Servillo, Girotto e Mangalavite al Teatro Trifiletti

maneri

”Gentile ed esiguo pubblico” con queste parole Peppe Servillo ha esordito nel concerto di stasera.

Nel raccontarne, eviterò i luoghi comuni per cui la scarsità di pubblico dipende dalla scarsa pubblicità o dall’ignoranza. Mi limito a osservare che la disabitudine verso qualità e cultura genera assenza e disattenzione.

La cinquantina di spettatori presenti ha goduto con immediatezza di uno spettacolo caratterizzato dal racconto suggestivo e teatrale di vicende e storie tratte dalla tradizione argentina e, in particolare, degli immigrati italiani.

Racconti e testi intriganti e coinvolgenti, sottolineati dalla straordinaria capacità affabulatoria e dalla mimica facciale del cantante/narratore, dal lirico sax soprano di Javier Girotto (ma anche baritono e flauto) e dal piano jazz di Natalio Mangalavite.

1 napoletano + due argentini = 3 meridionali che si incontrano per raccontare storie ripescate dall’archivio orale delle canzoni degli immigrati italiani, i ”tanos” (da napoletanos) in Argentina. Sotto forma di tango, milonga e cumbia abbiamo ascoltato di avventure d’amore, ricordi, intrecci sentimentali delle storie dei ”parientes”, della zia Angustias, della ricetta del ragù mediate dalla narrazione del leader e dall’ interplay fra i musicisti.

Peggio per chi non c’era.

Poi una volta finito lo spettacolo, la voglia di correre a casa per cercare riscontri nei testi di Julio Cortàzar, tante volte citato e presente sul palco come un sulfureo fantasma.

image_pdfimage_print

Commenti chiusi