Arrivederci

Dopo due anni di attività questo sito, nato come aggregatore di blog, sospende le pubblicazioni.

Grazie alle collaborazioni gratuite dei tanti “blogger”, abbiamo provato a dare informazione libera e non di parte.

Un tentativo di cittadinanza attiva e di impegno civile volto a contribuire alla crescita democratica, all’analisi dei fatti e alla formulazione di proposte.

Abbiamo provato ad analizzare i molti problemi di Milazzo, irrisolti per mancanza di soldi, ma soprattutto di idee e di una visione complessiva di città.

L’assenza di un progetto di città porta a sperare sempre nell’intervento “salvifico” dei privati.

Negli ultimi due anni abbiamo così visto osannare l’indiano per l’aeroporto, il consorzio asiatico per l’ecoporto, i Franza per l’Hub nell’area della ex Montecatini…

E mentre in molti aspettano invano l’ecoporto, molti dei nostri beni culturali rimangono abbandonati all’incuria e al degrado, bruciando occasioni reali di lavoro e di futuro per i nostri giovani.

Ma non è tutto negativo.

Abbiamo conosciuto e ospitato nel nostro sito tante associazioni che, senza alcun partito dietro, senza nessun consigliere o candidato da appoggiare, senza chiedere nulla in cambio, hanno lavorato e continueranno a farlo solo per amore di Milazzo.

A queste persone e a chi in questi mesi ci ha letto va il nostro arrivederci.




Si può costruire la bellezza?

P: Sai cosa penso?
S: Cosa?
P: Che questa pista in fondo non è brutta. Anzi
S: Ma che dici?!
P: Vista così, dall’alto … uno guardandosi intorno sale qua e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre … che è ancora più forte dell’uomo. Invece non è così… in fondo le cose, anche le peggiori, una volta fatte … poi trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere! Fanno ‘ste case schifose, con le finestre di alluminio, i balconcini … mi segui?
S: Ti sto seguendo
P:… Senza intonaco, i muri di mattoni vivi … la gente ci va ad abitare, ci mette le tendine, i gerani, la biancheria appesa, la televisione … e dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste … nessuno si ricorda più di com’era prima. Non ci vuole niente a distruggerla, la bellezza …
S: E allora?
P: E allora forse più che la politica, la lotta di classe, la coscienza e tutte ‘ste fesserie … bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza. Insegnargli a riconoscerla. A difenderla. Capisci?
S: La bellezza…
P: Sì, la bellezza. È importante la bellezza. Da quella scende giù tutto il resto.
S: Oh, ti sei innamorato anche tu, come tuo fratello?
P: Io la invidio questa normalità. Io non ci riuscirei ad essere così…

E’ vero: non ci vuole niente a distruggere la bellezza. Bastano giusto due cose: un paio di mani. Sono armi a doppio taglio: con le mani possiamo creare statue e costruire architetture bellissime; con le mani possiamo gettare un copertone che non ci serve più sulla spiaggia. Cos’è che ti porta a fare l’uno o l’altro?

A gettare un copertone sulla spiaggia, anzi, tanti copertoni, sanitari, materassi, flaconi, siringhe, fino a coprire l’intera spiaggia, ti può spingere: l’indifferenza verso quella spiaggia; la certezza che nessuno ti farà la multa; la serenità data dal fatto che qualcuno raccoglierà tutto; la convinzione che questo gesto, fatto da te, in realtà, che danno può fare?

A costruire una raffineria sul mare, un inceneritore, una centrale, ti possono spingere i profitti che vuoi guadagnare; la facilità di quell’idea, rispetto a quella che potrebbe comportare attivarsi per cercare alternative pulite; il pensare di non essere capaci di saper sfruttare altre potenzialità; la certezza che quel lavoro servirà comunque a qualcuno, quindi avrai su chi contare.

A non ripulire la riviera di Ponente incolta, può spingerti il fatto che ci sono priorità maggiori, in questo momento. Il bilancio chiama, per cui la pulizia la lasciamo al buon cuore dei cittadini, i quali, ben consci di quali siano i loro diritti e i loro doveri, sanno perfettamente che quello non è un compito che gli spetta.

A distruggere i parchi gioco per i bambini, può spingerti il fatto che distruggere qualcosa è un buon passatempo per un pomeriggio in cui non hai voglia di studiare o semplicemente di farti una passeggiata, perché se il Comune investe soldi in qualcosa, anche qualcosa che sia lo svago, lasciare curato o quantomeno in vita quel qualcosa sarebbe uno spreco di energie.

Mi piace pensare che la natura a volte faccia da paraurti alle nostre scelte, alle nostre azioni. Avere la fortuna di nascere in un posto bello non è da tutti ed è vero che il contesto in cui vivi un po’ ti plasma. Chissà, magari noi siamo stati plasmati in modo da adagiarci: perché questa città è troppo bella, però a me la sigaretta in spiaggia non va di conservarla e buttarla dopo, la voglio buttare subito, sulla spiaggia.

Non ci vuole niente a distruggere la bellezza, aveva ragione P. S e P: avete capito chi sono? Sono Salvo Vitale e l’amico Peppino Impastato. Avete visto “I cento passi”? Sfido chiunque a non essere rimasto ammaliato dal discorso sulla bellezza. Sembra un concetto filosofico, la bellezza; sfuggente, appannaggio, come dice Salvo all’amico, di chi è innamorato, che, un po’ abbagliato dai sentimenti, inizia a vedere la bellezza in tutto, nelle piccole cose. E’ un discorso politico quello di Peppino, un punto da programma elettorale: essere cultori di bellezza. Che non significa fare gli Oscar Wilde della situazione. Significa abituarmi a capire cos’è bello e cosa invece è brutto, perché è bene che in questo secondo caso, le cose vadano cambiate.

Allora forse prima di proporre il bike sharing, la raccolta differenziata, la ZTL, gli orti urbani, la street art (che sono tutti obiettivi nobili, in alcuni contesti ancora sconosciuti, in altri già pane quotidiano), forse a noi servirebbe un passaggio ulteriore, intermedio, per arrivare ad una conclusione in maniera più consapevole. Dovremmo prenderci del tempo, magari in un bel pomeriggio, verso l’ora del tramonto, e semplicemente percorrere da cima in fondo la città in cui viviamo in quel momento, rigorosamente a piedi perché così le cose si osservano, non si guardano e basta. Alla fine della passeggiata dovremmo domandarci: “Mi piace così? E’ bello?”. E perché no, potremmo fare lo stesso nei diversi luoghi che viviamo, anche da turisti: assorbire il brutto e il bello, prendere esempio in un senso o in un altro. Questo è educare alla bellezza.

Non limitarsi a vivere in luoghi, ma vivere i luoghi. Vivere i luoghi come casa propria, vivere il mondo come casa propria, come un dono da custodire. E questo non si può delegare, è un’azione che matura nel profondo, che parte da una volontà (quindi, un qualcosa di totalmente personale) che ci spinge a non vivere in una quieta indifferenza, ma che ci spinge ognuno ad essere cultori di qualsiasi luogo: quello che ci ha visti venire al mondo e muovere i primi passi, quello che ci ha visti crescere, quello che ci ha visto plasmare il nostro ruolo nel mondo. La cura raggiunge quegli obiettivi a cui l’inerzia non può arrivare: anche la città più bella, potrebbe non essere più tale, e viceversa una città che non ha un alto potenziale può diventare bella con quelle stesse mani che possono distruggere la bellezza.

Riappropriarci della conoscenza degli spazi urbani che viviamo è il punto di partenza; una passeggiata dal centro alla periferia può essere la risposta alla pronta domanda: “E io che ci posso fare?”.




La A e la Z

Ho la fortuna di viaggiare spesso all’estero, e siccome anche all’estero non dimentico mai di essere nato e di vivere a Milazzo, mi capita (ci capita, perché non ci vado da solo) di fare paragoni fra il luogo dove sono andato e la mia, nonostante tutto, Milazzo.

Questo avviene non per essere o fare il “denigratore” o l’”esterofilo”, e credere che tutto quello che avviene “altrove” sia migliore di quello che avviene a casa nostra, ma solo per sperare, o almeno immaginare, che quanto di buono viene fatto “altrove” possa, prima o poi, essere fatto a Milazzo.

E, purtroppo, la prima cosa che un “occhio” esterno vede è sicuramente la pulizia del posto dove si è andati. E ancora, proprio perché la critica è costruttiva, ci piace parlare con la gente del luogo e farmi spiegare come funzionano esattamente le cose : questa volta era un dirigente comunale, che ci ha raccontato nel dettaglio cosa avviene per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

In questa isola dell’alto Adriatico, dopo quasi dieci anni, la raccolta differenziata è arrivata al 72%, carta, cartone, plastica ed alluminio vengono venduti in Austria, l’umido viene lavorato in loco, l’indifferenziato (ridotto ovviamente al minimo) viene smaltito nell’unica discarica cui afferisce il consorzio dei sei comuni dell’isola.

La raccolta viene gestita da personale comunale, esiste per ogni Comune la “polizia ecologica”, che vigila attentamente sul modo in cui i cittadini differenziano i rifiuti e sanziona chi non rispetta le regole.

Le tasse per la raccolta dei rifiuti non sono, a giudizio dei cittadini alte, e ogni anno vengono consegnati agli stessi cittadini dei buoni per alcune centinaia di chilogrammi di concime ricavato dalla lavorazione dell’umido.

Ogni Comune dispone di un sito dove ogni cittadino può fare delle segnalazioni anonime (segnalazioni, non denunce) per comunicare agli addetti la presenza di immondizia abbandonata in strada, o anche l’indicazione di una zona che andrebbe pulita : di solito, entro ventiquattr’ore la segnalazione sortisce l’effetto desiderato.

Qualcuno potrebbe obiettare che un’isola ha un numero abbastanza contenuto di abitanti, specie nei mesi invernali. Verissimo, ma è altrettanto vero che d’estate il numero di abitanti si decuplica o più; nonostante ciò la differenziazione avviene lo stesso.

E sta proprio qui la bravura, “costringere” il turista a differenziare i rifiuti, predisponendo gli appositi contenitori di modo che anche persone che in quel luogo ci passeranno solo alcuni giorni si sforzeranno di seguire quelle che per gli “indigeni” sono regole già acquisite.

Queste notizie, frutto di solo un quarto d’ora di conversazione, personalmente mi deprimono. E’ mai possibile, mi chiedo, che nella mia città non si riesca mai a fare niente di paragonabile, neanche lontanamente, a quello che in tanti esempi virtuosi sparsi per il mondo, è ormai la normalità ?




Rasoterra: Litorale abbandonato 2.0

Il lungomare di Ponente milazzese misura 7600 metri, come è facilmente riscontrabile da Google Maps. Una volta (cioè fino a una quindicina di anni fa) il luogo, dai residenti tanto decantato per la qualità della sua spiaggia, colpiva il turista più ignaro, che si aspettava una dimensione balneare “classica”, piuttosto per la sua trascuratezza: che significava sia, in senso negativo, abbandono, sia, in quello positivo, fedeltà a come il tutto era “prima”, cioè prima che il nostro Paese nel suo complesso (ben oltre Milazzo, cioè) vivesse la Grande Trasformazione da paese rurale a paese industrializzato, consumista, massicciamente cementificato.

Col suo ampio e lungo sterrato, dove i rovi e i canneti, i fichidindia e qualche sparuta barca di legno, le casematte diventate rifugio di cani randagi e i campi da calcio arrangiati alla buona, il litorale di Ponente ci ricordava un luogo ancora antico, solo appena modificato dal guard-rail che lo delimitava, dal ponte sul Mela fino quasi alla ‘Ngonia.

Poi, però, furono appaltati i lavori lungo tutto il litorale. Nel frattempo erano stati fatti sloggiare i campetti di calcio abusivi, per i quali il demanio, creditore di canoni spesso ignorati, era passato da un po’ dai solleciti alle sanzioni. Arrivarono le concessioni per i primi lidi, come nei luoghi balneari “classici”. Venne sostituito quell’antiestetico guard-rail con un marciapiede con adeguati punti di passaggio, piazzole di sosta, piante di oleandro a fare da spartivento e abbellimento, sul lato dello sterrato. Sul quale, poi, furono stesi, pur se su un tracciato così lungo, i cordoli preparatori per una pista ciclabile.

Oggi quei cordoli sono ancora privi di senso: un’inutile invasione cementizia lunga oltre sette chilometri. Di pista ciclabile manco a parlarne. E, nei pressi di Santa Marina, giusto nella zona tra via San Cono e via Albatros-via Feliciata, rimangono pure circa 300 metri per cui anche il marciapiede può definirsi una beffarda incompiuta. Al di là di tutta la vicenda tribolata e discutibile del completamento dei lavori, bloccati a suo tempo per infiltrazioni mafiose e poi ripresi per essere finiti con budget ridotto, 300 metri su 7600, e proprio qui, dove evidentemente non può nulla nemmeno la presenza della storica edicola con l’icona della Madonna del Tindari. sono proprio una beffa.

E’ proprio vero, non c’è più l’abbandono di una volta.




Il Quartiere spagnolo

Nelle vecchie stampe la salita della via G. B. Impallomeni risulta sbarrata da un muro che collegava le due ali del Quartiere Spagnolo.

Al centro del muro figura una porta, il che fa presumere che negli anni della sua costruzione veniva chiusa per controllare e limitare l’ingresso al vecchio Borgo che sorge ai piedi del grande Castello denominato anche città murata.

Un paese, come il nostro, dal clima mite, che offre ai visitatori dei panorami incantevoli (esempio: l’alba vista dalla Marina Garibaldi ed il tramonto dalla spiaggia di ponente ), ricco di eventi di grande rilievo storico ha tutte le qualità per essere inserito anche nei circuiti storico-culturali perché ogni luogo ed angolo della città, nei molti secoli di vita, è stato testimone di episodi storici ed anche perché vi sono, oltre al castello, altre testimonianze materiali da tutelare per non far perdere la memoria del nostro passato.

Il mancato finanziamento, richiesto dal comune,delle necessarie opere per l’agibilità e la fruizione della ala di ponente del Quartiere Spagnolo, ritengo che quasi certamente non sarà accettato dalla amministrazione comunale che sicuramente interverrà per difendere il buon diritto della città, anche perché non si può supinamente assistere al depauperare del patrimonio che può costituire fonte di

gettito.

E’ un dovere che tutti abbiamo nei confronti di chi ci ha preceduto e nei confronti dei posteri ai quali non possiamo lasciare rovine materiali.

Mi pare giusto segnalare, anche se molto sommariamente ed a grandi linee, un ricordo storico.

La costruzione del Quartiere Spagnolo fu iniziata nel 1585 su progetto di Camillo Camilliani, regio ingegnere, per alloggio dei militari che presidiavano Milazzo.

Il fabbricato terminava ad est con un fortino e la porta di San Gennaro e ad ovest con altro fortino e la porta Emanuella.

Costituiva così una ulteriore difesa della piazzaforte.

Inizialmente il fabbricato era due piani. A seguito del terremoto del 1908 venne demolito il piano superiore, mentre la porta venne demolita per allargare la strada nel 1930.

Nei primi decenni del secolo scorso il fabbricato fu utilizzato come caserma della Compagnia Disciplina nella quale prestavano servizio “sergenti di ferro”per addestrare i militari.

Nel periodo del regime fascista nell’ala di levante del fabbricato aveva sede la GIL (Gioventù Italiana del Littorio) per le riunioni del sabato fascista, da molti chiamato anche pre-militare, i Balilla, i Marinaretti e gli Avanguardisti.

Nell’ala di Ponente aveva sede la Dicat (Milizia per la difesa antiaerea territoriale).

Dopo qualche anno dalla fine della guerra l’ala est (dove ora ha sede l’Antiquarium) divenne sede dell’avviamento femminile Zirilli e dopo pochi anni sede della Scuola Tecnica Antonello da Messina.

Nell’ala ovest, prima di essere sbarrata come si presenta oggi, trovarono ospitalità, per qualche anno, i vigili del fuoco, prima di tornare ai magazzini del porto, ed in una stanza, per un breve periodo, la CGIL.




Centenario della impresa di Premuda

luigi celebre

La mattina del 10 giugno di cento anni fa il capo semaforista di Monte Cappuccini inviava ad Ancona il seguente telegramma :

“”MIGLIA 15 NORD EST, DUE MOTOSCAFI SCARICHI DI SILURI, CARICHI DI ONORE E GLORIA DIRIGONO IN PORTO.””

Il nostro concittadino LUIGI RIZZO aveva compiuto una impresa epica della quale ne parlarono i giornali di tutto il mondo e che risollevò il morale dei nostri soldati nel mentre l’esercito dello impero austro-ungarico si preparava per la battaglia del solstizio d’estate.

Il Comune non ha ricordato la data nemmeno con un manifesto.

rizzo luigi home




Mamertinews: Revisori dei conti, AIA, Coni

La stop news della settimana dallo Skarablog di Fa.S Skarabeo

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Sul cimitero l’Amministrazione ha una strategia o naviga a vista?

L‘Amministrazione Formica all’insediamento si è trovata sul “tavolo” un accordo raggiunto nel 2014 tra la passata amministrazione e le società di Mutuo Soccorso milazzesi per la realizzazione di alcune cappelle al cimitero con oltre 3300 nuovi loculi.

Per circa un anno e mezzo tutto rimane bloccato.

A novembre 2016, a seguito di un nostro articolo nel quale Lo Schiavo, presidente della società di Mutuo Soccorso “Natale Puglisi”, illustrava questo iter oltremodo lungo iniziato con una richiesta formale addirittura del 2009, (link articolo) fu presentata una mozione (primo firmatario Midili), approvata dal Consiglio Comunale, per sollecitare il rilascio della concessione per la realizzazione delle suddette cappelle.

L’allora assessore ai lavori pubblici, Ciccio Italiano, rispose prontamente, in quanto era presente in aula, dando la propria disponibilità a sollecitare gli uffici per dare soluzione al problema.

Inoltre, Italiano riferì in Consiglio Comunale che nell’area in cui si sarebbero dovute costruire le cappelle era stato effettuato un lavoro di pulizia, a seguito del quale l’Ufficio Tecnico avrebbe eseguito i rilievi per verificare se l’area disponibile fosse sufficiente ad ospitare le 6 cappelle richieste dalle società di Mutuo Soccorso.

Da allora però nessun passo in avanti, tutto fermo, nessuna notizia delle verifiche promesse dall’Amministrazione.

A metà aprile 2018 (un anno e mezzo dopo), le società di mutuo soccorso Natale Puglisi, “Il Progresso”, “Ordine e Lavoro” e “Maria SS della catena”, probabilmente spazientite dal lungo silenzio dell’Amministrazione, hanno fatto affiggere alcuni manifesti in cui denunciavano il ritardo nel rilascio della licenza per la costruzione di nuove cappelle, e paventavano il rischio insepoltura (link articolo).

Ancora nessuna risposta ufficiale alle società di Mutuo Soccorso da parte dell’Amministrazione, ma solo la recente approvazione in giunta del regolamento cimiteriale e successivamente una determina per la realizzazione di 50 nuovi loculi comunali.

Un regolamento che è stato contestato da Lo Schiavo, in quanto giudicato come una poco utile complicazione.

50 nuovi loculi che non possono certamente essere “la soluzione” considerando che a Milazzo annualmente si registrano circa 300 decessi, verrebbero utilizzati in appena 2 mesi.

Non essendo stata fino ad ora palesata la strategia dell’Amministrazione comunale per realizzare un numero adeguato di loculi, da più parti si paventa l’eventualità che le società di Mutuo Soccorso (enti no profit che contano circa 15.000 soci a Milazzo) possano dover cedere il posto a privati, interessati ad un business che potrebbe diventare redditizio.

Per fugare questi dubbi e tranquillizzare le società di Mutuo Soccorso, sarebbe interessante conoscere dal Sindaco Giovanni Formica:

  • Se ritiene ancora necessario, come dichiarato a novembre del 2016 dal suo ex assessore Ciccio Italiano, il rilascio della concessione alle società di mutuo soccorso per la realizzazione delle nuove cappelle o se sta valutando altre soluzioni;

  • Quali tempi sono previsti;

e infine,

  • cosa ne pensa della proposta avanzata tempo addietro da Massimo Tricamo, Presidente della Società di Storia Patria di Milazzo, di mettere all’asta le antiche cappelle gentilizie abbandonate, così come già praticato nel Gran Camposanto di Messina.




RASOTERRA: L’(est)etica del paradosso

fabrizio Scibilia

Gli antichi Greci, maestri di armonia, insegnavano che ciò che è bello è anche buono. Quindi che c’è uno stretto nesso tra estetica ed etica. Poi però il primo relativista Eraclito, forse il più postmoderno di quegli antichi maestri, ci ammoniva sul fatto inesorabile che tutto scorre, e quindi ciò che è bello, e buono, in un luogo e in un tempo, potrebbe essere brutto, e cattivo, in un altro luogo e in un altro tempo.

Questo viene da pensare leggendo infatti i commenti via social sulla segnalazione, contenuta nella precedente rubrichetta “Rasoterra”, su una cosa a nostro parere né bella né buona, come il danneggiamento della targa con cui nel 2003 si intitolò (meritoriamente, se serve precisarlo) a Peppino Impastato la nuova piazza di Ciantro.

Sorvoliamo sull’equivoco per cui si scambia la segnalazione, e non lo stato oggettivo e abbandonato della targa, visibile a tutti, in una qualche offesa per il sincero spirito di quell’intitolazione. C’è nei commenti qualcosa di molto più importante, per capire in che tempi viviamo. Infatti c’è chi sostiene che la targa sia stata danneggiata ad hoc. Non sarebbe tanto colpevole il disinteresse della politica, dunque, quanto il dolo della mano umana. Forse perché Peppino Impastato, indubbiamente modello etico, in quanto meritevole di intitolazione da parte della politica (in sé anti-etica, ormai, per definizione), viene oggi ritenuto “establishment” pure lui (!) e gli tocca, quindi, lo sfregio di essere manomesso, sabotato, vilipeso? Se è così, addio al modello etico del martire antimafia, travolto dal discredito della politica, come il bambino con l’acqua sporca.

D’altronde non è un processo solo locale, attenzione: ricordiamoci che in America i ricchi votano Obama e i poveri Trump: paradossi dello strano universo contemporaneo (o postmoderno), dove regna l’ “anti” a tutti i costi: antipolitica, antietica… e antiestetica.

Così, nessuna meraviglia se i giovani milazzesi affollano, oggi più che mai, il Tono, godendo del nuovo, postmoderno locale che, incastonato tra una storica “incompiuta” in forati e residenze (neo)padronali ristrutturate in rispettoso stile vintage, ha reso la ‘Ngonia un caleidoscopio di linguaggi estetici. L’apoteosi della disarmonia, il trionfo del contrasto, lo scarabocchio fatto architettura. Ma non solo nessuno sembra farci caso: forse i più cercano proprio questo.

Chissà se qui, la sera, si ritrovano anche i presunti vandali anti-establishment della targa di Impastato.

E chissà, soprattutto, se hanno mai letto Eraclito.

ngonia

Angonia rimessa a nuovo

Angonia rimessa a nuovo

ngonia




La finanziaria, la Sicilia, Milazzo

Dal DEFR, Documento di Economia e Finanza Regionale, approvato in questi giorni all’Assemblea Regionale Siciliana, esce un quadro a dir poco allarmante della Sicilia, relegata all’ultimo posto tra le regione italiane e tra gli ultimi nell’area europea.

Sintetizzando:

  • La nostra isola ha 5 milioni di residenti e solo 1.370.000 di occupati (sommersi compresi). Per fare un confronto, in Emilia Romagna su 4.5 milioni lavorano 2 milioni. In proporzione abbiamo un milioni di lavoratori in meno;
  • Ben il 55,4% delle famiglie è a rischio povertà;
  • L’indice di infrastrutturazione è pari a metà di quello della Liguria, siamo al penultimo posto in Europa, dopo la Calabria;
  • 800 mila siciliani vivono all’estero;
  • 25.000 siciliani emigrano ogni anno;
  • I Neet (giovani tra 18 e 24 anni che non studiano e non cercano lavoro) sono al 41%. Percentuali altissime superate nel mondo solo dalla Guyana francese (44,7%) e ad una remota regione bulgara (46,5%);
  • Abbiamo un’altissima dispersione scolastica ed universitaria;
  • Il PIL pro capite è di appena 17.100 €, inferiore a quello della Grecia e dell’Ungheria;
  • E peggioriamo, in quanto dal 2007 al 2016 è stato perso il 12% del PIL ;
  • Siamo al 237° posto su 263 regioni europee come indice di competitività (calcolato come un mix di innovazione, trasporti, istruzione, salute…);
  • Le piccole e medie imprese hanno difficoltà di accesso al credito;
  • Scarsa incisività degli investimenti europei. Infatti con la programmazione europea 2007-2013 sono stati creati solo 8.663 posti di lavoro. A conti fatti un posto di lavoro è costato 484.000 euro di investimenti;

Per i prossimi anni, le risorse disponibili per finalità di sviluppo con fondi europei e nazionali, inclusi i Patti per il Sud del governo Renzi, ammontano a circa 8 miliardi di euro.

Consistenti, ma da spendere meglio che in passato. Se infatti si dovesse ottenere l’efficienza di quelli precedenti porterebbero ad appena 16.000 posti di lavoro in più.

Praticamente una goccia nel mare.

info defr

E Milazzo?

I finanziamenti europei intercettati sono ben pochi.

Nella finanziaria poi si parla poco di ZES, la zona economica speciale, che potrebbe rappresentare una occasione di rilancio dell’ex area ASI di Giammoro.

Su questo argomento, mentre in Sicilia si discute da qualche mese della “cabina di regia” per definire le ZES, in Calabria sono già pronti a partire.

Sulla portualità, infine, non vi è una parola sul destino dell’Autorità Portuale di Messina – Milazzo.