Da Palermo, un’ istantanea sul mondo di Steve McCurry

Matrioska , storie, vicende, situazioni ad incastro tra nord e sud

Federica Gitto

Raccontato il viaggio del fotografo alla ricerca del volto che rese indimenticabile la copertina del National Geographic di 17 anni fa.

 

Sono sguardi pieni di storie vissute che inchiodano lo spettatore, paesaggi da sogno realmente esistenti: sono queste le suggestive opere di Steve McCurry. Il fotografo della National Geographic, famoso per il ritratto della ragazza afghana di Peshawar, arricchisce la città di Palermo e in particolare la Galleria di Arte Moderna con i suoi “racconti visivi”.

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McCurry ha girato il mondo, e ce ne trasmette le meraviglie ma soprattutto i lati meno piacevoli che sfuggono alla nostra sfera privata. Le guerre e le emergenze profughi del Medio Oriente, il terremoto del 2011 in Giappone, l’attentato alle Torri Gemelle che ha sconvolto il mondo l’11 settembre 2001 sono immortalate da angolazioni sapienti e ardite, suggestive: un modo alternativo di fare giornalismo. Anche se non mancano scorci coinvolgenti di culture lontane: un bambino che in Medio Oriente, schiaccia un pisolino adagiato sul corpo stranamente mansueto di un toro, una madre e una figlia che fanno altrettanto con il loro “serpente domestico” in giro per casa, i vecchi e logori tram di Calcutta ma anche un venditore di poster in una Roma anni ’80 che usa la sua vecchia utilitaria come bancarella. Non da meno, anzi, sua peculiarità artistica, i suoi ritratti, frutto della sua intenzione di mettere i soggetti delle sue foto (sui generis) a loro agio per ritrarli nell’atteggiamento più naturale possibile. Si tratta principalmente di personaggi colti in primo piano, nei loro abiti, con i loro occhi che, di diversi colori, raccontano storie non solo personali, ma di tutta la popolazione di loro appartenenza. E’ il caso, appunto, della ragazza afghana, diventata oggi simbolo della National Geographic: i suoi occhi verdi e penetranti raccontano il dramma della condizione dei profughi.






Dopo 17 anni da quello scatto, lo stesso McCurry si è impegnato per ritrovare la ragazza, oggi sposata (il matrimonio è stato contratto a 13 anni) e con due figli. In un documentario proiettato presso la stessa galleria, la ritroviamo timida, restìa a mostrare il volto ad un uomo: ma quegli occhi e quella voce, sempre meno flebile, ci rivelano che la situazione non è cambiata e implorano il popolo americano di aiutarli a ricostruire il loro paese distrutto e a permettere ai suoi figli quell’istruzione che lei, pur volendo, non ha potuto ricevere.

Dal capoluogo siciliano, McCurry ci propone una fotografia panoramica del mondo attraverso le “icons”, i suoi ritratti dalle mille sfaccettature e i suoi paesaggi, opera di un cosmopolita ante litteram e commistione di una tecnica suggestiva e di una sensibilità che riesce a commuovere.
La mostra di Steve McCurry “Icons” è visitabile fino al 19 Febbraio presso la Galleria d’Arte Moderna di Palermo.

http://www.stevemccurryicons.it/

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