Sul porto apriamo gli occhi anche noi

Il Sindaco di Messina Accorinti, in un articolo pubblicato il 5 febbraio sulla Gazzetta del Sud, ricorda come interventi quali la “via Don Blasco per 4,5 milioni, il nuovo porto di Tremestieri per oltre 20 milioni, il recupero della cittadella fieristica per circa 16 milioni, senza i soldi dell’Autorità Portuale difficilmente si sarebbero potuti realizzare, anche in considerazione che Messina si trova in stato di pre-dissesto e dispone di modeste risorse finanziarie”.

Sempre sulla Gazzetta del Sud di qualche giorno fa invece il giornalista Lucio D’Amico in un articolo sull’Autorità Portuale di Messina –Milazzo definiva l’accorpamento con l’AP di Gioia Tauro come:

un grande imbroglio architettato per declassare Messina e fare incamerare ad altri i cospicui fondi provenienti dal porto di Milazzo”.

Chiudeva il pezzo con un’esortazione:

Apriamo gli occhi, buddaci, apriamo gli occhi!

Qui a Milazzo invece, comune da anni in dissesto, gli occhio dobbiamo continuare a tenerli chiusi.

Il porto di Milazzo, che riempie il “salvadanaio” dell’Autorità Portuale con circa 8 milioni di euro l’anno, riceve quasi niente.

L’AP di Messina – Milazzo potrebbe fare investimenti tali da cambiare il volto del nostro porto e della nostra economia, ma evidentemente i nostri politici, a differenza di quelli di Messina, non sono interessati, o comunque sul porto non hanno una visione condivisa.

Gli investimenti che può realizzare l’AP sono sulla zona di propria competenza, quindi sul porto “storico” e sulla zona di Acqueviole.

Se dobbiamo dare una connotazione turistica al nostro porto perché non puntare a valorizzare quella zona? Anche le attività di cantieristica lì presenti ne potrebbero trarre vantaggio.

Il Sindaco Formica, in una recente intervista, sostiene che un porto ad Acqueviole sarebbe troppo vicino alla Raffineria.

Eppure, la distanza tra Acqueviole e i pontili della Raffineria è di circa 600 metri, contro i 1000 metri di distanza con il proposto ecoporto in Marina.

Bastano 400 metri di mare aperto per non vedere più la Raffineria?

Appena 400 metri in meno per bocciare senza appello Acqueviole?

Eppure con la realizzazione del porto turistico ad Acqueviole si andrebbe a valorizzare e migliorare un’area attualmente semi degradata, che non costituisce di certo un bel biglietto da visita per gli 800.000 turisti che la attraversano ogni anno per imbarcarsi per le Eolie.

La Marina Garibaldi è invece già bella e la realizzazione di ulteriori mini o mega porti non farebbe che peggiorare la zona, intasandone la viabilità e soffocando definitivamente quel che rimane del nostro quartiere dei pescatori.

Inoltre in Marina Garibaldi, l’Autorità Portuale, che, come hanno ben capito i messinesi, è l’unico ente in provincia con i soldi in cassa, non può intervenire.

I soldi per l’ecoporto, quindi, dovrebbero tutti arrivare dagli investitori privati (gli stessi che dovevano finanziare gli interventi dell’art bonus?), anche per le opere a terra, comunque necessarie.

Vi è quindi il rischio che invece di un mega ecoporto da 150 milioni di euro, si realizzino solo mini porticcioli che, come i due già esistenti, producono ben pochi vantaggi e non darebbero quel “cambio di passo” tanto sperato per lo sviluppo turistico di Milazzo.

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