“Era l’alba. Storia di un risveglio”. Cronaca di una speranza

Melinda Giorgianni è una ragazza che sulla soglia della maggiore età impatta violentemente contro la vita che a causa di un incidente stradale sembra sfuggirle per 17 lunghi giorni di coma. In Era l’alba. Storia di un risveglio è la stessa Melinda a fissare su carta i distinti e piacevoli ricordi di quella apparente assenza che gettava nel dolore la famiglia e gli amici sempre al suo fianco e a ricostruire, con maggiore fatica, i momenti del risveglio. «Ma quei colori, quei profondi profumi, io li ricordo bene. Così nitidi come non ne ho visti né sentiti in questa falsa e vuota nuova vita» (p. 25).

La toccante prefazione di Antonio Lombardo, editore del volume, racconta come gli intrecci che solo il destino (a volte ironicamente beffardo) sa intessere ha fatto incontrare la famiglia del fondatore della storica tipografia milazzese con quella di Melinda. Uniti “da un sottile filo” nella stessa sala rianimazione, una vita piena e una ancora da costruire. I giorni passavano, i dolori si somigliavano, le speranza traballavano con la famiglia Lombardo che nella propria intimità sperava, anche conoscendo la generosità di Nonno Nino che avrebbe volentieri ceduto la sua di vita in cambio di quella della giovane ragazza. Queste speranze e preghiere si realizzano e proprie mentre Melinda inizia a svegliarsi, il vecchietto “dal pizzetto bianco” moriva. Ma il compimento dell’intreccio avviene qualche mese dopo quei drammatici istanti, quando Melinda deve scegliere i biglietti di invito per il suo diciottesimo compleanno proprio alla tipografia Lombardo e si scopre che la ragazza e Nino Lombardo erano uniti già dalla data di nascita: il 18 giugno.

Il libro scorre con un ritmo intenso e, nonostante la delicatezza del tema affrontato, parla al cuore e alla mente del lettore dalla prima all’ultima pagina. L’autrice sceglie tre registri stilistici, quasi a ricordare le tre corde di pirandelliana memoria: il registro narrativo, il registro scientifico e quello emozionale, quest’ultimo volutamente distinto anche dalla grafia in corsivo scelta per tratteggiare i pensieri più profondi della sua esperienza.

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Il risveglio per Melinda costituisce un secondo trauma che strappa la ragazza da uno stato di benessere al quale non voleva rinunciare: «(…) cerco di temporeggiare e rimanere ancora li (…). Allora un po’ controvoglia ma col cuore ormai troppo pesante per rimanere altrove, ritorno lì, dove piangono».

Il racconto traccia le tappe progressive grazie alle quali I ricordi e, soprattutto, le emozioni tornano alla mente con grande lentezza lasciando spesso a Melinda il dubbio che quella storia fosse accaduta realmente cosi come la raccontavano. Ricorrono immagini di frammenti e la stessa parola puzzle ritorna più volte a rappresentare un quadro che appare completo solo se tutti i pezzi sono messi al posto giusto, con la consapevolezza che due di quei tasselli – cui il libro è dedicato – non saranno più trovati: l’amico Tom, morto nel corso dello stesso incidente e la cugina Alba, morta qualche anno dopo, vittima anche lei di un incidente che riporta il dramma del coma nella famiglia di Melinda.

Gli strumenti per ristabilire la realtà sono la filosofia (Schopenhauer, Kant), poi la psicanalisi di Freud e gli studi universitari in Psicologia che, per Melinda, sono una vera e propria terapia.

La dimensione del dolore familiare, il significato della coscienza e del suo contrario, la fede e il ruolo della dimensione fantastica e del mito utilizzate in passato per dare forma alle paure e alle speranza (La Bella addormentata nel bosco, Biancaneve, Amore e Psiche) sono affrontati sulla scorta delle ricerche fatte da Melinda (ne sono testimonianza le cinque pagine finali di bibliografia di testi e articoli di natura specialistica)

La copertina bianca, il colore che in moltissime culture è scelto per i riti di passaggio ha per protagonista l’occhio che riflette l’arcobaleno, quello stesso occhio (sinistro) che Melinda fatica ad aprire anche dopo il risveglio e che, pur rimanendo a lungo chiuso, con la sua grande pupilla rimane sempre aperto su quell’esplosione di colori assaporato in quei 17 giorni.

«Ho raccontato la mia storia – scrive Melinda al termine del Capitolo 8 – perché mi sento onorata se non di essere rimasta lì in quella vita che ho riconosciuto reale, almeno di poterlo raccontare per chi non c’è più qui, e, soprattutto, per quanti soffrono la loro mancanza».

Il libro sarà presentato alla presenza dell’autrice, domani domenica 11 Febbraio alle ore 18 preso Eolian Milazzo Hotel.

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