come sono stati sviluppati questi ultimi aspetti, legati alla produzione del vino?

Innanzitutto La Baronia è l’unica delle nostre tenute che nasce su un vigneto che non è di nostra proprietà, ma è frutto di uno speciale progetto a cui siamo molto affezionati. È grazie alla collaborazione con la Fondazione Lucifero, proprietaria di queste terre magnifiche e ricche di storia, che siamo riusciti a realizzarlo. Qui il lavoro agricolo versava fino al 2011 in uno stato prossimo all’abbandono: l’incontro con questo luogo magico e con le persone che oggi gestiscono la Fondazione ha reso possibile la nostra avventura. Lasciandoci guidare come sempre dal criterio dell’avanguardia architettonica e del minimo impatto sul paesaggio, inoltre, tra le vigne abbiamo costruito una “Cantina smontabile”: una struttura piccola e leggera, di ferro e pietra, pensata per essere temporanea e interamente asportabile senza danno per il territorio. Infine, oltre ad occuparci del recupero dell’oliveto e dei sentieri, qui conduciamo una speciale ricerca su tre varietà reliquie: il Vitraruolo, la Lucignola e la Catanese Nera, tipiche della zona ma da tempo abbandonate.

Prima che tecnico ed economico, quello della vostra azienda è un progetto culturale, fondato sul recupero di antiche varietà ma anche sulla valorizzazione dei contesti territoriali. La Sicilia è la somma di mille contraddizioni: investire nell’Isola dà ancora i suoi frutti?

Non potremmo mai dire diversamente, soprattutto quando si parla della Sicilia enologica: l’abbiamo definita un “continente del vino”, in cui ogni territorio esprime una propria identità di terroir e di varietà che finalmente il resto del mondo comincia a conoscere e ad amare. Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre voluto costruire attorno al vino un sistema globale che include l’olio, l’ospitalità, la natura e la cultura. Abbiamo inaugurato quest’anno La Foresteria Palermo, un apartment hotel che eredita tanti anni di esperienza del nostro wine resort La Foresteria Menfi. E investiamo continuamente nel farci produttori di cultura, promuovendo un cartellone per tutta l’estate: il 30 giugno inaugureremo a Palermo, al Museo Salinas, la settima edizione della mostra Viaggio in Sicilia, frutto di una residenza itinerante per artisti fra le nostre tenute, mentre tra luglio e agosto ospiteremo la terza edizione di Sciaranuova Festival nel nostro Teatro in Vigna sull’Etna e la seconda di Santa Cecilia in Musica tra le vigne di Noto. Quello che vogliamo offrire e raccontare, insomma, è una vera e propria “Esperienza Sicilia”.

 Quali altri progetti avete per il futuro della Baronia e come sta rispondendo la città alla presenza di una azienda importante come la vostra?

La collaborazione con la Fondazione Lucifero e con le istituzioni locali ci ha consentito di instaurare subito un bellissimo rapporto con questo territorio. Sicuramente investiremo per poter realizzare anche qui, come già nelle altre cantine, le attività legate all’ospitalità e all’enoturismo.

La Baronia (3) La Baronia (2) La Baronia (1)