Castello di Milazzo, una proposta che arriva dal passato

Giovanni Bono, responsabile dell’Esperia, tempo addietro mi ha mostrato una copia ciclostilata di un volume, di circa 70 pagine, stampato 41 anni fa, vale a dire nel lontano 1976.

Il titolo, scritto a mano sulla copertina verde era “il Castello di Milazzo”, edizioni Liscien.

copertinaLa pubblicazione era stata realizzata dagli alunni della III A del liceo scientifico, coordinati dal prof. Antonino Falcone.

Una specie di “capsula del tempo”, in cui, oltre alla descrizione del Castello, erano riportate le speranze per la valorizzazione di un bene importantissimo per Milazzo.

All’epoca il Castello era chiuso “perchè”, come riferivano gli studenti, “pericolante, ed in stato di completo abbandono”.

Per visitarlo i ragazzi confessavano di aver scavalcato le mura del castello, “dove non si deve accedere.”

Chiuso al pubblico da oltre 20 anni (era il 1976) i ragazzi riportavano come la stampa, anche regionale, si fosse più volte interessata all’argomento, e che in particolare parecchi articoli fossero stati pubblicati dalla “Voce di Milazzo”.

Riferivano anche di un dibattito, organizzato nel 1970 da Italia Nostra, dal titolo “una provincia da salvare”, incentrato anche sul recupero del Castello di Milazzo.

Denunciavano però che, per il “disinteresse delle Autorità”, erano stati persi, prima un finanziamento da 100 milioni di lire stanziato dalla Cassa del Mezzogiorno (valore attuale circa un milione di euro) e poi 80 milioni di lire dell’assessorato regionale al turismo (valore attualizzato circa € 800.000).

polifemoI ragazzi si chiedevano, “Ma restauralo per farne cosa?”

Tra i suggerimenti riportati nella pubblicazione vi era quello di realizzare al Duomo un auditorium per poter tenere conferenze concerti e spettacoli teatrali.

Ottima idea.

Nel 2017, dopo tanti anni, il Duomo è restaurato ma l’acustica scadente ne limita l’utilizzo.

E il Castello?

Parecchi erano stati i dibattiti organizzati sul tema dal Circolo di Cultura.

La maggioranza dei partecipanti, come riferito dai ragazzi, era “d’accordo sul fatto che il Castello non può essere restaurato per farne solo un pezzo da museo, ma deve essere inserito in un programma culturale ed economico.”

Di seguito alcune delle proposte, riportate nella pubblicazione, avanzate in occasione dei dibattiti al Circolo di Cultura:

  • realizzare un istituto di scienze marina e di tecnologia applicata
  • un museo del mare e dell’attività marinara
  • un parco pubblico con attrezzature sportive
  • una nuova biblioteca comunale (all’epoca Palazzo D’Amico non era stato ancora acquistato dal Comune),
  • un ostello per la gioventù e un campo di lavoro
  • un albergo nell’ex carcere

Vi era anche qualche proposta, definita dagli stessi studenti anche un po’ assurda, come quella di realizzare un camping negli spazi liberi.

Concludevano la pubblicazione con una certezza:

“In ogni caso il Castello, una volta restaurato, rappresenterà senz’altro una grandissima attrattiva turistica.”

Sono trascorsi 41 anni, moltissimi interventi sono stati fatti, decine di milioni di euro sono stati spesi, ma purtroppo ancora manca una visione chiara e condivisa di come utilizzare a pieno le enormi potenzialità, in gran parte ancora inespresse, di questo nostro grandissimo complesso monumentale.

studenti

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