La bellezza nascosta dei borghi. Una “rete” per riqualificarli come mete culturali

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Locale contro globale non è più solo uno slogan applicabile ai principi dell’economia. Il recupero della dimensione territoriale ha preso piede nel campo dell’enogastronomia e del turismo. Anche il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, sancendo nel 2017 l’anno dei borghi, sta tentando di dare impulso al recupero dell’immenso e sconosciuto patrimonio di piccole località che contornano le grandi città italiane. Questo perché si possa uscire dalla logica delle mete obbligate “mordi e fuggi” per recuperare una dimensione esperienziale del viaggio. I grandi centri turistici potrebbero essere decongestionati in favore di realtà belle ma periferiche che potrebbero dare vite a microeconomie di vitale importanza.

Parte da queste considerazioni anche una proposta lanciata nelle scorse settimane dall’arch. Michele Palamara con il titolo la Rete dei Borghi di Messina. L’obiettivo è quello di recuperare e promuovere il “vasto patrimonio di villaggi messinesi” che ad un primo censimento contano quasi 50 località diverse, sparse dal Tirreno allo Ionio.

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La riqualificazione secondo l’arch. Palamara potrebbe basarsi su piccoli interventi-pilota utili a fornire servizi ormai essenziali per il turista moderno, oltre a inserire elementi di qualità urbana che possano rendere riconoscibile la “rete” che unisce i borghi. Per questo propone il posizionamento nelle piazze di panchine “smart”, ovvero dotate di dispositivi che permettano di avere informazioni utili, oltre alla possibilità di ricaricare gli smartphone e potersi connettere tramite wi-fi gratuito. Fanno parte della proposta anche strumenti di tipo innovativo come quelli offerti dalla realtà aumentata.

La cornice non può che essere quella del recupero anche architettonico dello spazio pubblico (elementi di arredo urbano e riqualificazione delle pavimentazioni) per generare nuove centralità nelle quali prevedere anche delle piccole strutture ricettive, seguendo il principio dell’albergo diffuso.

I borghi potranno essere promossi tramite siti web (e applicazioni), documentazione informativa presso il terminal crociere. In questo modo il turista può individuare percorsi alternativi da mescolare con quelli ufficiali. Palamara immagina una regia di tipo pubblico da affidare ad un costituendo “Assessorato allo sviluppo e rinnovamento dei villaggi comunali”, al fine di coordinare la progettazione e concorrere ai bandi su fondi europei.

Su facebook – rende noto l’arch. Palamara – è nato un gruppo (e l’hashtag #retedeiborghi) in cui si raccolgono segnalazioni di bellezze architettoniche, naturali, paesaggistiche dei diversi villaggi, ma anche aspetti della cultura, della tradizione o eventi.

Sullo stesso gruppo sono anche state condivise delle foto della nostra città fortificata, e l’idea della rete dei borghi potrebbe essere un’utile spunto anche per la nostra Piana, la parte più estesa della nostra città, ricca di tradizioni e di comunità la cui memoria (materiale e storica) che meritano di essere conservate, valorizzate (in senso culturale) e messe in rete come indispensabile completamento del caotico centro urbano.

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