La Baronia e i suoi vini tornano a far parte della Sicilia “continente del vino”

domenico

Dopo aver parlato della Fattoria didattica raccontiamo la storia di un’altra eccellenza celata all’ombra dei secolari uliveti di Capo Milazzo. L’occasione è data dalla nuova produzione di Mamertino di Planeta Winery che ha restituito alla Baronia la sua storica destinazione enologica e che ha portato all’ultima edizione del Vinitaly di Verona l’immagine della penisola di Milazzo, riprodotta nelle etichette della DOC istituita nel 2004. Intervista a Alessio Planeta, rappresentante legale e responsabile tecnico della storica azienda siciliana che nel 2011 ha impiantato le proprie vigne a Capo Milazzo e che nel 2015 ha creato la cantina “La Baronia”.

Il Mamertino 2015 è stato tra protagonisti dello stand Planeta nell’edizione 2017 di Vinitaly. Come è stato accolto questo vino “antico” da visitatori e addetti ai lavori?

Abbiamo riscontrato grande curiosità su entrambi i fronti. Le produzioni del territorio di Milazzo sono così poco conosciute al grande pubblico che i visitatori si sono lasciati entusiasmare dal nostro racconto attorno ai vini che stiamo producendo qui: non solo il Mamertino, cuore del nostro progetto, ma anche il Nocera, che abbiamo scelto di vinificare anche in purezza per renderne più facilmente leggibili le caratteristiche peculiari. Allo stesso modo gli “addetti ai lavori” dimostrano un vivo interesse per il nostro lavoro di ricerca e recupero legato non solo a questo vino, ma più in generale sulla cultura del territorio.

 Il recupero dei vigneti della Baronia e la produzione di Mamertino rappresentano per voi la “realizzazione di un sogno”, la chiusura di un viaggio in giro per la Sicilia. Quando e perché avete scelto Capo Milazzo per intraprendere questo progetto?

Quando siamo arrivati qui abbiamo capito subito che dopo Menfi, Vittoria, Noto e l’Etna, sarebbe stato questo il luogo giusto per concludere il nostro “viaggio in Sicilia”: il nostro desiderio è sempre stato quello di rappresentare i vini dell’Isola in tutti i suoi territori, per questo il luogo ideale per concludere questo progetto non poteva che essere un luogo così straordinario dal punto di vista ambientale e così profondamente legato alla più antica storia della viticoltura in Sicilia.

Scrivete che la presentazione della prima bottiglia di Mamertino alla Fiera di Verona è la felice conclusione di un progetto di viticultura sostenibile anche sotto il profilo ambientale, culturale, economico e sociale. Come sono stati sviluppati questi ultimi aspetti, legati alla produzione del vino?

Innanzitutto La Baronia è l’unica delle nostre tenute che nasce su un vigneto che non è di nostra proprietà, ma è frutto di uno speciale progetto a cui siamo molto affezionati. È grazie alla collaborazione con la Fondazione Lucifero, proprietaria di queste terre magnifiche e ricche di storia, che siamo riusciti a realizzarlo. Qui il lavoro agricolo versava fino al 2011 in uno stato prossimo all’abbandono: l’incontro con questo luogo magico e con le persone che oggi gestiscono la Fondazione ha reso possibile la nostra avventura. Lasciandoci guidare come sempre dal criterio dell’avanguardia architettonica e del minimo impatto sul paesaggio, inoltre, tra le vigne abbiamo costruito una “Cantina smontabile”: una struttura piccola e leggera, di ferro e pietra, pensata per essere temporanea e interamente asportabile senza danno per il territorio. Infine, oltre ad occuparci del recupero dell’oliveto e dei sentieri, qui conduciamo una speciale ricerca su tre varietà reliquie: il Vitraruolo, la Lucignola e la Catanese Nera, tipiche della zona ma da tempo abbandonate.

Prima che tecnico ed economico, quello della vostra azienda è un progetto culturale, fondato sul recupero di antiche varietà ma anche sulla valorizzazione dei contesti territoriali. La Sicilia è la somma di mille contraddizioni: investire nell’Isola dà ancora i suoi frutti?

Non potremmo mai dire diversamente, soprattutto quando si parla della Sicilia enologica: l’abbiamo definita un “continente del vino”, in cui ogni territorio esprime una propria identità di terroir e di varietà che finalmente il resto del mondo comincia a conoscere e ad amare. Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre voluto costruire attorno al vino un sistema globale che include l’olio, l’ospitalità, la natura e la cultura. Abbiamo inaugurato quest’anno La Foresteria Palermo, un apartment hotel che eredita tanti anni di esperienza del nostro wine resort La Foresteria Menfi. E investiamo continuamente nel farci produttori di cultura, promuovendo un cartellone per tutta l’estate: il 30 giugno inaugureremo a Palermo, al Museo Salinas, la settima edizione della mostra Viaggio in Sicilia, frutto di una residenza itinerante per artisti fra le nostre tenute, mentre tra luglio e agosto ospiteremo la terza edizione di Sciaranuova Festival nel nostro Teatro in Vigna sull’Etna e la seconda di Santa Cecilia in Musica tra le vigne di Noto. Quello che vogliamo offrire e raccontare, insomma, è una vera e propria “Esperienza Sicilia”.

 Quali altri progetti avete per il futuro della Baronia e come sta rispondendo la città alla presenza di una azienda importante come la vostra?

La collaborazione con la Fondazione Lucifero e con le istituzioni locali ci ha consentito di instaurare subito un bellissimo rapporto con questo territorio. Sicuramente investiremo per poter realizzare anche qui, come già nelle altre cantine, le attività legate all’ospitalità e all’enoturismo.

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