La proposta di restauro del Castello presentata dalla “Società Milazzese di Storia Patria”

PROPOSTA DI RESTAURO

Tanto ancora rimane da restaurare all’interno della cittadella fortificata. Diversi lotti si potrebbero avviare per implementare altrettanti cantieri. In particolare:

  1. la rifunzionalizzazione dei bastioni di S. Maria e delle Isole, col recupero del pian terreno del bastione di S. Maria e delle sottostanti ed affascinanti gallerie di contromina di entrambi i bastioni, manufatti originali – in atto parzialmente occlusi – risalenti agli anni Venti e Trenta del Cinquecento;
  2. il recupero e la rifunzionalizzazione degli ambienti interni di 4 dei 5 torrioni tondi della cinta cosiddetta aragonese, innalzata alla fine del Quattrocento;
  3. recupero del pian terreno di 3 ali del Mastio;
  4. esecuzione di accurate campagne di scavi archeologici soprattutto nella zona ovest al di là del Mastio, ossia verso la sommità della Grotta di Polifemo, allo scopo di riportare alla luce la città greca, oltre che eventuali perimetri murari del tessuto urbano più recente.

E’ nota a tutti la carenza di risorse economiche del Comune di Milazzo (dissesto), cui si aggiunge la carenza di progettisti interni: l’arch. Antonino Giardina è appena andato in pensione, mentre le carenze di bilancio non consentono di conferire incarichi professionali a progettisti esterni. Ed è noto a tutti che senza progetti esecutivi muniti di tutti i pareri di rito (ASL, Genio Civile, Sovrintendenza, VV. FF., etc) non si va da nessuna parte, visto che i finanziamenti europei presuppongono di norma la disponibilità di progetti di restauro immediatamente cantierabili (ossia progetti esecutivi aggiornati e muniti di tutti i pareri).

A tal proposito questo sodalizio si permette di suggerire all’Amministrazione comunale, proprio per il restauro dei vari lotti della cittadella fortificata, il ricorso al Fondo Rotativo per la Progettualità istituito presso la Cassa Depositi e Prestiti, che finanzia gli enti pubblici anticipando le spese relative  alle attività di progettazione. Le somme erogate per la redazione del progetto dovranno essere restituite alla Cassa Depositi e Prestiti a rate, ma potranno essere recuperate dal finanziamento europeo erogato e concesso nel frattempo, a seguito di presentazione da parte del Comune dello stesso progetto immediatamente cantierabile. Nessun problema poi da parte delle procedure di dissesto in atto, che notoriamente inibiscono il ricorso ai mutui, visto che a norma dell’art. 266 del Testo Unico degli Enti Locali gli enti locali dissestati, muniti di bilancio stabilmente riequilibrato, possono procedere all’assunzione di mutui per investimento, tra cui rientrano ovviamente gli appalti di opere pubbliche.

La natura “rotativa” del Fondo suddetto prevede che le sue disponibilità vengono ricostituite attraverso i rimborsi da parte degli utilizzatori.

L’investimento oggetto della progettazione deve essere di importo non inferiore a 1 milione di euro. Il totale delle somme anticipate per le spese relative allo stesso investimento non può superare il 10% del costo dell’ investimento medesimo.

L’anticipazione è erogata dalla Cassa Depositi e Prestiti di norma entro dodici mesi dalla concessione sulla base delle spese effettivamente sostenute.

L’Ente è tenuto, entro tre anni dalla data della prima erogazione, alla restituzione della somma anticipata, anche mediante la stipula di un contratto di prestito quinquennale con le medesime caratteristiche e alle stesse condizioni del Prestito Ordinario a tasso fisso di pari durata.

Il Fondo Rotativo per la Progettualità è stato istituito dalla Legge 28 dicembre 1995 n. 549 ed è regolato dalla Circolare  CDP n. 1250 del 25 febbraio 2003.

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