Osservazioni sui fanghi prodotti dall’Impianto di depurazione di Milazzo e sulla loro variabilità politica

giuseppe damico

L’eccessiva produzione di fango non è necessariamente indice di un buon rendimento depurativo, ma potrebbe essere anche indice di una disfunzione. Ad es. per un eccesso di biomassa nel ricircolo della linea fanghi, di fango di supero, di tempo di permanenza nei reparti di sedimentazione, dell’età del fango, del carico organico in ingresso, o per un malfunzionamento in fase biologica, etc etc..…

Il volume e la qualità del fango sono parametri dipendenti da innumerevoli fattori e non forniscono il quadro del rendimento depurativo, che deve essere misurato dal confronto tra i parametri d’ingresso e di uscita di un impianto.

La produzione di fanghi è ottimale se riesce a mantenersi sulle previsioni progettuali, in base alle quali è stata dimensionata anche la vasca di digestione aerobica.

Il costo del trattamento fanghi può raggiungere il 45% del totale e quindi un eccesso di fanghi si traduce anche in un eccesso di costi.

In larga massima la produzione ottimale pro-capite di fanghi su base secca (non umida), corrisponde a 70 grammi/ab.g pari a 2,2 litri/ab.g per una umidità del 97%.

In tal caso a Milazzo dovremmo aspettarci una produzione annuale di quasi 28.000 mc/anno su base umida e quasi 870 tonnellate di fango su base secca, ossia prima di essere avviata a eventuali processi stabilizzativi, e questo non mi risulta che avvenga.

Invece il conferimento in discariche specializzate avviene certamente, immagino, con costi altissimi, tanto maggiori quanto maggiore è il volume di fango prodotto.

Ma mi domando, se l’impianto fosse davvero così efficiente, quale sarebbe la necessità di realizzare il raddoppio della linea depurativa dal costo di 8 milioni di euro?

Vista una tale efficienza, forse potremmo spendere questi soldi per realizzare una linea fanghi che preveda la digestione anaerobica, che tra l’altro permetterebbe di abbattere i costi grazie alla produzione di biogas da utilizzare direttamente nel riscaldamento dell’impianto, di avere un prodotto finale stabilizzato, e quindi niente puzza.

La produzione di bio-metano permetterebbe di rendere l’impianto quasi autosufficiente dal punto di vista energetico, con notevole risparmio di costi di gestione a carico dei cittadini.

In verità, sarebbe un altro il parametro che dovremmo vedere comunicato agli organi di stampa, a caratteri cubitali, e cioè il rendimento depurativo con i valori di BOD dell’effluente finale, quello che dalla vasca di carico si immette nella condotta sottomarina e quindi nel nostro mare, i cui numeri rimangono ancora oggi top secret.

image_pdfimage_print

Commenti chiusi