L’ultimo incontro al CastrorealeMilazzo Jazz Festival: Sarah McKenzie (quartet)

maneriEasy & pleasant, immediato e gradevole, il concerto ascoltato ieri sera alla Città Fortificata di Milazzo.

Molto brava ed ispirata l’australiana McKenzie al piano, assai gradevole alla voce anche perché il canto jazz è cosa assai difficile e lei è sembrata giusta ed equilibrata.

Insignificante il gruppo: mettiamolo tra parentesi come sopra, con qualche piccola chance per il contrabbasso (peraltro scordato).

Inevitabile il confronto fatto da tanti con la canadese Diana Krall, arrivata prima al successo. Simile la presenza scenica, simile il repertorio, più groovy il canto della Krall, più vario e di qualità il pianismo della nostra.

In occasione del concerto del 5 agosto le parole giuste da usare, a mio avviso, sono:

  • swing, per l’andamento ritmico “dondolante” proprio della musica jazz e ben presente nell’approccio della nostra vocalist;
  • standard, per le esecuzioni dei classici dell’ ”american songbook” (My foolish things,Lover man, Love or leave me, Moon river);
  • scat, il canto tramite la riproduzione di fraseggi esenti da parole di senso compiuto, a imitazione di strumenti musicali; in questo la McKenzie mi è sembrata particolarmente felice.

Certamente chi cercava un jazz con ascendenze blues ha sbagliato indirizzo. Abbiamo ascoltato da lei, e solo da lei, un buon ”white jazz” nella tradizione delle voci bianche legate soprattutto ai repertori provenienti dal musical americano, da autori come Cole Porter, Oscar Hammerstein, Jerome Kern, Rodgers & Hart e soprattutto da esecuzioni di Frank Sinatra.

Unico neo, ma è un’opinione strettamente personale, l’esecuzione di ”Lover man”. Dopo averlo ascoltato un’infinità di volte nelle esecuzioni di Billie Holiday, non riesco ad apprezzarlo da nessun altro,ma, ripeto, è un’impressione personale.

E dato che siamo alle valutazioni personali, vorrei dire che, poiché il jazz non è “musica pura” esente da imperfezioni, ma musica da ascoltare con l’anima (soul) e non con il raziocinio, l’eclettismo, la curiosità e la buona disponibilità all’ascolto sono indispensabili.

In conclusione, una bella serata passata ad ascoltare una buona pianista/vocalist, trascinante ed elegante, in una cornice eccezionale che aggiunge sempre un tocco fondamentale al concerto.

Ancora una volta abbiamo verificato che dentro le mura spagnole questa dimensione di pubblico (e non le megastrutture!) e questa qualità musicale, colta e popolare, insieme alla musica classica, al canto corale, al teatro, ai convegni, al turismo culturale, sono la dimensione ottimale per la giusta fruizione, nella compatibilità e nel rispetto per la storia e la bellezza della Città Fortificata.

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