Mestieri scomparsi: Cocchieri e Carrettieri

luigi celebre

Ormai come presenza folkloristica solo in qualche festa importante od in occasione di qualche matrimonio si vede una carrozza trainata da cavalli.

Prima, fino agli anni ’60 del secolo scorso, vi erano a Milazzo numerose carrozze trainate da cavalli e guidate dai cocchieri.

In quel periodo le autovetture non erano ancora molte anche se erano superiori al periodo del dopoguerra.

Per maggiore conoscenza è bene ricordare che nel gennaio del 1944, come riportato in un dettagliato elenco nominativo pubblicato sulla rivista Milazzo Nostra diretta dal prof. Lino Cannistrà, a Milazzo vi erano appena 65 autovetture e 16 motociclette.

Oggi,dopo appena 74 anni, il raffronto  è impressionante  perché il progresso scientifico si è sviluppato con una velocità maggiore rispetto ai secoli precedenti.

L’affermazione del “gommato” ha rivoluzionato l’attività del trasporto rendendolo molto più celere provocando la fine di vecchie attività con ritmi più lenti che consentivano maggiori rapporti umani.

Mentre ora tutti siamo soli in mezzo ad una moltitudine di persone.

Le carrozze da noi sostavano nella piazza della stazione ferroviaria, in attesa di eventuali viaggiatori, altri in piazza del Carmine.

Nel pomeriggio ad attendere il vapore che proveniva dalle Eolie alcune carrozze sostavano nei pressi dello imbarcadero di legno.

Il servizio di procaccia postale per il trasporto dei sacchi di lettere dall’ufficio postale alla stazione ferroviaria e viceversa  e per il recapito dei pacchi a domicilio era affidato in appalto a don Giovannino Sottile che lo effettuava con una carrozza guidata da un anziano cocchiere.

Fin quando al Castello vi era un importante carcere giudiziario, istituito nel 1870, nel quale nel periodo fascista spesso furono reclusi importanti uomini politici che dovevano scontare il confino a Lipari, i detenuti che arrivavano con i treni venivano prima fatti sostare in una apposita cella con gabbia di ferro che era nella vecchia stazione ferroviaria e, poi con le carrozze, scortate dai Carabinieri, fino al bastione di Santa Maria.

Il restante tragitto lo percorrevano a piedi sia i detenuti che i carabinieri.

Le file di carrozze, spesso lunghe, non sfuggiva alla curiosità degli abitanti che affacciavano davanti le porte di abitazioni.

Nella salita del quartiere (via G.B.Impallomeni) le carrozze procedevano zig-zag ed i carabinieri per alleggerire il carico li scortavano camminando a piedi.

I cocchieri milazzesi svolgevano la loro attività con passione e si compiacevano di avere cavalli maestosi e veloci.

Quasi tutti in occasione dei festeggiamenti del Santo Patrono della città partecipavano alle corse dei cavalli  che si svolgevano al Tono.

I più giovani gareggiavano anche in altre località ed i più ardimentosi andavano a correre nel rettilineo di Cassibile (località storica perché il 3 settembre 1943 venne  firmato l’armistizio senza condizioni).

Si può dire che i versi della romanza “quanto è bello guidare i cavalli” dell’operetta Acqua Cheta siano stati ispirati anche dalla loro passione.

Capitava che quando le carrozze erano prive di passeggeri nel ferro posteriore si sedeva qualche ragazzo un po’ impertinente.

Al grido “arreti a carrozza” fatto da qualche passante il cocchiere azionava la frusta  per allontanare l’abusivo passeggero.

Per noi ragazzi del borgo il migliore cocchiere era don Pietro il quale quando aveva la carrozza vuota, a nostra richiesta, ci portava in giro per cinquanta, cento metri.

Durante i bombardamenti aerei dell’estate del 1943 una bomba colpì la stalla di don Pietro distruggendo conseguentemente la carrozza ed ammazzando il cavallo.

Per un certo tempo don Pietro senza carrozza sembrava un pesce fuor d’acqua.

Dopo qualche anno riuscì a riprendere l’attività con una nuova carrozza ed un baldanzoso cavallo, cosa che fu salutata con gioia da tutti coloro che lo conoscevano.

In occasione dei pellegrinaggi a Tindari  le famiglie della alta borghesia noleggiavano delle carrozze per raggiungere il santuario, molti devoti percorrevano la strada a piedi impiegando oltre dodici ore ed altri ancora noleggiavano dei carretti.

Oltre alle carrozze di servizio pubblico vi erano quelle delle famiglie della aristocrazia.

Un po’ tutti i proprietari terrieri avevano il calesse trainato dal cavallo o dall’asinello sardegnolo.

Un ricordo meritano pure i  CARRETTIERI che erano numerosi e che in tutte le stagioni ed anche col cattivo tempo trasportavano la merce da e per Milazzo.

Nelle prime ore del mattino giungevano a Milazzo molti carretti provenienti anche dai paesi vicini per rifornire i negozi alimentari e quelli di frutta.

Ad accoglierli c’erano alcuni sensali che li accompagnavano dai vari commercianti.

I carrettieri erano una ricca, forte corporazione, anche se non formalmente, per cui fecero anche costruire per la loro associazione una cappella al cimitero.

I carretti erano trainati da cavalli o da muli e viaggiavano spesso anche di notte alla flebile luce del lume posto sotto il carretto.

Un ricordo doveroso a questi benemeriti lavoratori che hanno contribuito in tempi difficili  e con fatica alla crescita del paese.

carmine

carrozza

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