Fiumara del Mela. La piccola grande lezione di Italia Nostra – Milazzo

antonio n isgròUscendo dalla sala nobile di Palazzo D’Amico, a conclusione dell’ultimo convegno organizzato da Italia Nostra, mi avvicino a un tavolo nel corridoio posto al di fuori della sala.

Prendo un depliant di Italia Nostra che si apre con la dicitura, ‘piccoli grandi gesti dal 1955’ e di seguito leggo una serie di parole d’ordine che riassumono la mission dell’associazione nazionale. Vale a dire, ‘la tutela del patrimonio storico artistico e naturale della Nazione’.

Non c’è alcuna retorica in queste finalità e nella loro descrizione, né nella composta, efficace e competente oratoria degli relatori al convegno ‘La fiumara del Mela. Dall’emergenza alla salvaguardia del territorio’.

fiumara-del-mela6 Era iniziato male il convegno, sia per le disastrose immagini dell’ultima alluvione dell’ottobre del 2015, sia per l’intervento pessimo del Sindaco di Milazzo che, noncurante dell’altissimo profilo dell’iniziativa, faceva differenze di approccio politico tra il non intervento post-2011, e il pronto (?) intervento post-2015, non ancora concretizzatosi del tutto, a suo dire, per lungaggini burocratiche che nulla hanno a che vedere con il lavoro della politica regionale.

stefano-maioSuccessivamente interveniva, Stefano Maio, presidente del comitato di Bastione, che, facendo riferimento ai ritardi e alle assenze della politica in questi anni, si ‘rallegrava’ dell’intervento dell’Esa che, a suo dire, ha permesso agli abitanti di Bastione di non ripetere una terza alluvione nel giro di cinque anni.

Dunque, il convegno entra nel subito nel vivo e nella sua parte più interessante.

Prende la parola l’architetto Cono Terranova, il quale con un fondamentale analisi storica e quindi tecnica, ci illustra la deviazione della fiumara a partire dalla metà del XIV secolo, in località San Cristoforo, all’altezza del complesso cimiteriale di San Filippo del Mela. Il fiume venne deviato dal sovrano Federico III d’Aragona, al fine di non danneggiare la masserie, le colture di grano e le attività del porto di Milazzo, verso la zona di Bastione. L’architetto Terranova ci fa vedere, in seguito, come comunque dal ‘500 a oggi numerosi sono stati le esondazioni con danni a persone e cose, e gli interventi anche a parziale ripristino dell’antica biforcazione, o di ritorno alla sua attuale deviazione.

Infine, ci informa della pericolosità che può avere qualsiasi ipotesi di un aeroporto del Mela, fornendoci il cattivo esempio dell’aeroporto di Madeira costruito sul mare e tenuto in piedi da più di cento piloni.





Di grande spessore gli interventi dei due geologi, Davide Gori e Roberto Iraci.

Il primo ci ha illustrato le criticità dell’alto alveo, soffermandosi sulle possibili soluzioni alle esondazioni, come la creazione di bacini artificiali con opere di scarico (sull’esempio di Parma), individuando anche nella località di Femminamorta il luogo in cui approntarne uno; il secondo nel suo intervento sulle ‘Criticità idraulico-naturali e mitigazione del rischio alluvionale’, con l’aiuto di alcune slide (così come anche Terranova e Gori), si è concentrato sulle difficoltà, ad oggi, nel comprendere la meteorologia applicata agli errori tecnici che possono portare alle alluvioni.

Partendo dal termine fiumara di cui si caratterizza l’ambiente calabrese e peloritano per la virulenza del suo impatto, Iraci, ci ha fatto notare come bisogna distinguere, nel caso delle alluvioni, tra fattori predisponenti, ovvero tutto quello che riguarda le modificazioni di una zona nel tempo da parte dell’uomo (deviazione del corso, deforestazione, abbandono all’incolto, demolizione delle montagne) e fattori occasionali (la quantità di pioggia che può cadere in un determinato numero di ore nello stesso punto).





Avvalendosi di un grafico  di censimento con una curva di probabilità pluviometrica (che calcola la quantità di pioggia in cinquant’anni), Iraci ci ha mostrato come il rischio di alluvioni può essere ridotto, ma non eliminato, perché il fenomeno meteorologico specie negli ultimi anni, si ripete con una violenza che irrompe inevitabilmente anche nelle devastazioni del territorio, a monte e a valle, che negli anni, nei secoli, abbiamo causato ancor prima delle alluvioni.

Penultimo l’intervento di Saro Celi, ingegnere del Genio Civile di Messina, il quale ha illustrato in maniera assai superficiale, a dire il vero, gli interventi di imminente (?) approvazione per lo svuotamento dell’alveo e la risagomatura del torrente, indicandoci, come dieci mesi, il periodo per la realizzazione degli interventi progettuali.

Infine ha chiuso, così come aveva introdotto, la conferenza, Guglielmo Maneri presidente di Italia Nostra – Milazzo, auspicando un attenzione per le proposte (una tra tutte: la centrale pluviometrica a monte, ovvero a Posto Leoni) e un effettivo risanamento di questo territorio, che non sia relegato solo ed esclusivamente all’intervento emergenziale.

maneriVera assente anche quando ha parlato, e non poteva essere altrimenti: la politica.

Tra gli interventi, c’è stato anche quello del sindaco di Santa Lucia del Mela, Nino Campo, capofila nel contratto di fiume che, a oggi, è pieno di buone intenzioni come le dichiarazioni dell’assessore regionale al Territorio, Croce, assente in sala, vero destinatario della piccola grande lezione di Italia Nostra – Milazzo.

Lezione che resterà negli anni e che ci auguriamo di poter leggere presto in una pubblicazione degli atti di questa giornata, a futura memoria di chi ha il dovere civile di onorare la propria mission, di rendere migliore il posto in cui vive, e di ricordare a chi dovrebbe avere una responsabilità politica che la tutela del nostro territorio viene prima di ogni altra cosa.





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