“Appuntamento a La Goulette” di Franco Blandi al Liceo Impallomeni

francesco damico

Proseguono al Liceo “Impallomeni” gli incontri letterari a cura dei professori Concetta Cicero, Alessandro Di Bella e Oriana Scampitelli, referenti del ‘Progetto Lettura e Biblioteca’.

Venerdì 2 marzo gli alunni delle quarte classi hanno assistito alla presentazione del libro “Appuntamento a La Goulette” (Navarra Editore) dello scrittore-giornalista siciliano Franco Blandi, dedicato alla massiccia emigrazione di italiani in Tunisia avvenuta nell’arco di un secolo, dal 1876 al 1976. Per l’occasione, gli studenti sono stati preparati dai docenti Crescenti, Lacamera, Loredana Stagno e Piera Zimmardi.

Franco Blandi, laureato in Scienze dello Spettacolo e delle produzioni Multimediali, oltre che in Scienze dell’Educazione e della Formazione, si è specializzato in Informatica presso l’Università della Calabria. Esperto di arti visive e formazione, è stato docente di materie informatiche, tecnologie multimediali, fotografia e video. Direttore artistico della rassegna “Nebrodi in corto Doc” nonché presidente dell’Associazione URIOS, culture, arti, solidarietà, ha fatto parte della direzione artistica dell’AIFF (“Acquedolci Independent Film Festival”). Attualmente ricopre l’incarico di direttore artistico di “Zyz – Annuario Fotografico Contemporaneo”, rassegna promossa dall’editore palermitano Navarra.

“Un secolo di emigrazioni che ha interessato ventisette milioni di italiani – ha introdotto il prof. Di Bella -. Nei Paesi d’arrivo il trattamento iniziale era terribile per i nostri connazionali: eravamo considerati mendicanti di professione, delinquenti, ladri, violenti, sfruttatori delle nostre donne e terroristi. Il libro affronta le dinamiche di accoglienza avvenute nel quartiere di Tunisi ‘La Goulette’, dove gli italiani, in maggioranza siciliani, sono stati inizialmente integrati dalla popolazione di origine araba, Dopo l’indipendenza (1956, ndr), molti governi hanno posto fine a questa esperienza di integrazione”.

baldi

Una storia di inclusione – prosegue il docente – che parte dal basso, dalla gente comune, e ci trasmette un’importante lezione: solo i cambiamenti che hanno una base democratica possono essere duraturi”.

L’autore ha spiegato i motivi alla base del suo interesse per una pagina poco conosciuta della storia dei rapporti tra italiani e tunisini: “Ho capito, presentando il libro in giro per il Paese, che ai giovani questa esperienza arriva in modo molto diretto. Sembra che il nostro appartenere all’Italia ci abbia fatto dimenticare una parte importante della nostra storia, fatta prevalentemente di emigrazione. Siamo andati ovunque, noi italiani, soprattutto noi siciliani. Oggi all’estero i nostri connazionali superano quelli presenti in patria”.

“Racconto la storia, quasi sconosciuta, di una generazione che si è spostata verso sud – in netta controtendenza rispetto all’andamento generale delle migrazioni -, in un periodo di forte crisi in Sicilia, poco prima e poco dopo l’Unità d’Italia. La mia opera è frutto di laboriose ricerche durate quasi due anni, tra la Tunisia e il Museo dell’Emigrazione in Umbria, impreziosite dalla collaborazione con lo storico siciliano Enzo Tartamella, che mi ha permesso di ricostruire in maniera precisa e puntuale episodi che mostrano tutti gli elementi e le contraddizioni del fenomeno migratorio. In primis, per quanto concerne lo ‘status’ di emigrante: chi emigra lo fa in genere perché dove sta c’è un problema che non gli consente di esplicitare la sua vita in modo sufficientemente decente. Questa è una caratteristica che accomuna tutti i migranti. L’altro elemento attiene alla condizione di integrazione: i processi importanti e duraturi originano sempre da una consapevolezza che parte dal basso, senza che ci sia bisogno di un’imposizione dall’alto. In questa storia l’integrazione si è realizzata nella maniera più semplice possibile, cioè attraverso la conoscenza reciproca di due popolazioni che erano molto diverse tra loro”. “Italiani e tunisini – aggiunge il dott. Blandi – vivevano in case vicine e presto cominciarono a capire le rispettive usanze ed espressioni linguistiche. Ciò dimostra che l’integrazione non solo è possibile, ma anche facilmente realizzabile. Pure in materia religiosa. Infatti, in quel periodo furono frequenti gli scambi e la partecipazione reciproca alle festività religiose”. Congedandosi con un interrogativo rivoltogli da un ragazzo tunisino: “Uno studente in Tunisia mi ha chiesto: perché se un vostro figlio, in Italia, decide di venire in uno qualsiasi dei Paesi da cui proveniamo noi, lo fa in modo tranquillo e regolare, e invece, se decidiamo noi di fare la stessa cosa, il percorso diventa molto più tortuoso e viene passata al setaccio tutta la nostra famiglia? Ecco le contraddizioni dei tempi attuali: nascere in un determinato posto ci dà la condizione della mobilità, che è sinonimo di libertà: un diritto che in molte parti del mondo viene negato ancora oggi. Invece, se ognuno avesse la libertà di spostarsi, molti africani verrebbero in Italia e magari poi deciderebbero di tornare nel proprio Paese”.

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