Lo sport al tempo del dissesto

Dopo le minacce i fatti. Il Comune ha chiuso gli impianti alle associazioni sportive che non hanno provveduto a pagare con un mese in anticipo le tariffe previste per l’uso delle strutture.

Il problema era già stato trattato nei preliminari del Consiglio Comunale del 30 ottobre, quando il consigliere Midili aveva richiamato l’attenzione sui costi e sulle modalità di pagamento delle tariffe per l’utilizzo delle strutture sportive.

I costi di utilizzo delle strutture sportive sono elevati in quanto, secondo quanto riportato da Midili, in base alla delibera del 31 marzo 2017, si punta a coprire l’81% dei costi sostenuti dal Comune, ben oltre il 36% di copertura imposto dal dissesto.

Inoltre, riferiva che alle associazioni, per l’utilizzo delle strutture sportive, era stato verbalmente chiesto il pagamento anticipato di ben tre mesi di tariffe.

Chiedeva quindi all’amministrazione di abbassare le tariffe dall’81% al 36% e di non chiedere il pagamento anticipato in quanto non specificato nel relativo regolamento comunale.

Il Sindaco Formica rispondeva sostenendo che gli uffici avevano chiesto il pagamento anticipato di una sola mensilità del canone, “cosa ritenuta assolutamente normale”.

Per quanto riguarda invece i costi elevati, difende la scelta fatta dall’amministrazione, ricordando però che il Consiglio Comunale, se ritiene, può disciplinare anche questa materia, definendo eventualmente anche un regolamento.

Il dissesto obbliga a coprire almeno al 36% i costi complessivi dei servizi a domanda individuale.

E’ questo il punto fermo che, in quanto ente in dissesto, dobbiamo rispettare.

Poi, continua Formica, possiamo decidere se ridurre le tariffe delle strutture sportive, a patto però che per traguardare il 36% si aumentino altre tariffe.

“Per esempio riduciamo la retta del campo sportivo e aumentiamo quella degli asili nido”.

Non discutiamo la scelta politica fatta dall’amministrazione di aumentare le tariffe delle strutture sportive, se fatta a vantaggio di altre tariffe.

Ed è ovviamente anche corretto regolamentare adeguatamente l’iter per la concessione degli impianti sportivi.

Quello che stupisce sono i tempi e i modi.

Per quanto riguarda i tempi, sarebbe stato forse più corretto avviare questa “nuova modalità” di gestione delle strutture sportive già a giugno. In questo modo si sarebbero dati 2/3 mesi di tempo alle associazioni per riuscire ad adeguarsi senza interferire con gli allenamenti e causare disagi ai giovani atleti e alle famiglie.

Più delicato il discorso sui modi, in quanto, come giustamente sottolineato in un recente post dal consigliere Antonio Foti, con questo sterile muro contro muro si rischia di replicare la “situazione polveriera” già creatasi tempo fa al borgo, questa volta però a svantaggio di tantissimi giovani atleti.

E’ necessario riaprire il dialogo che purtroppo, anche questa volta, sembra essere mancato.

 

 

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