Fabrizio De Andrè: avviati i corsi alla Lute

francesco damico“Lascia che sia fiorito/ Signore, il suo sentiero/ quando a te la sua anima/ e al mondo la sua pelle/ dovrà riconsegnare/ quando verrà al tuo cielo/ là dove in pieno giorno/ risplendono le stelle”.

Così recita l’incipit di “Preghiera in gennaio”, canzone che Fabrizio De André, spentosi l’11 gennaio del 1999, volle dedicare all’amico e collega Luigi Tenco, morto suicida nel 1967 ed esponente, come lui, della celebre “scuola genovese” dei cantautori italiani.

De André è stato autore di brani indimenticabili che hanno segnato varie generazioni; alcuni dei suoi testi si trovano, ormai da molti anni, nelle antologie scolastiche, accanto alle opere dei poeti più illustri del Novecento.

Anche se egli ha sempre preferito, per sé stesso, la definizione di cantautore – sulla scorta della lezione di Benedetto Croce (“Fino ai diciott’anni tutti scrivono poesie. Dopo quell’età si distinguono i poeti veri e i cretini”) -, “cautelativamente,” come dichiarò una volta al giornalista Rai Vincenzo Mollica.

Nell’ambito dei corsi organizzati dalla LUTE di Milazzo, la prof.ssa Graziella Giorgianni, responsabile della Sezione Cultura di Legambiente del Tirreno, ha intrapreso un ciclo di lezioni dedicate alla vita e alle opere dell’artista genovese.

Il primo di questi incontri si è tenuto lunedì 8 gennaio; i prossimi avranno luogo sempre di lunedì, per diverse settimane, alle 17:00, all’Istituto “E. Majorana”. Legambiente negli anni ha instaurato una speciale sintonia con la ‘Fondazione Fabrizio De André’, di cui Pippo Ruggeri, presidente di Legambiente del Tirreno, è stato nominato socio onorario; e, in particolare, con Dori Ghezzi, moglie del cantautore, presente a Milazzo nel 2004 per assistere ad uno dei tanti concerti organizzati dall’associazione ambientalista in memoria di suo marito e, inoltre, per partecipare alla cerimonia di intitolazione della piazza a lui dedicata, iniziativa promossa da Legambiente col supporto dell’allora sindaco ing. Nino Nastasi.

Per l’occasione, venne pure piantato un gelsomino nella piazza, dalle mani della stessa Dori Ghezzi. “Milazzo rientra fra quelle città – non molte, a dire il vero – che hanno scelto di dedicare una via o una piazza a Fabrizio De André” ha ricordato la prof.ssa Giorgianni, prima di entrare nel vivo della lezione, incentrata sul tema “Le donne e l’amore nelle canzoni di De André”.

“Dalle sue opere traspare il cliché dell’uomo triste, solitario, con la sigaretta in bocca; in realtà De André era un tipo bohémien, magari schivo, sicuramente amante dei bagordi e della goliardia, nonché intimo amico di Paolo Villaggio” ha proseguito la docente. Dopo il primo matrimonio tormentato con Enrica Brignon detta Puny, da cui nacque Cristiano, il cantautore convola a seconde nozze con Dori Ghezzi, dalla quale avrà la sua secondogenita Luvi.

Nei primi anni ’70, De André inizia a collaborare con la Premiata Forneria Marconi, dando inizio così ad una rivoluzione musicale che abbraccerà gran parte del suo repertorio passato, oltre a condizionare quello futuro. “L’album ‘La buona novella’ rappresenta l’opera in cui confluisce tutta la cultura di De André” il pensiero espresso dall’insegnante; che è passata poi ad analizzare la tematica dell’amore e delle donne che alimentano l’universo musicale di De André, attraverso l’ascolto e il commento di alcuni brani ritenuti esemplari.

A partire da ‘La canzone di Marinella’, primo grande successo di De André (interpretato anche da Mina), che trae origine da un fatto di cronaca nera. Spiega la prof.ssa Giorgianni: “Da un lato, De André amava concentrare l’attenzione sulle donne vittime di sopraffazioni; dall’altro, abbiamo anche le donne oneste, perbene, rispettose dei canoni della società borghese”. Marinella è una ragazza di 16 anni, rimasta orfana e costretta da un destino crudele a fare la prostituta. Destino che la porterà ad incontrare un malfattore che la deruba e poi la uccide, gettandone il cadavere nel Tanaro. “I temi violenti vengono sempre stemperati da una musica dolce, quasi fiabesca. Nella canzone, l’assassino diventa l’innamorato che bussa ‘cent’anni ancora’ alla porta di Marinella”. In un altro capolavoro dell’artista genovese, ‘Bocca di rosa’, “abbiamo un De André più provocatorio, antiborghese, che si oppone al mondo di cui faceva parte, probabilmente anche grazie all’influsso di Paolo Villaggio”. “L’opposizione tra l’amore sacro e l’amor profano – continua la professoressa -, che emerge dalla canzone, rappresenta un cardine dell’universo poetico di De André.

In un’Italia ancora un po’ puritana, l’autore si mostra critico nei confronti della Chiesa e racconta in modo anticonvenzionale anche l’universo femminile. Sempre, però, con una musica molto leggera”. A seguire altre canzoni che hanno lasciato il segno, come ‘Via del Campo’ (da una musica di Enzo Iannacci), ‘Volta la carta’ e, per finire, la struggente ‘Rimini’, in cui si narra di una giovane rimasta incinta per una fugace avventura amorosa, tormentata dal dubbio se abortire la creatura che porta in grembo e vittima, intanto, dei giudizi poco lusinghieri dei propri compaesani. “Non si arriva mai all’oscenità, alla volgarità fine a sé stessa; a prevalere è, invece, un taglio romantico, un occhio umano, con cui si guarda a queste persone, gli ultimi, i diseredati, come a delle vittime di un sistema, incomprese se osservate con le lenti della morale comune”. Conclude Graziella Giorgianni: “Per accostarsi a Fabrizio De André, sarebbe opportuno cercare di seguire un percorso graduale, cominciando da un approccio testuale e poi anche musicale. Nelle sue opere esiste davvero un mondo tutto da scoprire”.

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De Andre: immagine realizzata da Nick Petrol

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