Villa Vaccarino e aeroporto, falsa partenza

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Avevamo detto che era tutto fermo, e quello che si muoveva avanzava a passo di lumaca.

Piano regolatore, porto, piano spiagge, differenziata…

Nemmeno abbiamo finito di scrivere ed ecco una accellerata proprio dove forse era meglio stare fermi. Insomma una “falsa partenza”.

Infatti, dopo qualche mese di silenzio, il Sindaco ha deciso di rispondere al gruppo Panchavaktra, dando la disponibilità alla locazione di Villa Vaccarino con diritto di acquisto.

E questo, proprio dopo che Del Rio, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, si era espresso chiaramente al question time del 2 marzo contro l’aeroporto del Mela.

In tale occasione il Ministro aveva affermato che ancora non è pervenuto alcuno progetto di un nuovo scalo aeroportuale nel territorio messinese e ha fatto presente come in ogni caso un eventuale progetto di nuovo scalo debba rapportarsi con la programmazione nazionale. Programmazione che allo stato non prevede in Sicilia nuovi impianti dato che sono attivi già 6 aeroporti.

 

Di seguito il testo completo della risposta del Ministro

5-10724 Attaguile: Sullo stato di avanzamento delle procedure per la realizzazione dell’aeroporto nella Valle del Mela (ME).

TESTO DELLA RISPOSTA

Alcun progetto afferente alla possibile realizzazione di un nuovo scalo aeroportuale nel territorio messinese risulta pervenuto né al MIT, né all’ENAC, che è l’Ente competente in materia di valutazione delle condizioni di fattibilità tecnica delle infrastrutture aeroportuali. Si è a conoscenza del solo interesse manifestato da una multinazionale indiana ad investire in tal senso nella Valle del Mela, interesse che non si è però concretizzato in alcuna proposta di piano progettuale.
Occorre evidenziare che, anche in presenza di un piano del genere, da sottoporre comunque previamente alla verifica della fattibilità tecnica ed economica, è necessario rapportarsi alla programmazione nazionale in materia contenuta nel Piano nazionale degli aeroporti. Infatti, sulla base della rilevazione precedentemente compiuta sul sistema aeroportuale italiano e ipotizzando che non intervengano eventi di mercato significativamente diversi da quelli previsti, il complesso degli scali individuati di interesse nazionale in tale Piano appare in grado di rispondere alla crescita del traffico prospettata entro il 2030, tenuto conto degli interventi di adeguamento e potenziamento in corso, pianificati anche oltre l’orizzonte dei Master Plan aeroportuali già elaborati.
L’assetto della rete definito restituisce, infatti, un quadro di equilibrio del sistema aeroportuale su scala nazionale che, confrontato con la domanda potenziale di traffico, non mostra, al momento, necessità di ulteriori integrazioni in termini di nuovi impianti ma di potenziamenti e sviluppi delle infrastrutture esistenti e, soprattutto, miglioramenti dell’accessibilità e delle connessioni intermodali affinché i territori possano trarre i maggiori benefici da un sistema trasportistico integrato.
Ricordo, peraltro, che gli Orientamenti sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree sottolineano che gli aeroporti devono essere in grado di coprire i propri costi di funzionamento e gli investimenti pubblici devono essere utilizzati per finanziare la costruzione di aeroporti efficienti sotto il profilo economico, evitando distorsioni di concorrenza e proliferazione di aeroporti economicamente non efficienti e, pertanto, occorrerebbe una specifica analisi costi-benefici in relazione alla valutazione della sostenibilità ai sensi dei medesimi orientamenti.
L’ottica in cui muoversi, infatti, in base agli indirizzi europei è di considerare la gestione aeroportuale quale attività economica rivolta alla fornitura di beni e servizi, a prescindere dallo status giuridico o dal tipo di proprietà (privata o pubblica) degli operatori del settore e dalle loro modalità di finanziamento.
In tale contesto, l’opportunità di realizzazione di nuove infrastrutture aeroportuali dovrebbe tener conto del generale quadro di riferimento di fattibilità tecnico-economica anche alla luce dei richiamati Orientamenti comunitari, nonché della ampia disponibilità di 6 aeroporti già riconosciuti di interesse nazionali in Sicilia, quali Catania, Palermo, Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria.




Prove d’orchestra

antonio n isgròLe strategie e i colpi di scena non finiscono mai. Nell’ultima settimana abbiamo assistito alla calata nella nostra provincia di Mahesh Panchavaktra, e ci siamo riscoperti tutti futurologi.

maheshSolo che come in una grande orchestra non ci siamo accorti di fare le prove senza pubblico, come prima di uno spettacolo, di una grande esibizione.

I musicisti, d’altronde, ci stanno mettendo molto del loro miglior repertorio per far apparire tutto come una farsa.

Ma cerchiamo di analizzare alcune ambiguità palesatesi in questa settimana:

Lo spostamento di un progetto del 2007, che a seconda della località in cui viene proposto è sempre lo stesso, ma nessuno l’ha mai visto;

l’improvviso dirottamento (è il caso di dirlo) del ‘progetto’ nella zona ex Asi (Monforte, San Pier Niceto e Pace del Mela in rampa di lancio) con Crocetta prima e Formica poi, grandi sponsor del rilancio del Porto milazzese, dimentichi però della svendita a Gioia Tauro decisa dal Governo nazionale.

Come se non bastasse, nella nostra provincia, Panchavaktra viene invocato per l’acquisizione del Messina calcio, regala una palestra a un istituto scolastico di Messina e si propone per rilevare Villa Vaccarino, col fine di farne la sede della futura società aeroportuale.

L’orchestra prova in attesa del grande spettacolo, quindi. Gli spartiti sono tanti, alcuni musicisti si sentono di più, altri meno.

Sindaci interessati o fintamente disinteressati si spartiscono o si scambiano le strategie elettorali, a seconda di un posizionamento o un riposizionamento favorevole. Senza fare i conti con un vero dibattito politico e culturale.

La Gazzetta del Sud ci dice ieri (firmandosi Redazione Milazzo) che il centro mercantile e l’ex Montecatini coi Franza scalpitano…e allora abbiamo sempre più la sensazione che il suono di queste prove sia ammaliante forse per il deserto sociale che contraddistingue il nostro territorio, ma che rimanga chiuso in un teatro o in una stanza dove si decide altro, ma non lo sviluppo di questa terra.




L’Entità

antonio n isgrò‘(…) Non metta mai in scena uno scontro diretto tra l’Entità e i No Tav. Questi ultimi dovrebbero affrontare sempre e solo emissari dell’Entità: scagnozzi armati, politici, affaristi, pennivendoli. Schiere di sonnambuli, di posseduti dalla grande opera. L’Entità dovrebbe sempre comparire da sola, intenta a irradiare, influenzare e curvare lo spazio intorno a se’. In tal modo, Ella sarà più libero di usare tutte le metafore e le similitudini che ritiene utili, poiché non descriverà la percezione dell’Entità da parte dei No Tav né di chicchessia, bensì l’Entità nel suo puro agire, senza testimoni’. (Wu Ming 1, ‘Un viaggio che non promettiamo breve. Venticinque anni di lotte No Tav’, pp. 103-104).

Un’Entità si aggira nell’aula consiliare del Comune di Milazzo.

Questa volta si parla di aeroporto, di imprenditori indiani, di ‘sviluppo che viene se c’è il progresso’, di  alcuni consiglieri di maggioranza che vogliono capire chi ‘gestirà’ (le virgolette sono d’obbligo!) la nuova grande opera o di altri, sempre di maggioranza, che vogliono che la politica decida (i tecnici, i geologi, gli ambientalisti? Si candidino e…vediamo quanti voti prendono!) e che non dica sempre No.

Banchi dell’amministrazione vuoti (solo una fugace apparizione del consigliere-assessore Di Bella, ma per salutare Laccoto immaginiamo), un presidente del consiglio sempre meno imparziale e sempre più irritualmente cerimoniere.

laccotoTutto questo e molto altro ancora è uno spaccato del consiglio di ieri sera, dove per ascoltare due interventi sensati e meritevoli di nota bisogna aspettare l’ora e passa, con l’intervento di Foti, consigliere dalla schiena dritta e contrario all’ipotesi aeroporto, che però finirà per essere presto carne da cannone se l’assenza, ideale e fisica, di quest’amministrazione persisterà; e l’intervento del presidente di Italia Nostra – Milazzo, Maneri, che a nome di altre sette associazioni e con argomenti chiari e semplici ha spiegato, a un’aula troppo affollata di supporter, la scelleratezza dell’idea.

Per non essere troppo seri e dare un tocco di colore alla serata, non sono mancati consiglieri di maggioranza che seguivano come un’ombra in ogni suo spostamento l’on. Laccoto incuranti dell’argomento e due consiglieri di maggioranza molto vicini al sindaco, che entrando e uscendo dall’aula osservavano movimenti, labiali, gesti appuntando un racconto diretto che lo streaming non poteva offrire all’assente per eccellenza.






L’aeroporto? Decide  l’Entità che nell’oscurità e lontano dalle cerimonie con la claque, e con i giusti uomini, sposterà l’attenzione di volta in volta, sul nuovo modello di sviluppo possibileunicochesiamolaprovinciababbachesimuoredifamecheabbiamopostibellissimieituristidevonovenirequachequacelavocazioneesoloqua.

Il presidente del consiglio speranzoso si fa il selfie (tutto vero!) con l’imprenditore indiano ma prima chiude un consiglio aperto con pubblico, consiglieri e emissari vari che sfrantumati si alzano rumoreggiando.

Nelle loro teste, perlomeno nei più convinti della grande opera, quasi un mantra di cui si serve l’Entità: ‘l’importante non è la caduta, ma l’atterraggio’.

Ma gli aerei qui non c’entrano niente.




Aeroporto del Mela: lo completeremo in 18 mesi

pan_e_dibartolaAvevamo scritto qualche giorno fa che sentivamo voglia di aeroporto nell’aria, ieri, in occasione del consiglio comunale sull’aeroporto ne abbiamo avuto la conferma.

In un’aula piena di consiglieri, deputati nazionali, deputati regionali e folto pubblico spiccavano le assenze del sindaco, Giovanni Formica, del deputato milazzese Tommaso Currò e del deputato barcellonese Alessio Villarosa.

Chi si aspettava la presentazione del progetto è rimasto deluso. Il videoproiettore, acceso ad inizio seduta, è rimasto inutilizzato. Nessun dato è stato mostrato ai consiglieri e al pubblico.

Ma pur non avendo potuto vedere il progetto e il piano industriale abbiamo sentito tanti si. Ed ad ogni si c’era un scroscio di applausi.

Il si confermato dell’onorevole messinese Vincenzo Garofalo.garofolo

Il si di principio del Presidente del Consiglio Comunale di Barcellona, Giuseppe Abbate.

Il si dell’economista Giuseppe Marano (già consigliere comunale, ambientalista e candidato a sindaco).marano

Il “si concettuale” del consigliere Antonino Italiano.

Ma anche il si “fattivo” del deputato regionale Laccoto che si è offerto di organizzare un incontro con il Presidente della Regione Crocetta e l’assessore Lo Bello.laccoto

Il si con la richiesta di qualche chiarimento del presidente del consiglio comunale di Milazzo Gianfranco Nastasi.

Gli unici interventi non applauditi sono stati quelli che chiedevano chiarimenti e evidenziavano criticità.

Vale a dire gli interventi del consigliere DEM Antonio Foti, del presidente di Italia Nostra Guglielmo Maneri e dell’ex sindaco Nino Nastasi.ninonastasi

Maneri, che parla a nome di Italia Nostra e delle altre sei associazioni che hanno firmato il documento da noi pubblicato sabato, non contesta l’aeroporto in sè ma la localizzazione proposta.

Fa presente come l’area su cui si dovrebbe realizzare la pista è quella in cui la fiumara del Mela presenta la massima turbolenza.






Fiumara del Mela, che negli ultimi 5 anni ha esondato due volte, e sui cui potrebbero causare un effetto diga i pilastri che dovrebbero reggere la pista dell’aeroporto.

Ricorda inoltre che la zona è abitata da oltre 250 famiglie, che è recentemente stato approvato un piano paesaggistico, che nella zona insistono attività florovivaistiche che da decenni danno lavoro stabile e dignitoso a centinaia di famiglie.

Il consigliere Antonio Foti cerca di dare un approccio oggettivo, così come fatto per l’inceneritore e per l’Autorità Portuale.

Chiede informazioni sul tipo di aeroporto che si intende realizzare e sottolinea come, oltre alle perplessità da chiarire sulla sicurezza idrogeologica dell’intervento sul torrente Mela, va valutato l’inquinamento acustico e atmosferico.

Per quanto riguarda l’impulso sul turismo ricorda che molti dei borghi più belli d’Italia non hanno un aeroporto a due passi.

“È necessario una offerta turistica di qualità.” E ricorda che a Milazzo vi sono già 800.000 transiti di turisti diretti alle isole Eolie e che per incrementare il turismo basterebbe intercettarne anche solo una piccola frazione.






Chiude l’intervento con una considerazione, probabilmente rivolta anche all’onorevole Garofalo, componente della commissione parlamentare Trasporti ed ex presidente dell’Autorità Portuale di Messina – Milazzo, “Si insegue l’aeroporto e intanto, con l’accorpamento con Gioia Tauro si perde l’autonomia decisionale del porto.”

Mettendo così a rischio, aggiungiamo noi, il porto che da sempre è stato il “motore” di Milazzo.

L’ex sindaco Nastasi interviene dicendo che non si unisce alla schiera di chi dice si a tutto e chiede venga illustrato il progetto, il piano industriale, le previsioni di transito passeggeri, quanti posti di lavoro…

L’incontro si chiude con le rassicurazioni e le promesse dell’ing. Mahesh Panchavaktra che si possono sintetizzare come segue:

  • La zona su cui realizzare l’aeroporto è stata scelta in quanto vicina al porto, all’autostrada e alla ferrovia;
  • l’aeroporto non è solo per le mie prospettive ma anche per la popolazione;
  • si creeranno da 1.600 a 10.000 posti di lavoro;
  • il 75% dei lavoratori saranno abitanti della zona;
  • l’aeroporto sarà alimentato al 100% con energia solare;
  • Verrà analizzato l’impatto idrogeologico, acustico, sociale e ambientale;
  • Saranno resi pubblici tutti i suddetti studi;
  • Ottenute le autorizzazioni, l’aeroporto sarà realizzato entro 18 mesi dalla posa del primo mattone;

consiglio

 




Aeroporto, una storia lunga oltre 60 anni

luigi celebreRecentemente si è tornato a parlare del progetto per la costruzione di un aeroporto a Milazzo.

Sembra una telenovella che torna in auge periodicamente, spesso coincidente con un calo di tensione nel dibattito politico  o con difficoltà, per le crisi economiche, di dare risposte concrete alle aspettative dei cittadini in ordine alla soluzione di problemi più urgenti ed impellenti.

Dell’aeroporto si parlò per la prima volta nel 1955 e cioè quando, il 17 aprile, il Governo Regionale  presieduto dall’on.Franco Restivo  deliberò lo stanziamento di un miliardo e 100 milioni per la costruzione di un moderno aeroporto nella zona litoranea di Milazzo.

Eravamo alla vigilia delle terze elezioni regionali che si svolsero il 5 giugno 1955.

L’aeroporto da costruire  venne presentato dalla stampa come aeroporto di Messina.






Poiché in quel periodo l’unico collegamento stradale di Messina  con la zona tirrenica  era costituita dalla strada nazionale che attraversava i colli San Rizzo si cominciò ad ipotizzare la costruzione di un tunnel di 1500 metri per raggiungere  agevolmente l’aeroporto.

Il 1955 può considerasi l’anno dei grandi progetti presentati come necessari per lo sviluppo dell’isola ed infatti assieme alla previsione della costruzione dell’aeroporto  si cominciò a parlare della costruzione del Ponte sullo stretto.

Entrambi naufragarono anche se con cadenza quasi periodica se ne torna a parlare malgrado da allora siano trascorsi oltre sessanta anni.

Vecchie nostalgie di sogni e progetti mai realizzati ?

Forse !

L’aeroporto, che secondo le fonti bene informate, doveva sorgere  a Giammoro, non decollò per diversi motivi .

E’ appena il caso di ricordare che dopo meno due mesi dall’annuncio, a seguito delle elezioni, al governo Restivo  seguirono prima quello dell’on.Alessi e poi quello dell’on. La Loggia.

Vi fu un cambio di indirizzo politico ?

Non è facile saperlo.

Certo è che mentre l’unico collegamento stradale del capoluogo con la riviera tirrenica  era difficoltoso, proprio nel 1955 a Messina venne varato il primo aliscafo per cui Messina e Reggio furono collegati in pochi minuti.

Reggio ora era lì, vicinissima, ancora più vicina del fenomeno della “fata Morgana” e l’aeroporto più naturale per Messina apparve  quello di Reggio Calabria  che era in fase di trasformazione a civile.

Negli anni successivi le Camere di Commercio, le amministrazioni  comunali e provinciali di Reggio e Messina si consorziarono per la gestione dell’aeroporto che venne denominato ”Aeroporto dello Stretto”.

Dal 1955 ad oggi molta acqua è passata sotto i ponti, il territorio è stato forse troppo invasivamente cementificato per cui realisticamente sono da condividere le perplessità espresse nel 2007  dall’ex sindaco di Barcellona Carmelo Nania e quelle espresse nell’ottobre 2015 dal nostro sindaco Giovanni Formica il quale disse che è necessario un  approfondimento dal punto di vista economico, sociale ed ambientale.

La prudenza non è mai troppa per evitare errori che potrebbero rivelarsi dannosi per il territorio.




Comunicato: Le ragioni della nostra contrarietà all’aeroporto del Mela

Ritorna in questi giorni l’ipotesi della realizzazione dell’ Aeroporto del Mela, stavolta reiterata dalla holding indiana Panchavaktra attraverso l’attività promozionale di suoi dirigenti

Il progetto prevederebbe la realizzazione di ”un aeroporto privato, civile e cargo, come base logistica di scambio transcontinentale con i paesi dell’Oriente. Si tratterebbe in altre parole di un’operazione commerciale, che peraltro – da quel che è possibile capire – solo subordinatamente consentirebbe alcuni voli civili e turistici. Ancora una volta viene proposta un’operazione demagogicamente definita moderna, foriera di occupazione e sviluppo, i cui contorni non sono interamente esplicitati. Ciò mentre aeroporti, soprattutto meridionali, di pari dimensioni vengono chiusi o ridimensionati.

Le scriventi associazioni, pur non essendo contrarie a opere che favoriscano sviluppo e occupazione e ferme restando le perplessità sulla fattibilità dell’opera e la genericità delle informazioni finora fornite, esprimono la loro netta contrarietà alla localizzazione di tale opera nella Piana fra Milazzo e Barcellona P.G. (nel progetto definita Valle del Mela) per le ragioni qui riportate:





1-    l’opera (una pista lunga 2400 metri e larga 500 + hangar e servizi) è prevista a cavallo – e nel tratto di maggior turbolenza – della fiumara del Mela, la cui ”fragilità” a causa degli interventi su esso operati (cave, deviazioni, privatizzazioni, ponti ferroviario e autostradale) ha causato frequenti e devastanti esondazioni; inoltre, data la larghezza di 300 metri del letto, le indispensabili strutture poggerebbero nel greto e di fatto costituirebbero una ulteriore ”diga” compromettendo ulteriormente il dissesto idro-geologico in atto;

2-       l’area interessata si trova in linea d’aria a troppo breve distanza da un’area industriale comprendente grandi complessi come la Raffineria di Milazzo e dalla Centrale Termoelettrica con conseguenti gravi rischi per la  sicurezza;

3-       il comprensorio del Mela e della Piana di Milazzo è stato dichiarato ”Area ad elevato Rischio di Crisi Ambientale” dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente in data 4/9/2002; la stessa dichiarazione citata ed il Piano Paesaggistico adottato il 29/12/2016 indicano esclusivamente nel risanamento e nelle bonifiche la direttiva di ogni intervento sul territorio;

4-       la localizzazione dell’opera è prevista in una zona molto antropizzata per la presenza di contrade fitte di abitazioni, e il trasporto aereo, secondo l’Associazione Medici per l’Ambiente, comporta inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico con conseguenti rischi di malattie cardiovascolari e neoplastiche, inquinamento che si aggiungerebbe all’inquinamento già esistente;

5-       l’area che dovrebbe essere espropriata per essere occupata dall’aeroporto e da tutte le infrastrutture connesse è caratterizzata da un’attività agricola d’eccellenza costituita da rinomate realtà produttive floro-vivaistiche, che rappresentano una fondamentale attività economica del territorio e un importante fattore di occupazione;  un insediamento invasivo e inquinante, come quello progettato, distruggerebbe le attività sui terreni da espropriare e danneggerebbe gravemente quelle degli immediati dintorni.

Ricordiamo inoltre che gli Enti preposti all’Aviazione Civile e Commerciale hanno espresso forti perplessità e critiche in merito alla fattibilità, al traffico ipotizzato, alla compatibilità e capacità delle rotte, pertanto – considerata la presenza degli aeroporti di Reggio, Catania e Palermo – hanno escluso la possibilità di nuovi aeroporti nel triangolo  nord orientale  della Sicilia (dichiarazione odierna  del Presidente ENAC Vito Riggio: ”Non se ne parla nemmeno…In Sicilia non si debbono fare altri aeroporti perché quelli che ci sono bastano a coprire le esigenze di tutti”).

Rimarchiamo che l’accettazione frettolosa e acritica di proposte di opere che, secondo una logica “colonialista”,  cadono come corpi estranei su un territorio le cui vocazioni naturali sono da tempo identificate ma non coerentemente perseguite,  rivela il preoccupante perdurare dell’assenza di una visione politica condivisa per il futuro post-industriale di questo territorio.

Le scriventi organizzazioni si impegnano a fornire alla cittadinanza ed alle Istituzioni informazioni più dettagliate e chiedono sin d’ora un incontro a breve con la Giunta Regionale e le Amministrazioni dei Comuni in cui ricade l’opera.


italianostra

politica-abruzzo_rapporto-legambiente-sul-consumo-di-suolo-in-abruzzo7/1/2017

ITALIA NOSTRA – Milazzo

LEGAMBIENTE DEI PELORITANI

LEGAMBIENTE DEL TIRRENO – Milazzo

LEGAMBIENTE DEL LONGANO – Barcellona P.G.

ASSOCIAZIONE ”IO TI INVITO”

ASSOCIAZIONE CONSERVAZIONE TRADIZIONI POPOLARI E COLTURALI DELLA PIANA DI MILAZZO 

ZEROWASTE – Circolo di Milazzo

ASSOCIAZIONE ”AMICI DI MILAZZO” 




L’ENAC ribadisce il no all’aeroporto del Mela

Vito Riggio, presidente dell’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) in un’intervista al quotidiano “La Sicilia”, ha ribadito il no all’aeroporto del Mela, anche se realizzato con soldi privati.
Non è la prima volta che l’ENAC esprime parere negativo.
Un altro NO era stato dato nel 2007, quando a sponsorizzarne la realizzazione era stato il presidente della Provincia di Messina, Salvatore Leonardi.
Perché?
Da anni si parla di riduzione del numero degli aeroporti minori aperti al traffico civile nel contesto del piano soprannominato “aeroporti bonsai”.
L’obiettivo è il contenimento dei costi del sistema aeroportuale italiano. Secondo uno studio di UnionCamere del 2014, il break even (punto in cui un aeroporto inizia a guadagnare) si raggiunge quando l’aeroporto riesce ad avere un traffico nettamente superiore al milione di passeggeri l’anno.






Molti sono invece gli scali in Italia che si fermano sotto i 500.000 passeggeri/anno.
E’ il caso di Crotone, che nel 2015 era arrivato a 277.000 passeggeri e il cui scalo è stato chiuso da novembre 2016.
Ma anche Comiso, che, a quattro anni dall’apertura, nel 2016 è ancora sotto 450.000 passeggeri.
Per non parlare dell’aeroporto dello Stretto, quello di Reggio Calabria e Messina il cui traffico è diminuito dai 650.000 passeggeri del 2006 ai 490.000 del 2015.
L’aeroporto del Mela, a differenza di quello di Comiso, riuscirà in pochi anni a superare il milione di passeggeri/anno?
Anche se fatto interamente con soldi privati (gli indiani della Panchavaktra) la sua realizzazione avrà ripercussione sugli enti pubblici sia in caso di successo che di fallimento.
In caso di successo, infatti, toglierebbe passeggeri agli aeroporti già in perdita di Reggio Calabria e di Comiso, peggiorando i bilanci degli enti pubblici che li controllano.
In caso di fallimento, con soldi pubblici si dovrà provvedere alla messa in sicurezza del Mela.




Aeroporto del Mela? Solo a Barcellona oltre 250 abitazioni da espropriare

C’è voglia di aeroporto nell’aria.

Da quando le FS hanno ridotto drasticamente il numero dei treni che traghettano, l’aereo è diventato il mezzo più semplice ed economico per raggiungere il “continente”.

Ad esempio, in treno, per andare da Milazzo a Torino con cambio a Roma sono necessarie 16 ore e costa 140 €.

“Se ci fosse l’aeroporto a Milazzo, con le compagnie low cost, in 2 ore sarei a Torino o a Milano con poche decine di euro.”

Probabilmente è questo il pensiero che scatta nella nostra testa quando si parla di aeroporto del Mela.

Così dire no all’aeroporto è quasi come togliere la playstation dalle mani di un ragazzino.

Ma il dovere dei politici e delle associazioni è quello di ragionare, esaminare a fondo, capire la fattibilità, l’attendibilità degli investitori, per valutare quali sono le implicazioni sull’economia, sull’ambiente, sulla sicurezza.

Quindi fare un raffronto tra vantaggi e svantaggi e valutare se “il gioco vale la candela”.

Abbiamo quindi apprezzato la posizione espressa ad ottobre del 2015 dal sindaco Giovanni Formica, che ha ribadito come: “prima di impegnarsi a consentire la realizzazione sul territorio di un aeroporto, è necessario che venga fatto un approfondimento dal punto di vista economico, sociale e ambientale“.

Per meglio comprendere le implicazioni del progetto, proviamo ad analizzare brevemente anche solo l’impatto sociale.

Anche l’ex sindaco di Barcellona, Candeloro Nania, aveva espresso molti dubbi sull’aeroporto del Mela, in quanto l’impatto sociale di tale costruzione era stato valutato come devastante.

Nel 2007, solo sul territorio di Barcellona, si prevedeva infatti l’esproprio delle abitazioni di 250 (duecentocinquanta) famiglie.

Nania in un convegno organizzato dal Kiwanis a novembre 2007 si chiedeva: “Bisogna capire dove collocare questa gente (ndr circa 1000 persone)”.






Nessuna indicazione sul numero di espropri da effettuare sul territorio di Milazzo perveniva invece da Lorenzo Italiano, che si affrettava invece a dare l’OK al progetto.

Eppure tali analisi e approfondimenti sono necessari in quanto ci troviamo in una zona piena di “bei progetti sulla carta” che però privi sostenibilità economica hanno unicamente sprecato denaro e “consumato” territorio (vedi il centro mercantile e per buona parte anche l’ASI).

E’ vero che i soldi questa volta li metterebbero gli indiani, ma anche i privati possono sbagliare gli investimenti.

E nella malaugurata ipotesi di un flop, rimarrebbero a noi un territorio cementificato e il torrente Mela “tombato” da rimettere in sicurezza, ovviamente con soldi pubblici.

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La storiella #aeroportodelmela

Parecchi sono i post su Facebook che commentano il progetto dell’aeroporto del Mela.

Di seguito riportiamo quello intelligente e ironico pubblicato da Davide Daniele Ragno.

La storiella #aeroportodelmela fa fortunatamente parte di quel meraviglioso mondo delle “opere che non verranno mai realizzate”.

Ho letto osservazioni entusiastiche e attacchi frontali, ma in realtà chi ha davvero capito cosa comporterebbe un’opera del genere?

Lo sapete che un aeroporto inquina almeno in due diversi modi vero?
1. inquinamento atmosferico: gli aerei non viaggiano per volontà divina.
2. inquinamento acustico: qui praticamente stiamo parlando dell’unica forma di inquinamento ancora non presente sul nostro territorio, non possiamo farcela sfuggire!

Alcuni affermano che sarebbe il rilancio turistico dell’intero territorio e questa cosa fa molto sorridere. Stiamo parlando di un’area che “vanta” il passaggio di un numero impressionante di turisti che rientrano pienamente nel target potenziale della Valle, ma che non è mai riuscita ad intercettarne nemmeno una piccolissima percentuale. Di cosa sto parlando? Pensate a quanta gente traghetta da e per le #IsoleEolie ogni anno e soprattutto ogni estate.

Io due proposte alternative ce le avrei pure per i nostri amici investitori Indiani.
1. Investire nel settore ferroviario regionale e creare collegamenti ad alta velocità con l’aeroporto di Catania.
2. Investire nel settore autostradale regionale per ottimizzare i tempi ed il collegamento con l’aeroporto di Catania.

Questi sarebbero sicuramente investimenti più utili all’intera comunità perché verrebbero utilizzati non solo da chi viaggia in aereo ma anche da chi quotidianamente affronta l’imbarazzante servizio ferroviario regionale ed il ridicolo servizio autostradale.

Adesso, il consigliare agli investitori stranieri la ferrovia o l’autostrada è chiaramente ironico, ma che abbiamo priorità sicuramente maggiori sul territorio è abbastanza palese.




E il Mela fece l’indiano

Direttamente dallo Skarablog di Fa.S.Skarabeo

“Dammi retta, amico fiume,

con l’asfalto e col bitume

costruiremo il tuo futuro

bello, ricco e anche sicuro…

dammi retta, il mondo è grande

vuoi che restino, ‘ste lande,

marginali e disagiate?

Fuor dal mondo confinate?

Vecchio Mela, dammi retta,

e senza indugiare accetta

che a cambiar ti dia una mano”

disse il manager indiano

al torrente, il cui nome

dice veramente come

non sian fresche, dolci e chiare

le sue acque, ma anche amare

alle volte per chi vive

sulle sue tortuose rive…

ma lui non si diede pena

ed eruppe come in piena

verso la proposta indiana

(l’aeroporto nella Piana

fatto da un gruppo privato

tutto bello e infiocchettato

coi permessi regolari,

ché non mancano i denari)…

quindi il Mela, cupo e nero

disse: “Ma che credi, tu, davvero,

io sia l’Indo, che sia il Gange?

Sì che qui il piatto piange

ma lo fa da antichi tempi!

Vuoi ti faccia mille esempi

di chi mi ha già tormentato?

Tutto ciò non è bastato?

Non scordare che il mio delta

fu deviato, e per scelta,

quattrocento anni fa,

e esondando a volontà

rendo da quel dì precario

sia il bacino che il mio estuario!

Scorro rapido, impetuoso

e m’ingrosso minaccioso

se mi capita un piovasco…

fin dal punto in cui io nasco

su su, nei Peloritani

scendo per pendii montani

da cui trascinar legname

rocce, terra, fare strame

di muretti e di bastioni

provocando le alluvioni

di detriti misti a fango…

niente, senti… io rimango

come sono, anzi ti dico:

non l’acciaio, caro amico,

non l’asfalto, non cementi

mi ricopran, ma gli armenti

tutti qui, al pascolo quieto

sopra il verde del mio greto…

mai aeroporti sul mio letto

tanto più per un progetto

fatto da chi non sa niente

di che fiume sia un torrente

non ha anse, flussi ampi

ha tanti rivoli e nei campi

spesso tende a tracimare…

non lo puoi paragonare

al tuo Indo, al tuo Gange…

la proposta non mi tange!”






Ai propositi assai insani

degli investitori indiani

rese quindi, scuro in faccia,

il Mela pane per focaccia

agli indù mostrò il suo volto

più riottoso, e l’aeroporto

tornò a esser solo fuffa

(se non proprio una gran truffa)

spinta alla sua sorgente

da una stampa connivente

ma col veto, giù alla foce,

posto all’assessore Croce

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