Un libro per accendere le stelle!

Omaggio dei Libri: Laboratorio staffette e aperitivo con Carlo Ridolfi al Secondo Istituto Comprensivo

VO(G)LIAMO LEGGERE! è il curioso gioco di parole utilizzato quest’anno per promuovere il Maggio dei libri, il mese in cui Associazioni, Enti, Scuole, Biblioteche e Ospedali e Carceri possono liberare la propria creatività e raccogliere così la sfida: leggere, e leggere ovunque! Sfida raccolta dal Secondo Istituto Comprensivo di Milazzo con la prima edizione di “Un libro per accendere le stelle!”, un programma che prevede laboratori di educazione alla lettura e di scrittura creativa, una staffetta e un aperitivo con il coordinatore della Rete di Cooperazione Educativa, Carlo Ridolfi, che coniuga lettura, racconto e musica ad opera di “illustri lettori” e dell’ orchestra dell’Istituto comprensivo.
“L’intento della nostra proposta per il Maggio dei libri è di suscitare l’interesse alle letture, più che alla lettura – ci spiega Giusi Caliri, referente dell’iniziativa -, desideriamo arricchire la classica ora di narrativa con libri coinvolgenti bel testo e nelle immagini e favorire la scoperta di differenti forme letterarie (silent book, albi illustrati, libri d’avventura) per stimolare il piacere della lettura. Dal piacere è possibile accendere la motivazione che va alimentata costantemente”.
Delle tre tematiche proposte dal Centro per il libro e la lettura alle quali ispirare le proprie iniziative, “Un libro per accendere le stelle” ha scelto Lettura come libertà, e già nel titolo è racchiusa un’idea di libro sganciato dal concetto di “contenitore” di ideologie, di soluzioni, di risposte. Il libro è uno strumento simile ad un telescopio, ci rimanda ad altre dimensioni, talvolta lontanissime dalla nostra, ci emoziona, suscita interrogativi, ci offre differenti visioni del mondo che possono coesistere tra di loro.
E’ fondamentale che il bambino/ragazzo sia protagonista di questa esperienza letteraria e, nelle attività previste dal Secondo Istituto, egli viene messo nelle condizioni di partecipare con un contributo squisitamente unico. Ad esempio, per capirci, i ragazzi delle elementari e delle medie saranno chiamati a “raccontare” un testo ad un altra classe, e per farlo sceglieranno il mezzo che prediligono: la sintesi, la lettura, l’immagine, la drammatizzazione. Ecco che si sprigiona il potere immaginifico del libro, un sipario dietro il quale si celano milioni di stelle.

Maggio dei Libri

Maggio dei Libri

L’universo “Libro” sembra non avere segreti per questo Istituto; gli ultimi dati Istat ci dicono che l’abitudine alla lettura si apprende in famiglia, tant’è che legge il 69,7% dei ragazzi con entrambi i genitori lettori, così per la scuola dell’infanzia sono stati pensati dei laboratori di animazione alla lettura in cui saranno coinvolti anche i genitori.
La caparbietà della dirigente Alma Le Grottaglie, accanto ad una risorsa poliedrica come la maestra Giusi Caliri, ha dato vita ad un proposta che, oltre ad educare alla lettura, gli riconosce un valore inestimabile nella crescita personale e civile del ragazzo durante tutto l’anno scolastico. Un libro per accendere le stelle rappresenta la fase conclusiva di un percorso iniziato con IoLeggoPerchè e che vede in cantiere una piccola biblioteca d’Istituto come casa del libro e luogo d’incontro scuola-famiglia-bambino.

Maggio dei Libri del Secondo Istituto Comprensivo di Milazzo

Maggio dei Libri del Secondo Istituto Comprensivo di Milazzo




Movimento NO Inceneritori e RAM: chi a difesa dei cittadini?

LA CONTRORIVOLUZIONE DELLA GENERAZIONE TESTUGGINE

“Le industrie presenti sul territorio non possono più fare profitto a spese dei cittadini, dei lavoratori in primis”, si legge tra le righe dei tazebao comparsi stanotte a San Filippo del Mela e a Milazzo. Un messaggio chiaro e inequivocabile rivendicato dal Movimento No Inceneritori.

E qui casca il binomio ostico, cittadini-dipendenti Ram ed Enel. I lavoratori difatti sono tutti cittadini ma i cittadini ahimè non sono tutti lavoratori così ogni volta che viene messo in discussione il modello di sviluppo di questo fazzoletto di terra gli “ambientalisti” vengono etichettati come primi nemici dell’art. 4 della Costituzione “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, ogni cittadino ha il dovere di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Volendo proprio essere pignoli ci dovremmo chiedere se il polo industriale concorre ancora allo sviluppo della Valle del Mela, e soprattutto se questo sviluppo è sostenibile per il Pianeta. Non volendo essere pignoli invece potremmo chiederci chi e perché mette gli uni contro gli altri (cittadini vs. lavoratori). E’ la stessa domanda che mi sono posta quando la polizia faceva schermo intorno ai comizi di Casa Pound per “difendere” la democrazia, cazzo ma la democrazia sta da questa parte, giratevi no?!

Da una parte c’è chi lavora e difende il proprio diritto a sopravvivere, ad arrivare alla pensione, dall’altra ci sono le cavie della flessibilità del lavoro che intendono vivere, la generazione flessibile, gli Xennial, la generazione testuggine. Gli attivisti del Movimento, che rientrano per lo più nella fascia d’età 30 – 40 anni, rappresentano un campione dalla generazione più colpita dalla crisi economica e dalle riforme dei sessantottini. Nessuno meglio di loro poteva impugnare una lotta tanto tenace e aperta contro un polo industriale con un inceneritore nella manica, come quella che afferma adesso il proprio diritto all’autodeterminazione.
E se in un glossario impolverato autodeterminazione ha significato distruzione sappiate che per questa generazione invece coincide con alternativa e con condivisione.

Gli attivisti per la difesa del territorio non si sono mai battuti per un la chiusura della RAM bensì per la costruzione di un mondo possibile. E in questo mondo non ci sono inceneritori perciò i lavoratori della RAM e i cittadini della Valle del Mela devono lottare fianco a fianco.

COMUNICATO STAMPA MOVIMENTO NO INCENERITORE

NESCISODDI 1

Perché la gente preferisce vedere due uomini che tengono due pistole piuttosto che due uomini che si tengono per mano?
(Ernest J. Gaines)




No Inceneritore: Musumeci incontra sindaci e attivisti, assente Formica

Intervista a Rosangela David

 

Sono rientrati da Palermo soddisfatti gli oltre 50 attivisti del Movimento NO Inceneritori che ieri hanno accompagnato i sindaci all’incontro con il Presidente della Regione Siciliana, Sebastiano Musumeci, per confrontarsi sulla fattibilità dell’ecomostro nella Valle del Mela.

A raccontarcelo è Rosangela David, avvocato e attivista del Movimento, ricevuta insieme ai Sindaci, alla presenza dell’assessore regionale alle Autonomie Locali, Bernadette Grasso e il deputato ARS, Pino Galluzzo.

Qual è il tuo ruolo nel MNI?
Ci sono diverse mansioni nella nostra organizzazione, io mi occupo delle relazioni tra il Movimento e le istituzioni e contribuisco agli incontri informativi che stiamo ancora facendo in tutto il comprensorio.

Perché è stato deciso si fare un sit-in a Palermo davanti all’ARS?
A dicembre il cartello dei sindaci della Valle del Mela si è accordato sulla necessità di avviare un dialogo con Musumeci perciò hanno richiesto un incontro, dopo oltre due mesi di attesa abbiamo capito che non si poteva più aspettare.
Il Sindaco di Santa Lucia, Antonino Campo, portavoce dei Sindaci, ha effettuato diverse sollecitazioni alla Segreteria del Presidente fino a che gli attivisti hanno occupato la sala consiliare e si è deciso poi di fare un presidio a Palermo.
Il presidio davanti alla sede della Regione è stato annunciato dalla stampa, a quel punto la segreteria ci ha contattato per darci un appuntamento per giovedì 8 marzo.

Erano presenti tutti i sindaci?
Siamo stati ricevuti io e Samadhi Lipari per il Movimento, i sindaci o i loro rappresentanti per Montalbano, Condrò, S. Lucia del Mela, Pace del Mela, Gualtieri, Spadafora, Torregrotta, Monforte S. Giorgio, San Pier Niceto e il ommissario di San Filippo del Mela, Giuseppe Maimone come esperto all’Ambiente per il comune di S. Pier Niceto e Padre Trifirò. Non era presente il Primo cittadino di Milazzo, Formica, né un suo rappresentante, non ne conosciamo il motivo.

Come si è svolto l’incontro?
Il presidente è stato molto cordiale e diretto. Ha voluto giustificare questo ritardo nel riceverci perché una volta iniziato il mandato è stato sommerso da numerosissime questioni e aveva bisogno di avere le idee chiare sul tema.
“Non intendo prendere posizione a favore o contro gli inceneritori, in generale, ha detto Musumeci, quello che è certo è che la Valle del Mela subisce già da tempo la presenza di un polo industriale importante e perciò è in uno stato di degrado tale da non poter sopportare un’opera come l’inceneritore”.
Inoltre, ha precisato, il territorio mamertino ha una chiara vocazione turistica e agraria e su questi punti di forza è necessario puntare.

Come si è concluso?
Musumeci ha espresso la volontà di visitare l’area interessata al progetto e si è dichiarato disponibile a condividere e attuare la strategia di quanti si sono battuti fino adesso per difendere il territorio, Movimento No Inceneritore, Sindaci, Associazioni ambientaliste e culturali.

Quanto pensi che conti il risultato ottenuto ieri nella lotta che state conducendo?
Sicuramente quella di ieri è stata battaglia a nostro favore, siamo soddisfatti ma c’è ancora da lavorare. Come abbiamo più volte ripetuto, non basta opporsi all’incenerimento ma è necessario introdurre nelle nostre abitudini l’impegno costante alla riduzione, il riuso e il riciclo. Come ha ribadito Samadhi nel suo intervento, è possibile creare ricchezza e lavoro dai rifiuti, senza ammazzare nessuno, ad esempio con impianto di compostaggio anaerobico.

Farete un assemblea con i cittadini per aggiornarli sullo status quo della battaglia?
Si, ci sarà a breve un momento di condivisione. E’ importante che i cittadini tocchino con mano quanto l’impegno civile possa pesare sulle scelte politiche a tutti i livelli.
La grande partecipazione della manifestazione di gennaio è sicuramente frutto un’azione di informazione e sensibilizzazione capillare che abbiamo portato avanti negli ultimi mesi.
Al momento siamo impegnati anche sul fronte importante del rinnovo AIA della Ram. Per la prima volta sono state date delle prescrizioni all’azienda per ridurre la quantitá di veleni immessi nell’ecosistema del territorio, che finiscono in buona parte nel nostro sangue.

Non c’è male per un gruppo di simpatici attivisti.
Rimanete sintonizzati

 

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Carnevale dei diritti

Corteo NO Inceneritori a difesa della Valle del Mela

Manifestazione No Inceneritore – 28 gennaio 2018
Foto di Antonio Saija

Non sono in grado di fare una stima dei manifestanti scesi in piazza ieri per sfilare ai difesa della nostro angolo di pianeta, Milazzo. Che importa, eravamo tantissimi!
Bandiere gonfie, striscioni appesi, slogan urlati, tamburi ripercossi, parole scandite durante il cammino assolato.
A concludere il corteo, dal palco in Piano Baele, sono state le dichiarazioni di solidarietà e impegno di numerose delegazioni, delle Isole Eolie, dei paesi della Valle del Mela e di tanti territori siciliani martoriati, inquinati o minacciati come Furnari Lentini, Francofonte, Carlentini, Siracusa, Augusta, Licata, Palermo, Firenze.

“Ogni giorno mi sveglio pensando a quanto saremmo stati meglio se non avessero fatto quell’errore (la Raffineria)” ha detto Samadhi Lipari, membro del comitato No inceneritore nella Valle del Mela e in nessun altro luogo. A questa domanda non possiamo rispondere ma possiamo ribattere con quanto ci è dato ancora di godere: una prossima riserva marina protetta, risorse agricole e florovivaiste da sostenere, un patrimonio storico-culturale e paesaggistico da curare, un sapere artigianale da tramandare e innovare, un capitale umano e di idee da ascoltare.
Io che ho l’onore di scrivere su questa piccola e coraggiosa testata non pretendo di spiegare a nessuno “il” senso della manifestazione No Inceneritore ma voglio condividere ciò che ha significato per me, perché io sono una di voi.
Io non sono scesa in piazza perché penso che un corteo possa cambiare le sorti di un territorio bensì credo che costruire una coscienza collettiva e pro-attiva passi anche da momenti come questo.
Gridando “No Inceneritori” io ho detto SI all’autodeterminazione dei territori (anche del mio SI!), ho detto SI ad una Rete dei comitati siciliani per la difesa della nostra Terra, ho detto “SI, ci sono” a quel folto gruppo di persone che si è messa a studiare come diavolo funziona un Inceneritore e mi ha spiegato perché non possiamo chiamarlo termovalorizzatore, infine ho detto SI ad un’etica del anti-consumismo, del riuso e del riciclo.
Infine, ho detto “Resistiamo” alle trivelle, alle discariche e agli inceneritori, ovunque esse siano, resistiamo alle opere invasive e distruttive dell’ambiente e di chi lo abita – da Ponte sullo Stretto alla TAV -, resistiamo al ricatto del lavoro in cambio della salute, al pessimismo cosmico di chi ci da già per vinti perché non ha la forza di lottare.

Restare inerti? vagare
altrove per venderei? O destarci
al sogno di salvare
la terra?
Proviamo concepire
nitidi laghi in una nuova
città tra spiagge e boschi rilucenti.
Non abbiamo altra arma che svegliarci
trasformando miliardi di minuti sprecati e lagne
in forza organizzata –
dal nostro angolo del mondo
siamo immersi in una guerra integrale
che ogni giorno rischiamo
perdere.
[Danilo Dolci, Creatura di creature, 1986]

29/01/2018




Io, Milazzo, speriamo che me la cavo

Bucca

Ieri a Milazzo un musicista di strada è stato invitato da un vigile ad interrompere la propria esibizione perché sprovvisto di apposito permesso.
 

Ieri un musicista di strada intonava celebri brani seduto su una panchina di Via G. Medici, la via più frequentata del centro cittadino, quando un vigile urbano si è avvicinato per chiedergli di esibire il permesso di occupazione del suolo pubblico. Il musicista sprovvisto di tale autorizzazione si è visto costretto a chiudere la chitarra nella morbida custodia e prendere la via di casa.
 

Ieri un vigile si è permesso di cacciare un musicista che allietava i passanti per strada solo perché non aveva l’autorizzazione!
 

Ieri i passanti di Via Medici hanno preso le difese di un giovane musicista talentuoso che veniva cacciato da un vigile mentre suonava la sua chitarra senza nuocere a nessuno, anzi.
 

Ieri i negozianti di Via Medici hanno difeso quel musicista che stava animando la via dei negozi con il suo canto, una volta tanto che una performance artistica stava allietando gratuitamente i potenziali acquirenti; si curasse dei venditori di merce contraffatta quest’ amministrazione, non degli artisti.
 

Ieri ho letto su FB che a Milazzo gli artisti di strada vengono cacciati via la polizia perché Milazzo è morta, anzi in coma irreversibile, tocca andare via qui.
 

(Cantando) Hanno cacciato un musicista, chi sia stato non si sa forse quelli della SIAE, forse quel negoziante là.

Senzanome

Ieri un musicista di strada è stato cacciato via da… aspetta ma non era stato redatto un regolamento degli artisti di strada da un consigliere, che fine ha fatto, è stato approvato in Consiglio poi? Se lo incontro devo chiederglielo, è importante sta roba qui!

 

Ieri Vittorio suonava per strada con la sua chitarra e un piccolo amplificatore, lo fa da tempo ormai fermandosi ora in Marina, ora nel “salotto di Milazzo”. Esegue i suoi pezzi preferiti in loop, ha 30 anni, e il suo è atto d’amore: offrire liberamente ai passanti il frutto del suo studio e della sua passione si vede che crede e investe ancora sulla sua città natale.
Ad un tratto si avvicina un vigile urbano e gli chiede di interrompersi e andare via  dato che non ha l’autorizzazione adeguata, Vittorio alza le mani ma i passanti e i negozianti che notano ciò che sta accadendo fanno cerchio intorno ai due per difendere il musicista appellandosi al valore della musica e dell’arte.
La notizia è sull’home page di tutte le testate locali, è chiaro che adesso anche i muri sanno che molti mesi fa un consigliere aveva elaborato un regolamento sulle arti di strada, ma questo, approvato in Commissione, non è mai approdato in seno al civico consesso. Persino il Sindaco si scusa per l’accaduto con Vittorio, e lui festeggia tornando a suonare al Bicily, come sempre, con amici e gente della notte.

Io, Milazzo, speriamo che me la cavo.

(Omaggio a Queneau)




La Sicilia va in scena alla mostra del cinema di Venezia

BuccaNUNZIO GRINGERI TRA LE COLLABORAZIONI DI HAPPY WINTER

Si è da poco conclusa la 74esima Mostra del Cinema di Venezia, un trionfo per la Sicilia che ha partecipato con tre produzioni cofinanziate dalla Sicilia Film Commission, organismo pubblico a sostegno delle produzioni che scelgono l’isola come set per le loro riprese.

A sfilare sul red carpet della kermesse Nunzio Gringeri, regista e documentarista messinese, che collabora con il regista Giovanni Totaro a Happy winter, cartolina socio-antropologica della spiaggia di Mondello, a Palermo, e in qualche modo del Sud Italia..

Gringeri, classe ’81, orienta la sua camera sulla Sicilia, sui suoi personaggi, gli artisti, senza trascurare le tematiche globali più scottanti, da Emilio Isgrò alla Primavera araba prendono vita nei suoi lavori. Quest’anno ha condotto un Laboratorio di produzione del reportage audiovisivo all’Istituto Leonardo Da Vinci di Milazzo, con l’esperto di storia del cinema Antonio Nunzio Isgrò, e sta lavorando ad un nuovo progetto filmico dedicato allo Stretto di Messina.

Cosa ha significato per te vivere la Mostra di Venezia?

E’ stato un grande onore e un bel riconoscimento. Sono momenti come questi che restituiscono fiducia in se stessi e fanno capire che si sta percorrendo la strada giusta, dopo aver lavorato e investito tanto, senza vedere mai la luce.

A Venezia ho avuto la fortuna di incontrare registi come Abdellatif Kechiche de La Vita di Adele, e Enrico Ghezzi, uno dei miei miti personali. Sono stati quattro giorni intensi e positivi.

Com’è arrivato Happy Winter a Venezia?

Il film ha una genesi atipica per un documentario che solitamente prevede un lungo calvario. Per Happy winter è stato diverso perché il regista, Giovanni Totaro, appena completato il suo ciclo di studi al Centro sperimentale di cinematografia, nel 2015, ha presentato il progetto del suo documentario all’IDS Italian Doc Screening, evento dedicato all’internazionalizzazione dei documentari italiani, e al MIA (Mercato Internazione Audiovisivo) dove ha avuto i primi riconoscimenti e conquistato i produttori. E’ stato premiato poi anche a Toronto al Forum Hot Docs per il suo appeal a livello internazionale.

Così a giugno dell’anno scorso abbiamo iniziato le riprese. Tre mesi di lavorazione folle perché il documentario coinvolge molti personaggi e sta in equilibrio tra la finzione e la documentazione. Il film ha dimostrato da subito delle grandi potenzialità, Giovanni ha lavorato con attori non professionisti che interpretano sé stessi e che vengono gestiti solo in parte, l’obiettivo è quello di far emergere la loro identità ma si cerca allo stesso tempo di condurli su ciò che il regista vuole raccontare. Questo si è potuto fare solo grazie a una profonda conoscenza del personaggio e della situazione, di ciò che sarebbe potuto accadere, ci si muoveva come degli oracoli, pronti a cogliere ciò che poteva succedere e ogni volta travolti dalla meraviglia.

Il tuo ruolo?

Io sono stato operatore e coautore della fotografia con Paolo Ferrari, che è stato anche mio professore, e con cui abbiamo curato l’aspetto estetico del film.

Cosa credi che succedera ad Happy winter dopo il riconoscimento di Venezia?

E’ un film pensato per la sala, ha già una distribuzione, I wonder picture, ma non si conosce ancora una data di uscita. Happy winter è pensato anche e soprattutto per un pubblico straniero perciò avrà una vita anche fuori dall’Italia. Tra l’altro c’è la Rai Cinema tra i produttori quindi penso ci sarà qualche passaggio in Rai.

Chissà quando arriverà in Sicilia…

A breve! La prima proiezione fuori da Venezia è programmata per il primo ottobre a Palermo, in occasione dei IDS che inizia il suo percorso proprio da Palermo.

In che acque naviga il genere del documentario nel cinema italiano?

A mio avviso, le più grandi novità linguistiche ma anche tematiche degli ultimi anni stanno venendo fuori dal cinema del reale, l’Italia si è sempre contraddistinta per la produzione di documentari e in questo momento forse anche gli spettatori chiedono di conoscere le storie che nessuno più racconta, la trama della realtà che attraverso il cinema italiano forse un po’ si è persa. Il documentario italiano con grandi autori come Gianfranco Rosi, Pietro Marcello… e adesso Totaro, si sta riscoprendo.

Pensi che il documentario si sia evoluto, che stia andando incontro ad una certa fame di realtà, di voyuerismo a cui gli spettatori si sono abituati grazie ai reality?

I reality sono una speculazione, il documentario ha una base filmica – la struttura narrativa, l’immagine – e oggi non è più il documentario d’assalto di una volta. Happy winter è, se vogliamo, un’ opera pop e patinata con una grande cura dell’immagine e del suono. E’ a cavallo tra il doc e il film.

Quali consideri le tappe salienti del tuo lavoro di regista?

I miei primi lavori di video arte li ho fatti durante l’Accademia delle Belle Arti. Avevo fatto un progetto con Monica Cavatoi dove indicavamo il legame tra i riti pasquali e la morte in Sicilia e quello è stato il primo tentativo di raccontare il reale.

La prima volta che ho provato ad entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) di Palermo non sono stato selezionato, quello è stato un momento importante, ho capito che dovevo riprovarci perché il regista era esattamente quello che volevo fare. Sono andato in Libia (2011) con il giornalista Mauro Mondello a girare il mio primo vero documentario, Stateless. Era scoppiata la Primavera araba e io e Mauro sentivamo entrambi l’urgenza di raccontare quello che stava accadendo, lui con la penna e io con la camera e 300 euro in tasca. Il documentario ha girato tantissimo, viene considerato un documento storico e racconta l’indomani dello scoppio della guerra in Libia, quest’estate ancora è stato proiettato in Francia. Sono cresciuto molto con questa esperienza, il mio sguardo sul reale è cambiato completamente.

Durante il tuo ciclo di studi al CSC hai dedicato un saggio biografico ad Emilio Isgrò, autore del Seme d’Arancia a Barcellona Pozzo di Gotto, so che non è stato mai proiettato nella provincia di Messina, ce ne vuoi parlare?

Si, ho lavorato a I come Isgrò, un piccolo saggio biografico dedicato a Emilio Isgrò. Ciò che è venuto fuori non è un’antologia delle sue opere ma è il recupero di una parte del suo lavoro non compiuto, come ad esempio il film “cancellato” che non arriva a realizzare, e in qualche modo nel mio film vive. All’interno dell”opera c’è l’opera. E’ stato importante il mio confronto con lui.

Progetti in corso?

Sto lavorando ad un film documentario sullo Stretto di Messina, si chiama Caronte, siamo in fase di produzione, stiamo cercando dei fondi e produttori. Siamo ottimisti, abbiamo già preso contatti con una casa di produzione inglese e la prossima settimana andremo a Londra dove siamo stati selezionati al Raindance Festival. Tutto il resto è in divenire.

https://www.facebook.com/pg/HappyWinter.Film/videos/?ref=page_internal

http://www.labiennale.org/it/cinema/2017/programma-cinema-2017-accreditati/giovanni-totaro-happy-winter

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Milazzo: sindacati, associazioni uniti per diritto alla sanità. Importante petizione contro il ridimensionamento dei servizi d’emergenza

Bucca

Medico, ambulanza, PTE, cittadino, diritto alla sanità sono pronti sulla scacchiera, ordine del giorno: non farsi fagocitare dalla Riorganizzazione delle Rete Ospedaliera del Governo Crocetta.magistri1

Anche a Milazzo si tenta di elaborare una strategia per tutelare il servizio di ambulanze medicalizzate del 118, ieri a Palazzo D’Amico si sono incontrati, grazie all’Associazione Maestrale promotrice dell’evento, i rappresentanti dell’Ordine dei medici, dell’ASP Messina, della Centrale operativa del 118, i sindacati UGL Sanità, CISL Medici, SNAMI (Sindacato Nazionale Medici Italiani), SMI (Sindacato medici Italiani), CIMO, FIMMG.

“Smantellare il 118 messinese – afferma il moderatore Simone Magistri, Consigliere comunale – dimezzando il numero attuale delle ambulanze dotate di medico a bordo, significa privare un territorio vasto e geograficamente complesso, come quello della provincia di Messina, di un servizio essenziale in grado di salvare vite umane”.

Il blog La Città si è già interessato al delicato tema mettendo in evidenza le conseguenze di un simile ridimensionamento, ovvero dell’assenza del medico a bordo nelle ambulanze del 118 e nella chiusura dei Presidi Territoriali d’Emergenza (PTE) volute dal decreto Gucciardi del 31 marzo 2017.

“La Regione Siciliana non fa altro che attuare la Legge Balduzzi che fissa il numero delle ambulanze a una ogni 60.000 abitanti, è vero – riconosce Antonino Grillo, SNAMI – ma la normativa prevede delle deroghe da attuare in base alle peculiarità territoriali : ad esempio il fatto di essere una località turistica dove le presenze in determinate stagioni crescono notevolmente”.magistri2

Una situazione che rischia seriamente di compromettere le reti tempo dipendenti dell’infarto e dell’ictus, dilatando i tempi di intervento, che, specie nel caso di insorte patologie neurologiche o cardiologiche, risultano fondamentali per la salvezza della vita del paziente.

Il dott. Picciolo, Referente aziendale dell’Asp Messina per il settore emergenza, ha sottolineato che l’intento dell’Azienda è di mantenere, se non addirittura potenziare il servizio 118 della Provincia di Messina.

I rappresentanti di UGL Sanità e CISL medici hanno infine illustrato i prossimi appuntamenti di protesta: il 24 settembre si concluderà la  raccolta firme contro i tagli al 118 in piazza Cairoli a Messina, dove i sindaci di Barcellona P.G. San Piero Patti, Terme Vigliatore, Falcone e altri comuni consegneranno ufficialmente le loro firme.

Tutti d’accordo quindi sull’obiettivo: mettere il Re (diritto alla salute) al sicuro e spostare la Torre (cittadini) fuori dall’angolo per portarla in gioco.

Milazzo, 2 settembre 2017


 




Gelato al cioccolato, dolce e un pò salato

Gelato gastronomico, la proposta di Chocofair e Slow Food per gli itinerari del gusto in Sicilia

 

Per prendersi cura dei territori è necessario ascoltarli, avvicinare l’orecchio al terreno friabile, sentirne dai pori il respiro vitale di chi lo lavora.

C’era una volta.. il Capo, la vigna, il gelato, la cena-evento che si è tenuta qualche giorno fa nella tenuta del Barone Lucifero, è iniziata così, con una passeggiata fino alla vigna delle cantine Planeta. Qui Dario Piluso, Brand Ambassador Planeta, ha raccontato il recupero di una cultura e di una biodiversità altrimenti perdute, operazione necessaria per tornare a produrre il Mamertino doc, tra i più antichi vini dell’Isola.
Nello scenario naturalistico tra i più suggestivi in Sicilia, sono stati più di cento i fortunati degustatori di un menù a base di gelato gastronomico, legato alla valorizzazione dei sapori e dei profumi di Capo Milazzo. Ma come fa il gelato, pietanza semanticamente dolce, a essere protagonista di un intero pasto?
<L’evento declinerà il gelato come aggettivo, non come sostantivo, anche il basilico o il maiorchino possono essere “gelati” – ci spiega Andrea Mecozzi di Chocofair -, nella produzione del gelato lo zucchero viene utilizzato come conservante, più che come dolcificante>.
Ed è proprio il gelato, nella sua declinazione più ampia, che ha rapito l’attenzione dello chef dell’Eolian Inn, Davide Guidara – 22 anni e sangue siciliano – che ha fatto meritare al ristorante il premio Best in Sicily 2017. Guidara ha costruito un menù d’eccezione di piatti che esaltano questo gelato “salato” a base dei presidi Slow Food, di concerto con gelatieri eccellenti tra cui Gianfrancesco Cutelli e Rosario D’Angelo. Due tra i migliori artigiani del gelato in Italia, Cutelli già un faro nel suo settore, e D’angelo tra i primi 40 gelatieri italiani; entrambi devono il loro successo all’amalgama di chilometro zero, stagionalità delle materie prime e standard biologici elevati.
I promotori, Andrea Mecozzi e Martina Imbesi, hanno messo a disposizione il network di Chocofair, soggetto impegnato nella difesa della cultura del cioccolato equosolidale e artigianale in Europa e Africa, perché “educare all’eccellenza e alla bellezza è il primo passo per tutelare i territori”.
La cena è stato un esperimento culinario e ci ha mostrato come il “fare sociale” debba essere la linfa della valorizzazione dei territori. Il ricavato della serata è stato devoluto, infatti, a sostegno di due progetti sociali: quello di Gigliopoli che svolge da un decennio le sue attività a favore dei bambini disagiati in partenariato con la Fondazione Lucifero, e il sostentamento dell’ultimo ciucculataru d’Europa, Don Luigi Baglieri di Modica, che vive in una condizione di grave indigenza.

Milazzo, 23 luglio 2017
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Il Capo, La Vigna, Il Gelato




L’Italia (e Milazzo) non è un paese per giovani

BuccaNell’ultimo decennio la provincia di Messina è stata duramente colpita dall’emigrazione, una stangata di 20 mila partenze nell’ultimo decennio a cui Milazzo ha dato il suo bel contributo con 1000 unità perse dal 2010 al 2015.

“Oltre 250mila italiani emigrano all’estero”, così titola il Sole 24 ore qualche giorno fa paragonando l’esodo italiano del 2016 a quello che si verificò nel secondo Dopoguerra. Secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2017 (centro studi e ricerche Idos e Confronti) l’esodo degli italiani è stato un crescendo a partire dalla crisi del 2008 e si è intensificato negli ultimi tre anni. E il dato reale sembra essere di gran lunga maggiore a quello registrato dall’Istat poiché à basato sulle cancellazioni all’anagrafe che non sono effettuate da molti emigrati, sia in Italia che all’estero.

Chi parte? Lo “spopolamento” dei giovani non è dovuto tanto al calo delle nascite; una voragine si apre nella fascia d’età che va dai 16 ai 39 anni, ad essere risucchiati sono i giovani senza alcuna qualifica, quelli con il diploma e quelli laureati in numero quasi eguale, tutti impegnati a fare ingresso nel mondo del lavoro o, in alcuni casi, a completare la propria formazione all’estero.

Dove vanno? Se analizziamo i movimenti solo in “uscita”, senza fasce di età, mediamente 400 persone l’anno abbandonano Milazzo per un’altra residenza in Italia, mentre sono circa 40 quelli che decidono di trasferirsi all’estero.

Il dossier cita la Germania e la Gran Bretagna, a seguire, l’Austria, il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svizzera, tra le destinazioni europee più ricorrenti per gli italiani (in Europa dove si indirizzano circa i tre quarti delle uscite).

Le mete italiane. Le province più attrattive delle migrazioni interne sono le regioni del Nord e del Centro, in primis il Il Trentino-Alto Adige seguito da Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e Friuli-Venezia Giulia.

Over 40. A partire dai 40 anni la popolazione di stabilizza, è difficile conoscerne il motivo: la nostalgia per i familiari e la propria terra, la difficoltà riscontrate nell’integrazione.

E’ certo che l’emigrato rientrato al paese natìo ha una maggiore competitività, dovuta all’esperienza, che gli permette di trovare più agevolmente una nuova occupazione oppure, nel caso in cui non abbia ricoperto mansioni adeguate al suo titolo di studi, preferisce vivere di stenti a casa che in un paese straniero.OK statistiche milazzo




Giovani 3.0

BuccaDigitalizzati, social, iperspecializzati, mammoni, popolo dell’happy hour e dell’Erasmus, camaleontici, vivono “click by click” i giovani di oggi e fanno di tutto per rimanere a galla: è la Generazione Y chiamata anche Millennials (nati tra gli anni ’80 e il 2000).

Una generazione che ha assistito con orrore al racconto dei nonni della seconda guerra mondiale e si trova ad affrontarne, più o meno cosciente, problematiche simili: la crisi del sistema rappresentativo, una deprivazione materiale significativa (povertà) e un sistema di valori tutto da ricostruire.

“Secondo diversi indicatori nazionali e internazionali – afferma il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – la crisi economica che ha segnato gli ultimi dieci anni della vita del nostro Paese sembra giunta al termine di un percorso che ha provocato profonde trasformazioni negli assetti sociali, territoriali, produttivi ed economici nazionali”. Tuttavia dal Rapporto di Eurispes[1] si evince che il Paese non è la camera iperbarica in cui le nuove generazioni si lasciano morire lentamente bensì il banco di prova dove sviluppare una inversa e proporzionale forza di volontà di uscire dal pantano in cui la crisi li ha costretti.

Se cercassimo di fare un quadro dei giovani del Sud Italia oggi falliremmo, ciò che risulta da una prima analisi è un triangolo: emigrati – neet – occupati.

Emigrati. Eh si, l’Italia non è solo una Paese d’immigrazione ma anche di emigrazione, un emorragia che dal 2006 al 2016 è aumentata del 54,9%. Sono soprattutto i giovani a guardare all’Europa – seguita da Stati Uniti e Australia – per soddisfare le proprie aspirazioni professionali. Molti iniziano a valutare le opportunità offerte dal mercato internazionale del lavoro internazionale già durante gli anni universitari mentre altri decidono di emigrare dopo aver completato il ciclo di studi perché non trovano offerte di lavoro soddisfacenti in Italia o perché convinti che un periodo di formazione o lavoro all’estero possa migliorare la loro preparazione. I giovani che emigrano provengono prevalentemente dal Sud Italia e dalle Isole e la loro mobilità non rappresenta tanto una chance da esercitare nel pieno diritto della libertà individuale ma una “fuga”, l’ultima spiaggia dove cercare di costruire un  futuro dignitoso.

Neet “not (engaged) in education, employment or training”, è l’acronimo inglese utilizzato per i giovani che non sono iscritti a scuola né all’università, che non lavorano e non  seguono corsi di formazione o aggiornamento professionale. Tra questi ci sono i giovanissimi che hanno terminato la scuola dell’obbligo e lavorano in nero, fenomeno particolarmente importante al Sud; ci sono i demotivati, coloro i quali cioè hanno smesso di cercare un impiego perché dopo il diploma non sono riusciti a entrare subito nel mercato; e ici sono i laureati che hanno acquisito competenze risultate subito obsolete per le richieste delle imprese». Giovani a rischio di esclusione sociale che potrebbero non contribuire mai al sistema previdenziale, pesando come un macigno sulla ripresa economica italiana.

Occupati. Realismo, flessibilità, adattabilità caratterizzano la generazione dei millennials italiani. “I risultati ottenuti”, afferma il prof. Alessandro Rosina tra i coordinatori dell’indagine “La Condizione Giovanile in Italia[2], “contribuiscono a superare una serie di stereotipi sul rapporto tra giovani e mondo del lavoro. Quello che le nuove generazioni disdegnano non è di per sé il lavoro manuale ma lo sfruttamento e la mancanza di valorizzazione. Temono per lo più offerte di impiego in cui impegno e competenze non vengono riconosciute. Infine, quando hanno l’opportunità, i giovani dimostrano di valere molto, per esempio come imprenditori infatti le aziende guidate da imprenditori under 35 rappresentano oltre il 80% delle unità produttive italiane e hanno aumentato i posti di lavoro più che quelle guidate da imprenditori anziani.

[1] Rapporto Italia 2016, Eurispes

[2] Rapporto Giovani 2014, Istat

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