Fumo negli occhi: Ecoporto – Autoporto

L’anno scorso, sempre a gennaio, era in scena l’ing. Panchavaktra, il magnate indiano, accompagnato da Sammy D’Amico, di Barcellona P.G., che annunciava l’imminente costruzione di un aeroporto.
L’area su cui costruirlo era stata inizialmente indicata a cavallo del fiume Mela, poi, spostata in area ex ASI (ora IRSAP), per un costo che inizialmente era stato indicato in 200 milioni e successivamente cresceva fino a sfiorare il miliardo di euro.
La presentazione dell’ing. Panchavaktra e il lancio del suo progetto fu fatta con una pagina intera sulla Gazzetta del Sud, poi gli incontri con Crocetta a Palermo e con il Consiglio Comunale di Milazzo.
Dopo un anno, nessuna notizia.
Ora è il turno dell’Ecoporto.
L’assessore Torre aveva provato a farlo inserire tra gli studi finanziati dalla Comunità Europea (progetto Interreg), ma senza successo.
L’area del progetto nel 2016 andava dal Tennis e Vela a San Giacomo, per un costo di circa dieci di milioni di euro. (link articolo comune di Milazzo )
Il progetto, bocciato dalla Comunità Europea sembrava fosse abortito, ma eccolo rinascere più grande di prima, importo previsto 150 milioni di euro.
Area occupata, dal Molo Marullo a Vaccarella.
Finanziatori?
Non meglio identificate società Cinesi.
Ancora una volta progetti enormi con finanziatori non chiari. Evaporerà anche questo con i primi mesi caldi?
Progetti che abbagliano e che fanno illudere una terra letteralmente affamata di lavoro, che così perde di vista ciò che invece è a portata di mano. Obiettivi raggiungibili senza scomodare i magnati dell’estremo oriente.
Il porto di Milazzo, infatti, grazie alle tasse generate dai pontili della Raffineria, fa incassare ogni anno ben 8 milioni di euro all’Autorità Portuale.
Una somma enorme quella che il porto di Milazzo ha messo nel “salvadenaio” dell’Autorità Portuale (oltre 150 milioni in 17 anni di Autorità Portuale) e che solo in minima parte è ritornata sul nostro territorio.
L’unico a trarne vantaggio, fino ad ora, è stato il porto di Messina, che in questi anni è diventato il maggiore terminale crocieristico siciliano, surclassando Palermo e Catania e che, con il “patto della Falce”, conta di rifare il look della zona falcata.
Non a caso a Messina sono preoccupati, molto più che a Milazzo dell’accorpamento con l’Autorità Portuale di Gioia Tauro, in quanto , come più volte affermato, sottrarrebbe a Messina le risorse generate dal porto di Milazzo.
A Milazzo, invece, in questi anni non è arrivato quasi nulla.
Per l’Autorità Portuale e per il gruppo Franza, il porto di Milazzo è destinato al traffico del gommato pesante (vedi HUB in zona ex Montecatini), e in caso di realizzazione del ponte sullo stretto, rilanciata oramai sia da destra che da sinistra, a “cantiere remoto”.
Vogliamo le navi da crociera a Milazzo?
Non c’è bisogno dei finanziatori cinesi e dell’ecoporto. Basterebbe dare seguito ai progetti inseriti da anni nei piani triennali dell’Autorità Portuale, per realizzare i quali vi sono anche i soldi.porto
Vogliamo un porto turistico che ospiti centinaia di barche e cantieri?
Anche in questo caso non ci sarebbe bisogno di attendere l’ecoporto ma basterebbe rivedere il piano regolatore del porto di Milazzo e gestire in modo più razionale l’area di acqueviole.hub porto
Senza elemosinare finanziamenti in India o in Cina, i soldi per rivoluzionare il volto del porto di Milazzo ci sono, e sono generati, al ritmo di 8 milioni l’anno, proprio dal nostro porto.
Nel comitato portuale, da sempre, siede anche l’amministrazione comunale di Milazzo.
E’ forse il caso di provare a far sentire la nostra voce.
Ovviamente è più comodo continuare a non fare niente, non elaborare alcuna strategia di sviluppo e “tirare a campare” aspettando la “manna dal cielo” o meglio dall’Asia, mentre continuiamo a farci depredare.

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