L’ecoporto e i “sogni” di Milazzo

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Quello presentato lo scorso 27 gennaio a Palazzo D’Amico «non è solo il progetto di un porto». Lo afferma il Sindaco Giovanni Formica che, in apertura della conferenza di presentazione della proposta di ecoporto, precisa che si tratta di un nuovo modello, di una prospettiva alternativa allo sviluppo industriale. La stessa data di presentazione, di un giorno precedente alla manifestazione contro l’inceneritore, cade a proposito – prosegue il primo cittadino che, confermando l’adesione dell’Amministrazione mamertina, ha ribadito come la stessa industrializzazione «non sia più compatibile con i sogni di questo territorio».

La portualità il turismo (per il quale si affaccia la finestra lasciata aperta dall’instabilità di moltissimi paesi del Mediterraneo), lo sviluppo sostenibile, diventano i campi su cui «le forze migliori della città devono interrogarsi sul futuro di Milazzo», conclude Formica.

La proposta – va precisato che si tratta di uno studio di prefattibilità – è stata sviluppata tenendo come punti fermi la sicurezza, l’utilizzabilità e il rispetto ambientale del porto galleggiante, partendo dagli studi sperimentali già portati avanti dal gruppo di progettazione insieme alla Regione Sardegna.

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Prototipo di molo cavo, presentato nel corso della conferenza di Palazzo D’Amico

Il porto galleggiante si compone di elementi modulari cavi, realizzati con la collaudata tecnica del ferrocemento, sperimentata da Pier Luigi Nervi, pioniere nel secolo scorso delle sturare nate dall’unione del calcestruzzo e delle armature metalliche. Con soli 4 centimetri di spessore – chiarisce l’ing. Giorgio Salis ideatore del porto galleggiante – è possibile realizzare corpi non solo galleggianti ma resistenti all’acqua e ai carichi meccanici (fino a 19 mila kg/mq) che offrono anche spazio di rimessaggio ad esclusivo uso dei proprietari degli scafi che vi ormeggiano.

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Spazio interno del molo galleggiante

Il brevetto di porto galleggiante è stato portato avanti grazie all’incontro del gruppo di progettazione con CISVAM (Centro Internazionale di Studi per la Valorizzazione dell’Ambiente e del Mare) che può contare sul supporto di una fitta rete di centri di ricerca scientifica e il progetto World ideato da Francesco Signoriello e finalizzato alla promozione dell’internazionalizzazione delle Piccole e Medie Imprese.

Per Milazzo il gruppo di progettazione si è ispirato alle condizioni meteo marine di Cala Gonone-Dorgali, nel Golfo di Orosei, che presenta una esposizione similare alla riviera di Levante. Lo studio prevede un attacco a terra tramite molo carrabile in continuità con la rotatoria di Piazza della Repubblica. Il molo è dotato di servizi e attività commerciali, mentre il sistema di dighe potrebbe avere uno sviluppo di circa 1 km non continuo ma con elementi fino a 10 metri collegati tra loro.

Lo schema planimetrico realizzato per il porto di Milazzo dal gruppo di progettazione composto da HMR Ingegneria, Thesis, Ing. Giovanni Matteotti, Dolmen, Acqua Engineering, Laira, Tre Esse e Ing. Alessandro Mulas.

A nord del molo è previsto l’attracco di navi commerciali e da crociera, a sud trova spazio il diportismo, circa 600 i posti barca previsti. Anche gli “elementi diga” sono cavi, e sono necessari per smorzare l’effetto del grecale, limitando l’impatto delle onde all’interno dello spazio portuale. Inoltre la pressione dell’aria spinta dal mare in ingresso nelle vasche interne alle dighe potrebbe alimentare delle turbine capaci di generare fino a 5-6 MW per rendere energicamente autonomo il porto. Il getto in opera dei corpi galleggianti avviene direttamente in mare, con la conseguente limitazione di movimentazione di materiali e mezzi. Ciò – è il valore aggiunto della proposta – determina la rapidità realizzativa (circa 30 mq ogni 30 minuti): con tali tempistiche il progetto di Milazzo, potrebbe essere realizzato in un anno di lavoro. L’impatto complessivo, specifica Salis, è limitato e gli ancoraggi dei corpi avviene tramite elementi puntuali che in questo modo lasciano il fondo libero per la conservazione della posidonia.

La sinergia tra CISVAM e il Comune di Milazzo nasce nel 2015, durante un incontro romano tra il Sindaco, l’Assessore Carmelo Torre e Francesco Signoriello che propone l’idea del porto galleggiante all’interno di una partnership transazionale per un di finanziamento comunitario, fermatosi – chiarisce Torre – dopo il primo livello di approfondimento.

Alberto Cozzo, avvocato marittimista catanese e socio CISVAM è intervenuto per inquadrate il segmento economico del diportismo e del turismo crocieristico precisando come i porti siciliani si stiano facendo sfuggire una grande opportunità, già colta in pieno dagli approdi maltesi. In un campo, come quello delle compagnie di navigazione che pianificano con un anticipo di almeno due anni le proprie crociere – afferma Cozzo – la presenza di un porto all’avanguardia è solo il primo tassello di un mosaico che vede tutto il tessuto economico chiamato a fare sistema per poter offrire un prodotto completo, servizi e attrattive per le 8 o 24 ore che un crocierista passa a terra.

Progetto per il porto galleggiante di Milazzo. Detaglio degli spazi a terra

La conferenza ha suscitato molta curiosità e una partecipazione attiva del pubblico che al termine della presentazione ha posto alcuni quesiti che hanno permesso di contestualizzare meglio le criticità, i timori e le aspettative che un’opera come quella del porto galleggiante porta con sé. La riviera di Levante è stata privilegiata rispetto a quella di Ponente per ragioni di ordine tecnico (l’impatto degli effetti di un vento prevalente – il solo Grecale – contro i tre di Ponente) e di ordine estetico (a Levante – dice Salis – è presente un notevole inquinamento visivo causato dalla raffineria, mentre a Ponente il mare aperto sulle Eolie è una buona motivazione per non chiudere l’orizzonte). Ai dubbi sulla possibile pressione veicolare sulla storica passeggiata Lungomare Salis rassicura che il porto galleggiante sarà immaginato per accostarsi con rispetto alla Marina (è possibile anche ospitare delle auto nei corpi cavi degli elementi galleggianti, eliminandole delle strade prossime al porto), rappresentandone anche il moderno prolungamento.

Il porto galleggiante  a regime – conclude Signoriello – porterà nuovi livelli occupazionali tra servizi diretti e indotto (al momento non stimabili ma inquadrati nell’ordine di 200 unità). Le opere – la spesa si aggira intorno ai 150 milioni di euro – potranno essere realizzate grazie ad investimenti di tipo privato (anche internazionale) nel campo delle infrastrutture e del turismo già disponibili; ciò non toglie che sarà possibile il coinvolgimento dell’imprenditoria locale per la quale anche il Sindaco Formica ha auspicato a breve un incontro con i promotori dell’iniziativa.

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