Arrivederci

Dopo due anni di attività questo sito, nato come aggregatore di blog, sospende le pubblicazioni.

Grazie alle collaborazioni gratuite dei tanti “blogger”, abbiamo provato a dare informazione libera e non di parte.

Un tentativo di cittadinanza attiva e di impegno civile volto a contribuire alla crescita democratica, all’analisi dei fatti e alla formulazione di proposte.

Abbiamo provato ad analizzare i molti problemi di Milazzo, irrisolti per mancanza di soldi, ma soprattutto di idee e di una visione complessiva di città.

L’assenza di un progetto di città porta a sperare sempre nell’intervento “salvifico” dei privati.

Negli ultimi due anni abbiamo così visto osannare l’indiano per l’aeroporto, il consorzio asiatico per l’ecoporto, i Franza per l’Hub nell’area della ex Montecatini…

E mentre in molti aspettano invano l’ecoporto, molti dei nostri beni culturali rimangono abbandonati all’incuria e al degrado, bruciando occasioni reali di lavoro e di futuro per i nostri giovani.

Ma non è tutto negativo.

Abbiamo conosciuto e ospitato nel nostro sito tante associazioni che, senza alcun partito dietro, senza nessun consigliere o candidato da appoggiare, senza chiedere nulla in cambio, hanno lavorato e continueranno a farlo solo per amore di Milazzo.

A queste persone e a chi in questi mesi ci ha letto va il nostro arrivederci.




I circoli e la città

Nella nostra carrellata sui circoli cittadini scomparsi un ricordo particolare merita il

CIRCOLO DIANA

che durante la sua attività è stato quello che ha fatto conoscere la nostra città oltre i confini nazionali e parlare le cronache sportive della stampa estera anche oltre la cortina di ferro.

Lo spazio ci è tiranno,la lodevole attività molteplice del sodalizio è difficile riassumerla in uno scritto per cui insieme allo storico Girolamo Fuduli ci ripromettiamo di tornare sul tema in modo più ampio,in altra sede ,anche con proiezioni fotografiche.

Il nostro vuole essere un omaggio doveroso verso chi ha speso disinteressatamente e per amore per la città energia e tempo per valorizzarla turisticamente con le manifestazioni sportive.

Il circolo venne fondato da 22 soci ed il primo consiglio direttivo risultò così composto :

Presidente : Cav. Francesco Sfameni

V.Presidente : Avv. Mario Calì

Segretario : Avv. Domenico Sibilla

Cassiere : Dott. Pietro Gemelli

Deputato di sala : Cav. Emanuele Cocuzza

Sindaci : Rag. Francesco Lo Presti

Dott. Giuseppe Fogliani

Rag. Antonino Del Bono

L’art.1 dello Statuto approvato dalla assemblea all’atto della costituzione così recitava :

“E’ costituito in Milazzo il circolo Diana apolitico,con lo scopo di incrementare e tutelare lo sport della caccia,del tiro e delle attività ad esso inerenti come mezzo di sviluppo turistico della città.”

Tutta l’attività del circolo è stata sempre finalizzata al perseguimento dello sviluppo turistico della città.

Al circolo vennero concessi,dall’amministrazione Fogliani, i locali dell’edificio costruito dall’impresa Giuffrè sotto la direzione dell’ing. Bartolo Traina che da allora è denominato “Paladiana”.

L’attività del circolo che non si limitò solo alle gare di tiro a volo registrò sempre un crescendo di successi.

Dopo la presidenza Sfameni seguì la lunga e prestigiosa presidenza dell’avv. Domenico Sibilla.

Tutti gli anni sono state svolte più gare di tiro a volo.

Quelle più importanti a livello nazionale ed internazionale sono state quelle denominate: “Gran Premio Trinacria- Meeting internazionale di fraternità”,alle quali hanno partecipato tiratori provenienti dagli Stati Uniti, Canada,Germania, Malta,Svizzera,San Marino,Ungheria,Spagna,Andorra,Belgio,Lussemburgo,Francia,Romania,Bulgaria,Inghilterra,

Scozia,Austria, Argentina, Venezuela.Hanno gareggiato le medaglie d’oro delle olimpiadi di Melbourne (Rossini),Tokio (Mattarelli),Los Angeles e Mosca (Giovannetti),Roma (Dumitrescu)

Nonché i campioni del mondo : Ronchi, Pera, Venturini,Cioni,Danna, Leon Bozzi (Argentina).

Tutti i tiratori venivano spesso con le famiglie e si fermavano a Milazzo per più giorni dopo le gare.

Fra le manifestazioni svoltesi al Paladiana ricordiamo :

Congresso dei Presidenti delle Proloco siciliane presieduto dall’on. Santi Recupero

Congresso dei veterinari dell’Italia centro meridionale

Congresso di studi filosofici su Rosmini

Rappresentazioni estive di opere liriche dal 1950 al 1961

Riunioni letterarie e rappresentazioni di commedie di Pirandello

Mostre di pitture

Mostra dei cimeli di Luigi Rizzo

Presentazione di libri di poesie e romanzi

Manifestazione di aeromodellismo

Il circolo organizzò anche un concorso giornalistico che venne vinto da Gigi Billè

Scuola di scherma e tante altre attività.

Una delle prime iniziative del circolo,come ha ricordato in una sua conferenza il presidente Sibilla,è stata quella di invitare tutti i direttori di albergo della città a comunicare ai loro ospiti che erano a disposizione tutti i locali del circolo Diana,dove gratuitamente potevano giocare a biliardo ed a carte.

Purtroppo l’attività cessò per volontà del Comune ,come narrato dall’avv.Sibilla, nella sua conferenza tenuta per iniziativa della Società Milazzese di Storia Patria.

Concludiamo questa sommaria pagina di storia con l’auspicio che il Paladiana torni alle glorie sportive del passato.

 




Si può costruire la bellezza?

P: Sai cosa penso?
S: Cosa?
P: Che questa pista in fondo non è brutta. Anzi
S: Ma che dici?!
P: Vista così, dall’alto … uno guardandosi intorno sale qua e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre … che è ancora più forte dell’uomo. Invece non è così… in fondo le cose, anche le peggiori, una volta fatte … poi trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere! Fanno ‘ste case schifose, con le finestre di alluminio, i balconcini … mi segui?
S: Ti sto seguendo
P:… Senza intonaco, i muri di mattoni vivi … la gente ci va ad abitare, ci mette le tendine, i gerani, la biancheria appesa, la televisione … e dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste … nessuno si ricorda più di com’era prima. Non ci vuole niente a distruggerla, la bellezza …
S: E allora?
P: E allora forse più che la politica, la lotta di classe, la coscienza e tutte ‘ste fesserie … bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza. Insegnargli a riconoscerla. A difenderla. Capisci?
S: La bellezza…
P: Sì, la bellezza. È importante la bellezza. Da quella scende giù tutto il resto.
S: Oh, ti sei innamorato anche tu, come tuo fratello?
P: Io la invidio questa normalità. Io non ci riuscirei ad essere così…

E’ vero: non ci vuole niente a distruggere la bellezza. Bastano giusto due cose: un paio di mani. Sono armi a doppio taglio: con le mani possiamo creare statue e costruire architetture bellissime; con le mani possiamo gettare un copertone che non ci serve più sulla spiaggia. Cos’è che ti porta a fare l’uno o l’altro?

A gettare un copertone sulla spiaggia, anzi, tanti copertoni, sanitari, materassi, flaconi, siringhe, fino a coprire l’intera spiaggia, ti può spingere: l’indifferenza verso quella spiaggia; la certezza che nessuno ti farà la multa; la serenità data dal fatto che qualcuno raccoglierà tutto; la convinzione che questo gesto, fatto da te, in realtà, che danno può fare?

A costruire una raffineria sul mare, un inceneritore, una centrale, ti possono spingere i profitti che vuoi guadagnare; la facilità di quell’idea, rispetto a quella che potrebbe comportare attivarsi per cercare alternative pulite; il pensare di non essere capaci di saper sfruttare altre potenzialità; la certezza che quel lavoro servirà comunque a qualcuno, quindi avrai su chi contare.

A non ripulire la riviera di Ponente incolta, può spingerti il fatto che ci sono priorità maggiori, in questo momento. Il bilancio chiama, per cui la pulizia la lasciamo al buon cuore dei cittadini, i quali, ben consci di quali siano i loro diritti e i loro doveri, sanno perfettamente che quello non è un compito che gli spetta.

A distruggere i parchi gioco per i bambini, può spingerti il fatto che distruggere qualcosa è un buon passatempo per un pomeriggio in cui non hai voglia di studiare o semplicemente di farti una passeggiata, perché se il Comune investe soldi in qualcosa, anche qualcosa che sia lo svago, lasciare curato o quantomeno in vita quel qualcosa sarebbe uno spreco di energie.

Mi piace pensare che la natura a volte faccia da paraurti alle nostre scelte, alle nostre azioni. Avere la fortuna di nascere in un posto bello non è da tutti ed è vero che il contesto in cui vivi un po’ ti plasma. Chissà, magari noi siamo stati plasmati in modo da adagiarci: perché questa città è troppo bella, però a me la sigaretta in spiaggia non va di conservarla e buttarla dopo, la voglio buttare subito, sulla spiaggia.

Non ci vuole niente a distruggere la bellezza, aveva ragione P. S e P: avete capito chi sono? Sono Salvo Vitale e l’amico Peppino Impastato. Avete visto “I cento passi”? Sfido chiunque a non essere rimasto ammaliato dal discorso sulla bellezza. Sembra un concetto filosofico, la bellezza; sfuggente, appannaggio, come dice Salvo all’amico, di chi è innamorato, che, un po’ abbagliato dai sentimenti, inizia a vedere la bellezza in tutto, nelle piccole cose. E’ un discorso politico quello di Peppino, un punto da programma elettorale: essere cultori di bellezza. Che non significa fare gli Oscar Wilde della situazione. Significa abituarmi a capire cos’è bello e cosa invece è brutto, perché è bene che in questo secondo caso, le cose vadano cambiate.

Allora forse prima di proporre il bike sharing, la raccolta differenziata, la ZTL, gli orti urbani, la street art (che sono tutti obiettivi nobili, in alcuni contesti ancora sconosciuti, in altri già pane quotidiano), forse a noi servirebbe un passaggio ulteriore, intermedio, per arrivare ad una conclusione in maniera più consapevole. Dovremmo prenderci del tempo, magari in un bel pomeriggio, verso l’ora del tramonto, e semplicemente percorrere da cima in fondo la città in cui viviamo in quel momento, rigorosamente a piedi perché così le cose si osservano, non si guardano e basta. Alla fine della passeggiata dovremmo domandarci: “Mi piace così? E’ bello?”. E perché no, potremmo fare lo stesso nei diversi luoghi che viviamo, anche da turisti: assorbire il brutto e il bello, prendere esempio in un senso o in un altro. Questo è educare alla bellezza.

Non limitarsi a vivere in luoghi, ma vivere i luoghi. Vivere i luoghi come casa propria, vivere il mondo come casa propria, come un dono da custodire. E questo non si può delegare, è un’azione che matura nel profondo, che parte da una volontà (quindi, un qualcosa di totalmente personale) che ci spinge a non vivere in una quieta indifferenza, ma che ci spinge ognuno ad essere cultori di qualsiasi luogo: quello che ci ha visti venire al mondo e muovere i primi passi, quello che ci ha visti crescere, quello che ci ha visto plasmare il nostro ruolo nel mondo. La cura raggiunge quegli obiettivi a cui l’inerzia non può arrivare: anche la città più bella, potrebbe non essere più tale, e viceversa una città che non ha un alto potenziale può diventare bella con quelle stesse mani che possono distruggere la bellezza.

Riappropriarci della conoscenza degli spazi urbani che viviamo è il punto di partenza; una passeggiata dal centro alla periferia può essere la risposta alla pronta domanda: “E io che ci posso fare?”.




La A e la Z

Ho la fortuna di viaggiare spesso all’estero, e siccome anche all’estero non dimentico mai di essere nato e di vivere a Milazzo, mi capita (ci capita, perché non ci vado da solo) di fare paragoni fra il luogo dove sono andato e la mia, nonostante tutto, Milazzo.

Questo avviene non per essere o fare il “denigratore” o l’”esterofilo”, e credere che tutto quello che avviene “altrove” sia migliore di quello che avviene a casa nostra, ma solo per sperare, o almeno immaginare, che quanto di buono viene fatto “altrove” possa, prima o poi, essere fatto a Milazzo.

E, purtroppo, la prima cosa che un “occhio” esterno vede è sicuramente la pulizia del posto dove si è andati. E ancora, proprio perché la critica è costruttiva, ci piace parlare con la gente del luogo e farmi spiegare come funzionano esattamente le cose : questa volta era un dirigente comunale, che ci ha raccontato nel dettaglio cosa avviene per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

In questa isola dell’alto Adriatico, dopo quasi dieci anni, la raccolta differenziata è arrivata al 72%, carta, cartone, plastica ed alluminio vengono venduti in Austria, l’umido viene lavorato in loco, l’indifferenziato (ridotto ovviamente al minimo) viene smaltito nell’unica discarica cui afferisce il consorzio dei sei comuni dell’isola.

La raccolta viene gestita da personale comunale, esiste per ogni Comune la “polizia ecologica”, che vigila attentamente sul modo in cui i cittadini differenziano i rifiuti e sanziona chi non rispetta le regole.

Le tasse per la raccolta dei rifiuti non sono, a giudizio dei cittadini alte, e ogni anno vengono consegnati agli stessi cittadini dei buoni per alcune centinaia di chilogrammi di concime ricavato dalla lavorazione dell’umido.

Ogni Comune dispone di un sito dove ogni cittadino può fare delle segnalazioni anonime (segnalazioni, non denunce) per comunicare agli addetti la presenza di immondizia abbandonata in strada, o anche l’indicazione di una zona che andrebbe pulita : di solito, entro ventiquattr’ore la segnalazione sortisce l’effetto desiderato.

Qualcuno potrebbe obiettare che un’isola ha un numero abbastanza contenuto di abitanti, specie nei mesi invernali. Verissimo, ma è altrettanto vero che d’estate il numero di abitanti si decuplica o più; nonostante ciò la differenziazione avviene lo stesso.

E sta proprio qui la bravura, “costringere” il turista a differenziare i rifiuti, predisponendo gli appositi contenitori di modo che anche persone che in quel luogo ci passeranno solo alcuni giorni si sforzeranno di seguire quelle che per gli “indigeni” sono regole già acquisite.

Queste notizie, frutto di solo un quarto d’ora di conversazione, personalmente mi deprimono. E’ mai possibile, mi chiedo, che nella mia città non si riesca mai a fare niente di paragonabile, neanche lontanamente, a quello che in tanti esempi virtuosi sparsi per il mondo, è ormai la normalità ?




I circoli e la Città – 3

Continuando la nostra breve carrellata sui circoli, quali centri di aggregazione e di socializzazione, che c’erano nella nostra città, un ricordo merita

IL CIRCOLO PROGRESSO

Che aveva sede in un palazzo della Marina Garibaldi, quasi di fronte alla statua della Libertà, ed a poche diecine di metri dal circolo Duca di Genova .

Mentre il circolo Duca di Genova era chiamato anche circolo dei nobili perché frequentato  dalla nobiltà locale, il circolo Progresso, creato dalla omonima società di mutuo soccorso, era il circolo della Borghesia professionale,imprenditoriale ed impiegatizia.

Della borghesia che in quell’epoca costituiva lo zoccolo duro dello Stato per il contributo notevole per la crescita economica, intellettuale e sociale del paese.

Anche i soci del Progresso, nei caldi pomeriggi estivi, si sedevano nelle poltroncine che venivano piazzate sul marciapiede a gustarsi insieme al tradizionale gelato il passeggio che si svolgeva nella Marina.

Poiché del circolo era socio mio fratello Giuseppe ho avuto modo di frequentare i locali diverse volte.

Anche questo circolo costituiva un fiore all’occhiello della società cittadina.

Un ricordo merita anche la

SOCIETA’ SPORTIVA

Che prima della guerra aveva sede nella Marina Garibaldi, nel palazzo Bonaccorsi, nel quale a piano terra c’erano ance il tabacchino di Piraino e due sartorie (Cannistrà e Codraro).

Era sede sia della società calcistica, sorta nel 1937, sotto la presidenza del dott. Giuseppe Isgrò, che della società di atletica leggera della quale facevano parte molti giovani studenti iscritti alla GIL.

Le vicende della squadra di calcio, fino al 1994, sono narrate in un libro a firma del dott. Pietro Salmeri e Giovanni Petrungaro.

Della attività della atletica leggera, anche questa sotto la guida del dott.Giuseppe Isgrò, si è persa un po’ la memoria anche se nel  breve periodo di attività prima della guerra del 1940-45 i giovani milazzesi hanno gareggiato in molte città conquistando molti premi.

Ero ragazzino più volte ho accompagnato al campo sportivo mio fratello Melino che gareggiava nei 110 metri ad ostacoli e nel salto in lungo ed ha avuto buoni risultati sia a Ragusa che a Firenze.

Ricordo Mimmo Soldino (salto con l’asta), Bonina (maratona), i fratelli Romano, Nino Oliva, Cannata, Aricò, ecc.-

Poi con la guerra si chiuse questo periodo sportivo e si dispersero le energie perché solo qualche sopravvissuto tornò al paese natio.

E’doveroso anche ricordare la benemerita attività della

SOCIETA’ OPERAIA NATALE PUGLISI

Che nei tempi in cui la macchina da scrivere era una rarità negli uffici pubblici e le grosse società usavano ancora il libro copialettere con il torchio che fu simbolo del Partito dell’Uomo Qualunque, istituì una scuola serale di dattilografia che contribuì ad aprire nuove strade e nuove possibilità di lavoro ai giovani di ieri.

Oltre ai corsi di dattilografia la società Operaia istituì corsi di disegno, di pittura e di stenografia.




Castello, cultura e turismo, quale strategia? Intervista a Giovanni Bono

Nel Piano nazionale Strategico del Turismo (PST 2017-2022) viene indicata la Cultura come elemento di forza dell’offerta turistica italiana.

Gli altri pilastri sono il mare e la natura.

Iniziamo la discussione con Giovanni Bono, presidente della Compagnia del Castello e imprenditore nel settore turistico, parlando proprio di Cultura e Castello.

Bono si chiede: “Che fine hanno fatto gli stati generali del Castello, lanciati l’anno scorso dall’assessore Presti?”

L’iniziativa di coinvolgere le associazioni”, seppur arrivata dopo due anni dall’insediamento dell’amministrazione, “era buona, avrebbe potuto produrre una strategia sostenibile e condivisa per conservare, valorizzare e promuovere il Castello, ma dopo un anno quali sono stati i risultati?”

In occasione degli stati generali del Castello, prosegue Bono, “la Compagnia aveva dato la propria disponibilità a completare la realizzazione e la installazione dei pannelli informativi.”

A tal proposito ricorda come con la precedente amministrazione, senza gravare sulle casse comunali, erano già stati installati 9 pannelli.

Compagnia del Castello

Il progetto per il completamento dei pannelli informativi c’è già, con testi multilingue già approvati dalla soprintendenza”.

Ma non abbiamo ancora ottenuto alcuna risposta da parte dell’assessore”.

La Società di Storia Patria il 22 giugno ha inaugurato, in una sala del Castello, la mostra sull’assedio di Milazzo.

Ottima iniziativa, ma, ripeto, qual’è la strategia globale?

On demand? Chiedi e ti sarà dato?

Anche la programmazione degli eventi lascia a desiderare. Siamo già ad inizio estate e gli unici eventi programmati sono il Mish Mash e il Castroreale – Milazzo Jazz.

Il cartellone dell’estate milazzese, come del resto avvenuto negli anni precedenti, non è stato ancora presentato.”

Se su Cultura e Castello la strategia probabilmente c’è ma non si vede, forse va meglio sugli altri pilastri del Turismo, vale a dire mare e natura.

Per quanto riguarda il mare”, prosegue Bono, “siamo quasi a fine giugno ma ancora non è stata completata la pulizia delle spiagge e del terrapieno.

Sarebbe inoltre auspicabile potenziare i trasporti pubblici. Le corse degli autobus sono poche, non vi sono indicazione sulle fermate e sugli orari, non vi sono pensiline nelle quali i passeggeri possano ripararsi dal sole durante l’attesa.”

E la natura?

E’ importante aver ottenuto l’area marina protetta di Capo Milazzo. Si potrebbe anche puntare sui sentieri, riattivando i tanti percorsi a Capo Milazzo”

Potenzialmente cultura, mare e natura non mancano, ma il brand “Milazzo” nel turismo è affermato?

Purtroppo poco. Il nostro rimane un turismo essenzialmente di passaggio, viaggiatori diretti alle Eolie che si fermano per qualche giorno a Milazzo.

A riprova di ciò la zona del porto è piena di B&B e di ristoranti, tipico dei luoghi di transito.

Su Booking delle 120 strutture presenti a Milazzo oltre 100 sono B&B.

Non ci possiamo accontentare di questo tipo di turismo, sul quale sta provando ad entrare anche Capo d’Orlando con il suo nuovo porto.”

E vero, non ci possiamo accontentare di un turismo di passaggio se, come detto da quasi tutti i politici, il futuro di Milazzo è nel turismo (e nel porto).

Ma la strada da percorrere, come comprendiamo dalle parole di un imprenditore del settore, è ancora lunga e per niente semplice.




La II Commissione Comunale incontra le società di Mutuo Soccorso

Il Presidente della II commissione consiliare, Francesco Russo, ha invitato tutte le società di Mutuo Soccorso di Milazzo (Ordine e Lavoro, Il Progresso, M.S. Miglioramento, Piana di Milazzo, Natale Puglisi, Operaia Luigi Fulci e la Confraternita Maria SS della Catena, a partecipare alla riunione che si terrà martedì 26 giugno alle 16, discutere il regolamento per le concessioni cimiteriali, approvato con delibera di Giunta il 30 aprile del 2018.

Si apre quindi qualche spiraglio per sbloccare una situazione di stallo che si protrae da marzo 2015, quando a seguito di un iter, avviato addirittura nel 2009, per la realizzazione di nuove cappelle, l’amministrazione Pino aveva ratificato con una delibera l’accordo trovato con le Società di Mutuo Soccorso.




Le società di Mutuo Soccorso contestano il nuovo regolamento comunale per le concessioni cimiteriali

Con un documento dettagliato inviato ai consiglieri comunali, Filippo Lo Schiavo, Presidente della “Società Operaia N. Puglisi” contesta il regolamento comunale sul cimitero recentemente esitato dalla Giunta.

Un regolamento che sembra voler mettere “i bastoni tra le ruote” alle società di Mutuo Soccorso, che effettuano a Milazzo l’80% delle tumulazioni, in quanto oltre ad azzerare un iter che già dura da 9 anni, aumenta la burocrazia con nuovi obblighi e costi.

Conoscendo i tempi della nostra burocrazia, alcuni obblighi, rischiano seriamente di non poter essere rispettati.

Ad esempio il regolamento prevede che potranno richiedere l’assegnazione di nuove aree su cui edificare cappelle solo i sodalizi che abbiano una disponibilità di loculi inferiore al numero di seppellimenti effettuati negli ultimi tre anni.

Ma dato che tutte le operazioni di rilascio delle autorizzazioni, costruzioni e quindi nuovamente rilascio dell’agibilità è purtroppo prevedibile che richiedano più di tre anni (fino ad ora non sono bastati 9 anni per ottenere l’autorizzazione), c’è il rischio che le società non possano disporre di alcun loculo in cui seppellire i propri soci.

Riportiamo di seguito una sintesi dei rilievi segnalati da Lo Schiavo ai Consiglieri Comunali:

  1. Il nuovo regolamento interviene, ignorando, smentendo e azzerando l’impegno preso dalla precedente Amministrazione nel 2014 con le Società di Mutuo Soccorso. Accordo giunto a valle di un lungo e laborioso ITER durato 5 anni;

  2. Allunga, in modo considerevole, i tempi burocratici;

  3. Non è dato sapere, come previsto dall’Art. 3 di tale Regolamento, se è e attualmente aggiornata la planimetria del Cimitero in cui sono individuate le aree destinate alle Società di M.S.;

  4. Art. 4 (il più incomprensibile se non il più risibile) NON POTRANNO ESSERE TUMULATE LE SALME DI QUEI SOCI NON COMUNICATE ALMENO TRE MESI PRIMA DEL DECESSO. PER OGNI DECESSO BISOGNA ESIBIRE COPIA AUTENTICA DELLA DELIBERAZIONE DI ISCRIZIONE ALLA SOCIETA’.

Il che, in poche parole significa che:

  • qualunque socio che abbia a defungere nei tre mesi seguenti la sua iscrizione non potrà essere tumulato nella cappella sociale nonostante l’avvenuto versamento della quota d’iscrizione e l’appartenenza a pieno titolo alla Società stessa. LIMITAZIONE INCOMPRENSIBILE e foriera di una grossa problematica, in quanto la salma resterebbe insepolta innescando processi di rivalsa a catena. Infatti, la Società al momento dell’iscrizione, non potrà mai prevedere la data del decesso del socio che, comunque, si sente garantito dalla sua iscrizione salvo poi perdere tale diritto perché è morto entro i tre mesi successivi.
  • Diventerebbe necessario recarsi, in caso di morte di soci, presso un Notaio o agli Uffici Comunali per ottenere una copia autentica del foglio del Registro Verbali in cui è annotata la delibera di ammissione. UNA PRETESA A DIR POCO ORIGINALE in quanto gli Uffici sono già in possesso dell’elenco soci e dei suoi aggiornamenti!
  1. ART: 6. Allo stato attuale, sebbene l’Amministrazione abbia maturato ben tre anni di insediamento non ha mai pubblicato un avviso pubblico contenente il numero di aree che intende assegnare alle Società di M.S. per la costruzione delle Cappelle. Nella delibera del 2014 della precedente Giunta erano già state individuate!

  2. ART. 7. Le Società potranno chiedere l’assegnazione di tali aree ma SOLO I SODALIZI CHE, ALLA DATA DI PUBBLICAZIONE DELL’AVVISO, ABBIANO UNA DISPONIBILITA’ DI LOCULI INFERIORE AL NUMERO DI SEPPELLIMENTI EFFETTUATI NEGLI ULTIMI TRE ANNI.

Ma dato che il tempo necessario per il disbrigo delle pratiche burocratiche e per la costruzione di cappelle multi posti di circa 700-1000 posti (che l’attuale Amministrazione dimostra di essere lungamente superiore ai tre anni), è ben superiori ai tre anni, fino ad ora non ne sono bastati 9. le Società, con assoluta certezza, sarebbero costrette a subire l’onta di non potere più disporre di alcun loculo in cui seppellire i propri soci.

  1. ART: 16, punto 6. Dall’inizio dei lavori per la costruzione di nuove cappelle il Comune concede 18 mesi per la conclusione dei lavori stessi, pena l’applicazione di una penale di 30 euro per ogni giorno di ritardo. Tale richiesta contrasta con la pretesa di negare l’uso di mezzi meccanici all’interno dell’area cimiteriale per la totale impossibilità di usarli in supporto al cantiere e la conseguente necessità di fare ricorso a semplici mezzi manuali per la realizzazione dell’opera. Pur tuttavia, si impongono termini così restrittivi da poterli ritenere poco credibili. Per elevazioni a quattro piani fuori terra con strutture particolarmente complesse, il termine dovrebbe essere esteso fino a 36 mesi, fermo restando un’ulteriore proroga di 12 mesi, a seguito di circostanziata istanza, senza ulteriori penalità, onde favorire anche una più morbida distribuzione dell’impegno economico.

  2. ART.22, punto 4. Si nota una contraddizione. Gli operatori edili operanti al servizio di privati nell’area cimiteriale sono tenuti al versamento di un deposito cauzionale, anche a mezzo di una polizza fideiussoria dell’importo deciso dal Responsabile dell’Area che gestisce i servizi cimiteriali. Si presume che tale importo debba essere proporzionale all’entità dei lavori e quindi non si capisce come nell’ambito dello stesso articolo il valore fideiussorio sia poi indicato in euro 500.000,00, ritenuto abnorme rispetto all’effettivo rischio di danni.

  3. Dovrà essere prevista anche la concessione di un’adeguata area di cantiere, debitamente recintata onde evitare intromissione di estranei, furti, danneggiamenti etc.




Rasoterra: Litorale abbandonato 2.0

Il lungomare di Ponente milazzese misura 7600 metri, come è facilmente riscontrabile da Google Maps. Una volta (cioè fino a una quindicina di anni fa) il luogo, dai residenti tanto decantato per la qualità della sua spiaggia, colpiva il turista più ignaro, che si aspettava una dimensione balneare “classica”, piuttosto per la sua trascuratezza: che significava sia, in senso negativo, abbandono, sia, in quello positivo, fedeltà a come il tutto era “prima”, cioè prima che il nostro Paese nel suo complesso (ben oltre Milazzo, cioè) vivesse la Grande Trasformazione da paese rurale a paese industrializzato, consumista, massicciamente cementificato.

Col suo ampio e lungo sterrato, dove i rovi e i canneti, i fichidindia e qualche sparuta barca di legno, le casematte diventate rifugio di cani randagi e i campi da calcio arrangiati alla buona, il litorale di Ponente ci ricordava un luogo ancora antico, solo appena modificato dal guard-rail che lo delimitava, dal ponte sul Mela fino quasi alla ‘Ngonia.

Poi, però, furono appaltati i lavori lungo tutto il litorale. Nel frattempo erano stati fatti sloggiare i campetti di calcio abusivi, per i quali il demanio, creditore di canoni spesso ignorati, era passato da un po’ dai solleciti alle sanzioni. Arrivarono le concessioni per i primi lidi, come nei luoghi balneari “classici”. Venne sostituito quell’antiestetico guard-rail con un marciapiede con adeguati punti di passaggio, piazzole di sosta, piante di oleandro a fare da spartivento e abbellimento, sul lato dello sterrato. Sul quale, poi, furono stesi, pur se su un tracciato così lungo, i cordoli preparatori per una pista ciclabile.

Oggi quei cordoli sono ancora privi di senso: un’inutile invasione cementizia lunga oltre sette chilometri. Di pista ciclabile manco a parlarne. E, nei pressi di Santa Marina, giusto nella zona tra via San Cono e via Albatros-via Feliciata, rimangono pure circa 300 metri per cui anche il marciapiede può definirsi una beffarda incompiuta. Al di là di tutta la vicenda tribolata e discutibile del completamento dei lavori, bloccati a suo tempo per infiltrazioni mafiose e poi ripresi per essere finiti con budget ridotto, 300 metri su 7600, e proprio qui, dove evidentemente non può nulla nemmeno la presenza della storica edicola con l’icona della Madonna del Tindari. sono proprio una beffa.

E’ proprio vero, non c’è più l’abbandono di una volta.




Il Quartiere spagnolo

Nelle vecchie stampe la salita della via G. B. Impallomeni risulta sbarrata da un muro che collegava le due ali del Quartiere Spagnolo.

Al centro del muro figura una porta, il che fa presumere che negli anni della sua costruzione veniva chiusa per controllare e limitare l’ingresso al vecchio Borgo che sorge ai piedi del grande Castello denominato anche città murata.

Un paese, come il nostro, dal clima mite, che offre ai visitatori dei panorami incantevoli (esempio: l’alba vista dalla Marina Garibaldi ed il tramonto dalla spiaggia di ponente ), ricco di eventi di grande rilievo storico ha tutte le qualità per essere inserito anche nei circuiti storico-culturali perché ogni luogo ed angolo della città, nei molti secoli di vita, è stato testimone di episodi storici ed anche perché vi sono, oltre al castello, altre testimonianze materiali da tutelare per non far perdere la memoria del nostro passato.

Il mancato finanziamento, richiesto dal comune,delle necessarie opere per l’agibilità e la fruizione della ala di ponente del Quartiere Spagnolo, ritengo che quasi certamente non sarà accettato dalla amministrazione comunale che sicuramente interverrà per difendere il buon diritto della città, anche perché non si può supinamente assistere al depauperare del patrimonio che può costituire fonte di

gettito.

E’ un dovere che tutti abbiamo nei confronti di chi ci ha preceduto e nei confronti dei posteri ai quali non possiamo lasciare rovine materiali.

Mi pare giusto segnalare, anche se molto sommariamente ed a grandi linee, un ricordo storico.

La costruzione del Quartiere Spagnolo fu iniziata nel 1585 su progetto di Camillo Camilliani, regio ingegnere, per alloggio dei militari che presidiavano Milazzo.

Il fabbricato terminava ad est con un fortino e la porta di San Gennaro e ad ovest con altro fortino e la porta Emanuella.

Costituiva così una ulteriore difesa della piazzaforte.

Inizialmente il fabbricato era due piani. A seguito del terremoto del 1908 venne demolito il piano superiore, mentre la porta venne demolita per allargare la strada nel 1930.

Nei primi decenni del secolo scorso il fabbricato fu utilizzato come caserma della Compagnia Disciplina nella quale prestavano servizio “sergenti di ferro”per addestrare i militari.

Nel periodo del regime fascista nell’ala di levante del fabbricato aveva sede la GIL (Gioventù Italiana del Littorio) per le riunioni del sabato fascista, da molti chiamato anche pre-militare, i Balilla, i Marinaretti e gli Avanguardisti.

Nell’ala di Ponente aveva sede la Dicat (Milizia per la difesa antiaerea territoriale).

Dopo qualche anno dalla fine della guerra l’ala est (dove ora ha sede l’Antiquarium) divenne sede dell’avviamento femminile Zirilli e dopo pochi anni sede della Scuola Tecnica Antonello da Messina.

Nell’ala ovest, prima di essere sbarrata come si presenta oggi, trovarono ospitalità, per qualche anno, i vigili del fuoco, prima di tornare ai magazzini del porto, ed in una stanza, per un breve periodo, la CGIL.