I circoli e la città

Nella nostra carrellata sui circoli cittadini scomparsi un ricordo particolare merita il

CIRCOLO DIANA

che durante la sua attività è stato quello che ha fatto conoscere la nostra città oltre i confini nazionali e parlare le cronache sportive della stampa estera anche oltre la cortina di ferro.

Lo spazio ci è tiranno,la lodevole attività molteplice del sodalizio è difficile riassumerla in uno scritto per cui insieme allo storico Girolamo Fuduli ci ripromettiamo di tornare sul tema in modo più ampio,in altra sede ,anche con proiezioni fotografiche.

Il nostro vuole essere un omaggio doveroso verso chi ha speso disinteressatamente e per amore per la città energia e tempo per valorizzarla turisticamente con le manifestazioni sportive.

Il circolo venne fondato da 22 soci ed il primo consiglio direttivo risultò così composto :

Presidente : Cav. Francesco Sfameni

V.Presidente : Avv. Mario Calì

Segretario : Avv. Domenico Sibilla

Cassiere : Dott. Pietro Gemelli

Deputato di sala : Cav. Emanuele Cocuzza

Sindaci : Rag. Francesco Lo Presti

Dott. Giuseppe Fogliani

Rag. Antonino Del Bono

L’art.1 dello Statuto approvato dalla assemblea all’atto della costituzione così recitava :

“E’ costituito in Milazzo il circolo Diana apolitico,con lo scopo di incrementare e tutelare lo sport della caccia,del tiro e delle attività ad esso inerenti come mezzo di sviluppo turistico della città.”

Tutta l’attività del circolo è stata sempre finalizzata al perseguimento dello sviluppo turistico della città.

Al circolo vennero concessi,dall’amministrazione Fogliani, i locali dell’edificio costruito dall’impresa Giuffrè sotto la direzione dell’ing. Bartolo Traina che da allora è denominato “Paladiana”.

L’attività del circolo che non si limitò solo alle gare di tiro a volo registrò sempre un crescendo di successi.

Dopo la presidenza Sfameni seguì la lunga e prestigiosa presidenza dell’avv. Domenico Sibilla.

Tutti gli anni sono state svolte più gare di tiro a volo.

Quelle più importanti a livello nazionale ed internazionale sono state quelle denominate: “Gran Premio Trinacria- Meeting internazionale di fraternità”,alle quali hanno partecipato tiratori provenienti dagli Stati Uniti, Canada,Germania, Malta,Svizzera,San Marino,Ungheria,Spagna,Andorra,Belgio,Lussemburgo,Francia,Romania,Bulgaria,Inghilterra,

Scozia,Austria, Argentina, Venezuela.Hanno gareggiato le medaglie d’oro delle olimpiadi di Melbourne (Rossini),Tokio (Mattarelli),Los Angeles e Mosca (Giovannetti),Roma (Dumitrescu)

Nonché i campioni del mondo : Ronchi, Pera, Venturini,Cioni,Danna, Leon Bozzi (Argentina).

Tutti i tiratori venivano spesso con le famiglie e si fermavano a Milazzo per più giorni dopo le gare.

Fra le manifestazioni svoltesi al Paladiana ricordiamo :

Congresso dei Presidenti delle Proloco siciliane presieduto dall’on. Santi Recupero

Congresso dei veterinari dell’Italia centro meridionale

Congresso di studi filosofici su Rosmini

Rappresentazioni estive di opere liriche dal 1950 al 1961

Riunioni letterarie e rappresentazioni di commedie di Pirandello

Mostre di pitture

Mostra dei cimeli di Luigi Rizzo

Presentazione di libri di poesie e romanzi

Manifestazione di aeromodellismo

Il circolo organizzò anche un concorso giornalistico che venne vinto da Gigi Billè

Scuola di scherma e tante altre attività.

Una delle prime iniziative del circolo,come ha ricordato in una sua conferenza il presidente Sibilla,è stata quella di invitare tutti i direttori di albergo della città a comunicare ai loro ospiti che erano a disposizione tutti i locali del circolo Diana,dove gratuitamente potevano giocare a biliardo ed a carte.

Purtroppo l’attività cessò per volontà del Comune ,come narrato dall’avv.Sibilla, nella sua conferenza tenuta per iniziativa della Società Milazzese di Storia Patria.

Concludiamo questa sommaria pagina di storia con l’auspicio che il Paladiana torni alle glorie sportive del passato.

 




I circoli e la Città – 3

Continuando la nostra breve carrellata sui circoli, quali centri di aggregazione e di socializzazione, che c’erano nella nostra città, un ricordo merita

IL CIRCOLO PROGRESSO

Che aveva sede in un palazzo della Marina Garibaldi, quasi di fronte alla statua della Libertà, ed a poche diecine di metri dal circolo Duca di Genova .

Mentre il circolo Duca di Genova era chiamato anche circolo dei nobili perché frequentato  dalla nobiltà locale, il circolo Progresso, creato dalla omonima società di mutuo soccorso, era il circolo della Borghesia professionale,imprenditoriale ed impiegatizia.

Della borghesia che in quell’epoca costituiva lo zoccolo duro dello Stato per il contributo notevole per la crescita economica, intellettuale e sociale del paese.

Anche i soci del Progresso, nei caldi pomeriggi estivi, si sedevano nelle poltroncine che venivano piazzate sul marciapiede a gustarsi insieme al tradizionale gelato il passeggio che si svolgeva nella Marina.

Poiché del circolo era socio mio fratello Giuseppe ho avuto modo di frequentare i locali diverse volte.

Anche questo circolo costituiva un fiore all’occhiello della società cittadina.

Un ricordo merita anche la

SOCIETA’ SPORTIVA

Che prima della guerra aveva sede nella Marina Garibaldi, nel palazzo Bonaccorsi, nel quale a piano terra c’erano ance il tabacchino di Piraino e due sartorie (Cannistrà e Codraro).

Era sede sia della società calcistica, sorta nel 1937, sotto la presidenza del dott. Giuseppe Isgrò, che della società di atletica leggera della quale facevano parte molti giovani studenti iscritti alla GIL.

Le vicende della squadra di calcio, fino al 1994, sono narrate in un libro a firma del dott. Pietro Salmeri e Giovanni Petrungaro.

Della attività della atletica leggera, anche questa sotto la guida del dott.Giuseppe Isgrò, si è persa un po’ la memoria anche se nel  breve periodo di attività prima della guerra del 1940-45 i giovani milazzesi hanno gareggiato in molte città conquistando molti premi.

Ero ragazzino più volte ho accompagnato al campo sportivo mio fratello Melino che gareggiava nei 110 metri ad ostacoli e nel salto in lungo ed ha avuto buoni risultati sia a Ragusa che a Firenze.

Ricordo Mimmo Soldino (salto con l’asta), Bonina (maratona), i fratelli Romano, Nino Oliva, Cannata, Aricò, ecc.-

Poi con la guerra si chiuse questo periodo sportivo e si dispersero le energie perché solo qualche sopravvissuto tornò al paese natio.

E’doveroso anche ricordare la benemerita attività della

SOCIETA’ OPERAIA NATALE PUGLISI

Che nei tempi in cui la macchina da scrivere era una rarità negli uffici pubblici e le grosse società usavano ancora il libro copialettere con il torchio che fu simbolo del Partito dell’Uomo Qualunque, istituì una scuola serale di dattilografia che contribuì ad aprire nuove strade e nuove possibilità di lavoro ai giovani di ieri.

Oltre ai corsi di dattilografia la società Operaia istituì corsi di disegno, di pittura e di stenografia.




Il Quartiere spagnolo

Nelle vecchie stampe la salita della via G. B. Impallomeni risulta sbarrata da un muro che collegava le due ali del Quartiere Spagnolo.

Al centro del muro figura una porta, il che fa presumere che negli anni della sua costruzione veniva chiusa per controllare e limitare l’ingresso al vecchio Borgo che sorge ai piedi del grande Castello denominato anche città murata.

Un paese, come il nostro, dal clima mite, che offre ai visitatori dei panorami incantevoli (esempio: l’alba vista dalla Marina Garibaldi ed il tramonto dalla spiaggia di ponente ), ricco di eventi di grande rilievo storico ha tutte le qualità per essere inserito anche nei circuiti storico-culturali perché ogni luogo ed angolo della città, nei molti secoli di vita, è stato testimone di episodi storici ed anche perché vi sono, oltre al castello, altre testimonianze materiali da tutelare per non far perdere la memoria del nostro passato.

Il mancato finanziamento, richiesto dal comune,delle necessarie opere per l’agibilità e la fruizione della ala di ponente del Quartiere Spagnolo, ritengo che quasi certamente non sarà accettato dalla amministrazione comunale che sicuramente interverrà per difendere il buon diritto della città, anche perché non si può supinamente assistere al depauperare del patrimonio che può costituire fonte di

gettito.

E’ un dovere che tutti abbiamo nei confronti di chi ci ha preceduto e nei confronti dei posteri ai quali non possiamo lasciare rovine materiali.

Mi pare giusto segnalare, anche se molto sommariamente ed a grandi linee, un ricordo storico.

La costruzione del Quartiere Spagnolo fu iniziata nel 1585 su progetto di Camillo Camilliani, regio ingegnere, per alloggio dei militari che presidiavano Milazzo.

Il fabbricato terminava ad est con un fortino e la porta di San Gennaro e ad ovest con altro fortino e la porta Emanuella.

Costituiva così una ulteriore difesa della piazzaforte.

Inizialmente il fabbricato era due piani. A seguito del terremoto del 1908 venne demolito il piano superiore, mentre la porta venne demolita per allargare la strada nel 1930.

Nei primi decenni del secolo scorso il fabbricato fu utilizzato come caserma della Compagnia Disciplina nella quale prestavano servizio “sergenti di ferro”per addestrare i militari.

Nel periodo del regime fascista nell’ala di levante del fabbricato aveva sede la GIL (Gioventù Italiana del Littorio) per le riunioni del sabato fascista, da molti chiamato anche pre-militare, i Balilla, i Marinaretti e gli Avanguardisti.

Nell’ala di Ponente aveva sede la Dicat (Milizia per la difesa antiaerea territoriale).

Dopo qualche anno dalla fine della guerra l’ala est (dove ora ha sede l’Antiquarium) divenne sede dell’avviamento femminile Zirilli e dopo pochi anni sede della Scuola Tecnica Antonello da Messina.

Nell’ala ovest, prima di essere sbarrata come si presenta oggi, trovarono ospitalità, per qualche anno, i vigili del fuoco, prima di tornare ai magazzini del porto, ed in una stanza, per un breve periodo, la CGIL.




Centenario della impresa di Premuda

luigi celebre

La mattina del 10 giugno di cento anni fa il capo semaforista di Monte Cappuccini inviava ad Ancona il seguente telegramma :

“”MIGLIA 15 NORD EST, DUE MOTOSCAFI SCARICHI DI SILURI, CARICHI DI ONORE E GLORIA DIRIGONO IN PORTO.””

Il nostro concittadino LUIGI RIZZO aveva compiuto una impresa epica della quale ne parlarono i giornali di tutto il mondo e che risollevò il morale dei nostri soldati nel mentre l’esercito dello impero austro-ungarico si preparava per la battaglia del solstizio d’estate.

Il Comune non ha ricordato la data nemmeno con un manifesto.

rizzo luigi home




I circoli e la città: Il Circolo Universitario

luigi celebre

Nel primo articolo abbiamo parlato del Circolo Duca di Genova inteso Circolo dei Nobili e ciò perché quasi sicuramente era il più antico sorto a Milazzo.

Un ricordo fra i circoli scomparsi merita il Circolo Universitario “Nino Catanzaro”.

Il circolo nel tardo dopoguerra aveva sede ,ove rimase per molti anni, in via Francesco Crispi in due vani piano terra sotto la veranda del palazzo Bonaccorsi.

Palazzo che nel corso dei bombardamenti aerei del luglio agosto 1943 era stato colpito dagli spezzoni incendiari e conseguentemente ,a seguito dell’incendio, erano rimasti soli i muri perimetrali.

Il circolo venne costituito dopo pochi mesi dalla fine della occupazione della città dalle truppe anglo americane che l’avevano occupata il 15 agosto 1943.

Sorse per iniziativa di intraprendenti giovani universitari e giovani laureati con grande voglia di fare per contribuire alla rinascita del paese che era stato in gran parte distrutto dalla guerra.

Venne intitolato a “Nino Catanzaro”,caduto per la Patria.

Mi pare doveroso ricordare ,anche se brevemente, chi era Nino Catanzaro.

Era un giovane milazzese,discendente di una antica nobile e stimata famiglia cittadina che in giovanissima età rimasto orfano di madre ed era cresciuto sotto la guida della zia paterna Ninfa.

A Milazzo aveva molti amici non solo fra i coetanei anche per il suo carattere aperto.

Diplomatosi al Nautico di Messina era entrato all’Accademia Navale di Livorno conseguendo il titolo di ufficiale del Genio Navale.

Poiché dal 10 giugno 1940 l’Italia era in guerra inizialmente contro la Gran Bretagna e la Francia il Catanzaro ,col grado di S.Tenente del Genio Navale, venne imbarcato sul sommergibile “Saint Bon”impiegato in missione belliche.

Nel corso dell’ultima missione il nostro sommergibile il mattino del 5 gennaio 1942 alle ore 5,42, all’altezza di Punta Milazzo venne silurato ed affondato ad opera del sommergibile inglese

Upholder.

Dei 57 membri dell’equipaggio se ne salvarono solo tre che vennero raccolti dal sommergibile inglese.

La notizia della morte del Catanzaro rattristò tutta la cittadinanza.

Per una ironia della sorte la morte lo colse all’età di 21anni in prossimità della città natia che egli quasi sicuramente stava guardando con nostalgia.

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Sin dalla sua costituzione il Circolo Universitario si rese artefice di molte apprezzate iniziative con una dinamicità encomiabile segno della grande voglia di superare le avversità dopo i disastri della guerra che era già passata dalla nostra città e continuava ancora nel nord Italia.

Per continuare la tradizione delle filodrammatiche locali costituì una sua sezione che affidò alla guida e alla direzione del regista Ciccio La Rosa e che debuttò nel dicembre 1944 al teatro Trifiletti.

Vennero organizzate feste da ballo che si svolsero a volte nell’atrio del Carmine ed altre nel Molo Marullo al suono delle orchestrine locali.

In occasione delle annuali feste della matricola che coinvolgevano molti soci del circolo veniva pubblicato ,per l’occasione, un giornaletto numero unico che riscuoteva successo perché con spirito goliardico parlava di personaggi e di problemi cittadini.

Un anno venne pubblicato il ruolo della Imposta di Famiglia (era una tassa comunale) .La pubblicazione provocò molte polemiche.

Quasi certamente era il circolo più fornito di pubblicazioni periodiche di diverse tendenze ( esempio : Il Mondo di Pannunzio e Candido di Guareschi) oltre che dei quotidiani locali .

Ora anche questo circolo purtroppo non c’è più.

Un luogo di aggregazione e di confronto in meno con il rischio di diventare sempre più individualisti.




Mestieri scomparsi: i Maniscalchi

luigi celebre

Al tempo delle carrozze,dei calessi e dei carretti, da noi, vi erano i maniscalchi.

Erano dei fabbri ferrai esperti a ferrare i cavalli, i muli, e gli asini.

In quel tempo vi era anche un abbeveratoio per gli animali in via Migliavacca vicino al rinomato esercizio di prodotti alimentari e per l’agricoltura di don Mariano Di Bella.

Vedere lavorare i fabbri-maniscalchi che ferravano i cavalli era molto suggestivo: rendevano il ferro rovente e poi a colpi di martello ben assestati lo piegavano per fargli assumere la forma desiderata.

Era necessaria molta forza e grande maestria.

Forse per l’ammirazione della loro bravura vennero chiamati maniscalchi, titolo che nelle corti medievali corrispondeva ad alto dignitario.

Il mestiere del fabbro ferraio venne lodato anche dal poeta Francesco Dell’Ongaro del quale mi piace ricordare alcuni versi della poesia “Il Lavoro”:

“…..batto il metallo sopra l’incudine

Poi che la fiamma lo rammolli.

…….foggio l’aratro ch’apre la terra

Onde la gente s’abbia il suo pan;

Picchia, o martello, squilla sonoro !

Viva l’Italia! Viva il lavoro ! “

I fabbri- maniscalchi che c’erano a Milazzo erano dei bravissimi artigiani in grado di produrre anche degli artistici oggetti in ferro.

Il loro lavoro, la loro maestria attirava la curiosità di noi ragazzi.

Non so quanti erano, ricordo però che uno aveva bottega all’inizio della via che conduceva alla frazione San Giovanni, altri erano “supra u ponti”( via Migliavacca) .

Il ferro di cavallo era considerato da molti un amuleto porta fortuna e non era raro vederne qualcuno appeso dietro le porte delle abitazioni.

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Per il trasporto venivano utilizzati oltre ai cavalli, muli ed asini anche i buoi che con andatura molto lenta trainavano i “carrametti” (carri lunghi e stretti ) sui quali prevalentemente venivano caricate delle botti.

Altra curiosità per i più giovani che quasi sicuramente non conoscono:

al porto venivano affittati dei carrettini a mano, così chiamati perché la funzione di traino veniva esercitata non dagli animali ma dalle persone.

E’ pacifico che venivano trasportati con tali carrettini oggetti e merce di non eccessivo peso.

Però era sempre faticoso.

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Mestieri scomparsi: Cocchieri e Carrettieri

luigi celebre

Ormai come presenza folkloristica solo in qualche festa importante od in occasione di qualche matrimonio si vede una carrozza trainata da cavalli.

Prima, fino agli anni ’60 del secolo scorso, vi erano a Milazzo numerose carrozze trainate da cavalli e guidate dai cocchieri.

In quel periodo le autovetture non erano ancora molte anche se erano superiori al periodo del dopoguerra.

Per maggiore conoscenza è bene ricordare che nel gennaio del 1944, come riportato in un dettagliato elenco nominativo pubblicato sulla rivista Milazzo Nostra diretta dal prof. Lino Cannistrà, a Milazzo vi erano appena 65 autovetture e 16 motociclette.

Oggi,dopo appena 74 anni, il raffronto  è impressionante  perché il progresso scientifico si è sviluppato con una velocità maggiore rispetto ai secoli precedenti.

L’affermazione del “gommato” ha rivoluzionato l’attività del trasporto rendendolo molto più celere provocando la fine di vecchie attività con ritmi più lenti che consentivano maggiori rapporti umani.

Mentre ora tutti siamo soli in mezzo ad una moltitudine di persone.

Le carrozze da noi sostavano nella piazza della stazione ferroviaria, in attesa di eventuali viaggiatori, altri in piazza del Carmine.

Nel pomeriggio ad attendere il vapore che proveniva dalle Eolie alcune carrozze sostavano nei pressi dello imbarcadero di legno.

Il servizio di procaccia postale per il trasporto dei sacchi di lettere dall’ufficio postale alla stazione ferroviaria e viceversa  e per il recapito dei pacchi a domicilio era affidato in appalto a don Giovannino Sottile che lo effettuava con una carrozza guidata da un anziano cocchiere.

Fin quando al Castello vi era un importante carcere giudiziario, istituito nel 1870, nel quale nel periodo fascista spesso furono reclusi importanti uomini politici che dovevano scontare il confino a Lipari, i detenuti che arrivavano con i treni venivano prima fatti sostare in una apposita cella con gabbia di ferro che era nella vecchia stazione ferroviaria e, poi con le carrozze, scortate dai Carabinieri, fino al bastione di Santa Maria.

Il restante tragitto lo percorrevano a piedi sia i detenuti che i carabinieri.

Le file di carrozze, spesso lunghe, non sfuggiva alla curiosità degli abitanti che affacciavano davanti le porte di abitazioni.

Nella salita del quartiere (via G.B.Impallomeni) le carrozze procedevano zig-zag ed i carabinieri per alleggerire il carico li scortavano camminando a piedi.

I cocchieri milazzesi svolgevano la loro attività con passione e si compiacevano di avere cavalli maestosi e veloci.

Quasi tutti in occasione dei festeggiamenti del Santo Patrono della città partecipavano alle corse dei cavalli  che si svolgevano al Tono.

I più giovani gareggiavano anche in altre località ed i più ardimentosi andavano a correre nel rettilineo di Cassibile (località storica perché il 3 settembre 1943 venne  firmato l’armistizio senza condizioni).

Si può dire che i versi della romanza “quanto è bello guidare i cavalli” dell’operetta Acqua Cheta siano stati ispirati anche dalla loro passione.

Capitava che quando le carrozze erano prive di passeggeri nel ferro posteriore si sedeva qualche ragazzo un po’ impertinente.

Al grido “arreti a carrozza” fatto da qualche passante il cocchiere azionava la frusta  per allontanare l’abusivo passeggero.

Per noi ragazzi del borgo il migliore cocchiere era don Pietro il quale quando aveva la carrozza vuota, a nostra richiesta, ci portava in giro per cinquanta, cento metri.

Durante i bombardamenti aerei dell’estate del 1943 una bomba colpì la stalla di don Pietro distruggendo conseguentemente la carrozza ed ammazzando il cavallo.

Per un certo tempo don Pietro senza carrozza sembrava un pesce fuor d’acqua.

Dopo qualche anno riuscì a riprendere l’attività con una nuova carrozza ed un baldanzoso cavallo, cosa che fu salutata con gioia da tutti coloro che lo conoscevano.

In occasione dei pellegrinaggi a Tindari  le famiglie della alta borghesia noleggiavano delle carrozze per raggiungere il santuario, molti devoti percorrevano la strada a piedi impiegando oltre dodici ore ed altri ancora noleggiavano dei carretti.

Oltre alle carrozze di servizio pubblico vi erano quelle delle famiglie della aristocrazia.

Un po’ tutti i proprietari terrieri avevano il calesse trainato dal cavallo o dall’asinello sardegnolo.

Un ricordo meritano pure i  CARRETTIERI che erano numerosi e che in tutte le stagioni ed anche col cattivo tempo trasportavano la merce da e per Milazzo.

Nelle prime ore del mattino giungevano a Milazzo molti carretti provenienti anche dai paesi vicini per rifornire i negozi alimentari e quelli di frutta.

Ad accoglierli c’erano alcuni sensali che li accompagnavano dai vari commercianti.

I carrettieri erano una ricca, forte corporazione, anche se non formalmente, per cui fecero anche costruire per la loro associazione una cappella al cimitero.

I carretti erano trainati da cavalli o da muli e viaggiavano spesso anche di notte alla flebile luce del lume posto sotto il carretto.

Un ricordo doveroso a questi benemeriti lavoratori che hanno contribuito in tempi difficili  e con fatica alla crescita del paese.

carmine

carrozza




I Circoli e la Città

luigi celebre

Negli anni trascorsi a Milazzo vi erano diversi circoli che, col tempo, uno alla volta, sono scomparsi senza che al loro posto ne sorgessero altri.

I circoli nel passato sono stati importanti centri di aggregazione non solo dopolavoristici ma anche come punto di incontro di amici e di confronto delle opinioni che avveniva nelle conversazioni che spesso si facevano fra i soci.

In una società come la nostra, sempre più individualista, i circoli assolvevano ad una funzione sociale importante.

Fra quelli scomparsi ricordo: il circolo Duca di Genova che aveva sede nella Marina Garibaldi e poi si trasferì a Piazza Roma e che dal popolo era inteso come circolo dei nobili, il circolo Diana che aveva sede nel complesso Diana, il circolo Progresso della omonima società di mutuo soccorso che aveva sede nella Marina Garibaldi, il circolo universitario “Nino Catanzaro” che nel dopoguerra era in via Crispi a piano terra del palazzo Bonaccorsi, la società sportiva Milazzo che prima della guerra era in Marina Garibaldi.

Milazzo,come un po’ tutti i paesi di mare col porto, è stato sempre accogliente con i forestieri.

La crescita demografica è stata sempre proporzionalmente superiore rispetto agli altri comuni della provincia sia per il carattere ospitale dei naturali che per la presenza ,da oltre due secoli di industrie, prima molitoria e di lavorazione del pescato delle tonnare, e, poi man mano di trasformazione dei prodotti del suolo (sansificio, distillerie, pastifici, ecc.) e per i conseguenti commerci, tutte attività che assicuravano , anche allora, redditi maggiori e meno aleatori perché non soggetti a fattori climatici.

I circoli , nel tempo, servivano anche per una maggiore assimilazione fra i naturali ed i forestieri con lo scambio culturale, con l’accettazione e l’adeguamento di mode nuove e, delle tradizioni locali che venivano fatte proprie dai nuovi arrivati che si innamoravano della città tanto da considerarsi milazzesi a pieno titolo.

Questa breve premessa agli amarcord che seguiranno,non solo per un dovuto sguardo al passato, alle nostre radici, ma nella speranza di un sussulto di orgoglio che ci consenta di continuare le tradizioni e i discorsi interrotti.

IL CIRCOLO DEI NOBILI

Il circolo dei nobili a Milazzo era già esistente nel 1877, quando il Duca di Genova, Tommaso di Savoia,fratello della regina Margherita ( moglie del re Umberto I) visitò Milazzo e soggiornò alcuni giorni ospite di Francesco Carlo Bonaccorsi, come ha raccontato il compianto storico Nino Micale, mio carissimo amico,in una sua pubblicazione del 1988.

In tale occasione al Duca di Genova, membro di casa reale, venne offerto dal circolo un ricevimento e da quel giorno il circolo venne intestato “Duca di Genova”.

Come su tutti i castelli si favoleggia di apparizioni di fantasmi di guerrieri e di dame così anche per i circoli esclusivi si favoleggia di sontuosi ricevimenti, di cavalleresche sfide a duello, e di fortune dilapidate od acquistate al gioco d’azzardo.

Il circolo Duca di Genova aveva numerosi soci sia perché molti nobili titolati abitavano nella nostra città ed anche perché era aperto alla aristocrazia industriale, alla alta borghesia imprenditoriale ed alla dirigenza statale.

Dopo la prima guerra mondiale (1915-18) zu Nino, un bracciante spesso disoccupato perché il lavoro scarseggiava anche allora,ruppe tirando pietre gli artistici lampioni che illuminavano l’ingresso del circolo con l’intento, riuscito, di farsi arrestare al fine di non perdere il vitto speciale (maccheroni al sugo, carne a ragù e vino ) che, l’11 Novembre, compleanno del re Vittorio Emanuele III, veniva distribuito ai carcerati.

Quando la sede del circolo era nella Marina Garibaldi , nei pomeriggi estivi, dopo il passaggio dell’autobotte del comune che innaffiava la Marina Garibaldi perché la strada era polverosa perché in terra battuta,il cameriere del circolo metteva sul marciapiede per i soci le poltroncine di vimini.

Nel periodo di carnevale venivano organizzate feste da ballo alle quali partecipavano anche invitati. Il martedì di carnevale le danze si interrompevano a mezzanotte per la “fagiolata”.

Fra le leggende metropolitane che circolavano si narrava che ad un aspirante socio venne richiesto il possesso di una villa in città. Questi accettò la condizione imposta e fece costruire una delle più belle ville.

Altra leggenda metropolitana era quella relativa ad alcuni soci che una sera non resistendo al profumo delle caldarroste che proveniva dalla strada li acquistarono mangiandole nei locali del sodalizio provocando un borbottio di disapprovazione per la violazione della etichetta.

Da questo vero o presunto episodio si dava per certo la nascita del circolo Tennis e Vela.




Scalpellino – Un mestiere scomparso

luigi celebre

Fino al tardo dopoguerra vi erano a Milazzo un discreto numero di scalpellini.

Alcuni di tali artigiani risiedevano al borgo.

Ci voleva buona maestria per lavorare i blocchi della lava dell’Etna per farne pavimentazione delle strade e dei marciapiedi.

Il lavoro veniva eseguito con mazzotta o martello e scalpello, dal quale prendeva il nome la professione, e non si limitava solo alla formazione delle “Basole”( così venivano chiamati i blocchi già pronti per essere collocati) ma anche alla loro collocazione.

Ancora vi è qualche strada (esempio:via Polidoro Carrozza) e qualche marciapiede a testimonianza del tempo passato.

Le “basole” dovevano essere lavorate in modo tale da non essere scivolose per gli animali da carico

(cavalli,muli,asini) soprattutto se collocate in qualche strada in salita .

Ricordo in particolare che uno scalpellino ,che si chiamava Campanella, si metteva spesso a lavorare sugli scalini della Chiesa della Badia al Borgo.

Gli scalpellini milazzesi erano molto apprezzati poiché venivano ingaggiati per lavorare in altri paesi anche lontani ed in Calabria.




Settanta anni fa, il 18 aprile a Milazzo

luigi celebre

A cinquanta anni d distanza a Milazzo, ad opera della Lute, ha avuto luogo la rilettura degli eventi del 1968 che cominciarono con le contestazioni giovanili in Francia e si estesero in Italia con l’intento di scuotere la classe politica da un lungo immobilismo che era iniziato nel 1948  frenando e mortificando gli entusiasmi e la voglia di nuovo che si era manifestata nel voto di due anni prima con l’avvento della Repubblica.

Forse è una coincidenza ma gli anni con l’8 finale sono stati più determinanti ed hanno scritto una pagina di storia più rilevante.

Un brevissimo cenno :

Nel 1848 gran parte dell’ Europa è in fiamme pervasa da aneliti di libertà sulla spinta degli ideali mazziniani.

Per primo insorse Palermo il 22 gennaio,contro i Borboni;

il 22 febbraio insorse Parigi per abbattere la monarchia;

il 15 marzo insorsero Berlino e Budapest;

il 17 marzo Venezia;

il 18 marzo Milano.

Nel 1848 vi furono altri eventi che influenzarono gli anni successivi.

Il manifesto di Carlo Marx sul Comunismo e l’assassinio di Pellegrino Rossi,presidente del governo dello Stato Pontificio,avvenuto il 15 novembre,a seguito del quale il 24 novembre Pio IX abbandonò Roma per rifugiarsi a Gaeta.

1918 ,fine della prima guerra mondiale con il compimento dell’unità d’Italia con il ricongiungimento dei territori di Trento e Trieste.

Con il voto del 18 aprile 1948 iniziò un lungo periodo di immobilismo centrista e si può dire che la Balena Bianca è nata proprio da quel voto anche se tale attribuzione alla Democrazia Cristiana è stata fatta dopo.

In quella occasione l’elettorato milazzese non si lasciò suggestionare dalla propaganda democristiana e non fece della DC la “Diga” contro il Fronte Popolare (social-.comunisti) perché la percentuale raggiunta (31%) fu inferiore a quella della provincia di Messina (37%) ,a quella siciliana (50%) ed a quella nazionale (48,7%) che consentì alla DC di avere la maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati.

La DC a Milazzo aveva ottenuto 2476(24%) voti nel 1946,era scesa a meno del 10% nel 1943 e per merito del Comitato civico ideato da Luigi Gedda  che demonizzando il pericolo comunista iniziò la propaganda porta a porta e portarono a votare gli ammalati riuscì ad ottenere 3778 voti(31%).

A Milazzo ,il 18 aprile 1948, aumentarono i suffragi il PNM (Partito Nazionale Monarchico) per la candidatura del barone Sergio Marullo, il PSLI nel quale era candidato Santi Recupero.

Videro scendere i loro voti  rispetto alle elezioni precedenti il Fronte Popolare, i Liberali, il Movimento Indipendentista ed i repubblicani.

Per meglio rappresentare il clima elettorale è bene ricordare  che la sera precedente alle votazioni, a Milazzo, venne celebrata :”L’Ora santa per la Patria”.

In campo nazionale il temuto sorpasso del Fronte Popolare non vi fu perché scese al 31% mentre la DC passò dal 35,2% al 48,7% dei voti per avere conseguito 12.751.841voti (circa 5 milioni in più rispetto al 1946).

Iniziò, anche perché l’Europa era divisa in due blocchi e la DC aveva assorbito parte dei voti della destra, la politica del doppio binario: al governo nazionale  con i partiti laici (PSLI,PRI,PLI) e in molte amministrazioni locali (compresa Milazzo) con i partiti conservatori, monarchici e nostalgici del ventennio.

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