Quale destinazione per l’area della ex Montecatini? Le proposte nella conferenza all’ITET

francesco damico

Venerdì 10 marzo si è svolto all’ITET “Leonardo da Vinci” di Milazzo l’incontro di chiusura del progetto “Gli articoli 9 e 42 della Costituzione – un caso emblematico: la destinazione dell’ex area Montecatini”, curato dalla Prof.ssa Fiorella Turano, coordinatrice del lavoro degli alunni dei vari indirizzi della scuola, che si sono avvalsi anche della collaborazione di Italia Nostra per realizzare un “laboratorio di idee” con l’obiettivo di pianificare un utilizzo ecosostenibile della porzione urbana ove un tempo era attiva la fabbrica Montecatini.

Sono intervenuti, in qualità di relatori – assieme alla Dirigente scolastica Stefania Scolaro e alla prof.ssa Turano -, il presidente della sezione cittadina di Italia Nostra, dott. Guglielmo Maneri; l’assessore ai Beni Culturali del Comune di Milazzo, dott. Salvo Presti; l’architetto Domenico Mollura, di Italia Nostra; il prof. Filippo Grasso, docente universitario di Analisi del Mercato; e il dott. Rosario Gugliotta, presidente di ‘Slow Food Sicilia’.

La Preside Scolaro ha ricordato, in apertura, l’appassionato coinvolgimento degli alunni in un cammino progettuale che li ha visti impegnati proficuamente e con entusiasmo per mesi, e che ha dato loro la possibilità di mettere a frutto le competenze specialistiche dei diversi indirizzi didattici. “Sono riusciti – ha detto – ad elaborare idee innovative per produrre qualcosa che rimanga nel tempo e che possa costituire un viatico per la loro futura professionalità”. Aggiungendo che “bisogna sempre investire risorse nelle scuole e nei giovani, e trarre linfa vitale dalle iniziative dei ragazzi; guardando alla dimensione locale dei problemi e alle numerose opportunità offerte dall’Europa”.

“Gli studenti stanno analizzando un caso concreto ed emblematico – le parole della prof.ssa Turano, responsabile del progetto -. L’area in questione, con diverse proprietà suddivise tra pubbliche e private, è oggetto di un vincolo di archeologia industriale, da cui non si può prescindere per qualunque ipotesi di riqualificazione”. “A fronte di un investimento milionario da parte di un gruppo di privati (la “Caronte & Tourist S.p.A.”, ndr), quali soluzioni si prospettano per il futuro dei nostri giovani?”. Un interrogativo che la docente ha collocato al centro del dibattito.

Il dott. Maneri, nel ricordare la proposta dei ‘Giardini di Federico’ avanzata da Italia Nostra (anche in un’ottica di rilancio del vivaismo locale), ha ribadito il concetto, già espresso precedentemente, secondo cui “la proprietà privata dev’essere rispettata, ma, al contempo, deve trovare la sua ragion d’essere nell’incontro con l’interesse pubblico della città”. “Si tratta – ha spiegato il presidente di Italia Nostra – di un luogo di ingresso nella nostra città, usato come parcheggio dai turisti diretti alle Eolie. Se, invece, quest’area diventasse uno spazio aperto per una città accogliente, basato su progetti condivisi che tengano conto delle attività economiche tradizionali, nonché un punto di informazione e promozione del patrimonio ambientale e culturale cittadino, con verde pubblico attrezzato per lo sport e spazi dedicati alle attività culturali, espositive e scientifiche, da cui poter rilanciare il turismo dei convegni e l’enogastronomia (settore trainante in Italia), quanta occupazione e sviluppo si potrebbero creare? Un’utopia che consentirebbe di recuperare edifici storici e un suolo urbano molto ben collegato con la città e il suo mare”.

Una ricca rassegna di esempi di recupero di ‘vuoti urbani’ e buone pratiche è stata effettuata dall’arch. Mollura. Cominciando dal Bacino della Ruhr, in Germania, rilanciato nel 1999 come Parco minerario tramite un programma di natura pubblica, con la partecipazione della comunità locale. Il professionista, dopo aver citato il mancato raggiungimento, in Italia, degli obiettivi contenuti nel disegno di legge n. 1836/2015 (recante “Misure per favorire la riconversione e riqualificazione delle aree industriali dismesse”, che prevedeva pure incentivi alle bonifiche), è passato ad analizzare le esperienze di riqualificazione del Lingotto di Torino (2003), del Museo di Arte Contemporanea di Roma (ex mattatoio comunale nel quartiere Testaccio), il recupero della Darsena di Ravenna e, per quanto riguarda la Sicilia, i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, Le Ciminiere di Catania e l’ex Tonnara Florio a Favignana (che nel 2017 ha registrato un flusso record di 65.000 visitatori). Per finire con ‘La Periferica’ di Mazara del Vallo, rivalorizzata grazie a “un network di persone, imprese e istituzioni che ha visto il cittadino protagonista dei processi partecipativi e delle trasformazioni urbane: un progetto che si allinea a quello proposto dalla scuola, perché anche lì è stata la società civile a promuovere il cambiamento”.

Per il prof. Filippo Grasso, economista, “è possibile una rigenerazione dell’uso del territorio che coniughi bellezza e ricchezza economica”. Secondo l’analisi del docente, “il turismo produce ricchezza nella misura in cui la comunità locale riesce ad essere produttiva”, purché dotata di “adeguati strumenti operativi”. “Cogliere le possibilità della legge regionale sull’ecomuseo – l’invito del docente -, in cui rientra l’adozione di un Piano comunale di Ecomuseo; seguire, in generale, una politica dei piccoli passi, con spirito propositivo, mettendo a sistema il territorio e cercando di essere competitivi con i mercati internazionali”. Inoltre, grazie all’imposta di soggiorno, sarebbe possibile “finanziare l’attività dei ‘tour operator’”, istituendo la figura professionale della guida eco-turistica. “Un ecomuseo, per poter funzionare, deve diventare uno strumento attrattivo in città, valorizzando le peculiarità identitarie del territorio”.

L’assessore Salvo Presti ha posto l’accento sulla necessità di indagare a fondo il contesto storico della realtà nella quale si programma di intervenire. “Conoscere la storia e comprendere il presente” il messaggio rivolto alla comunità milazzese. “Dobbiamo capire di cosa parliamo e cogliere il senso della buona pratica culturale nella contemporaneità”. “Confrontarsi con la storia e col nostro presente per individuare le buone pratiche da attuare”, considerando anche l’imprescindibile rapporto con la tecnologia: “C’è un tema dell’innovazione tecnologica che ci insegue e che non può più essere ignorato in tema di buone pratiche culturali”. A tal proposito, l’assessore ha ricordato la positiva esperienza del sud-est della Sicilia, dove il barocco è stato salvato dai tentativi di “stupro edilizio” grazie alla presa di coscienza delle comunità locali, maturata innanzitutto su un piano culturale. Accennando, poi, alla situazione del nostro comprensorio, ha fatto notare che è mancata, finora, l’adozione di un Piano del Colore a livello comunale: infatti, in molte zone “ogni casa è diversa dall’altra”. Citando, per converso, l’armonia urbanistica delle località portoghesi, “un equilibrio architettonico che fa bellezza ai nostri occhi”.

“Che tipo di prodotto vendiamo e a chi?” esorta a riflettere l’assessore Presti; rammentando che la clientela turistica a Milazzo è composta, prevalentemente, da francesi, tedeschi e inglesi. Per concludere col suggerimento di un ordine di priorità da seguire in tema di intervento sul patrimonio storico e culturale: “Prima di parlare di valorizzazione, dobbiamo pensare alla tutela e al restauro dei beni culturali”. Un passaggio che si profila indispensabile per la nostra città.

“Milazzo offre dei contesti da paradiso terrestre – l’intervento del dott. Gugliotta -, che noi uomini abbiamo reso un inferno. L’area dell’ex Montecatini, secondo me, presenta un karma positivo: nel senso che qualunque proposta in contrasto con la sua vocazione alla fine non è stata attuata. Bisogna creare posti di lavoro sostenibili: abbiamo una zona col bitume, quella dell’ex tracciato ferroviario, da poter utilizzare come fonte di servizi; un’altra con la terra, da non riempire, per mantenere la terra stessa e valorizzarla. Dove c’era la stazione, invece, si potrebbe creare la porta d’ingresso di Milazzo. Questa è la parte di proprietà del Comune, il quale potrebbe esercitare così un’azione di stimolo per il privato, inducendolo ad intervenire per riqualificare. Il privato ha un bene immobilizzato (il terreno dei capannoni), che rappresenta per lui un costo, e sarebbe più spronato ad agire a seguito dell’intervento della parte pubblica”.

“Il 73% di tutto il turismo passa attraverso l’enogastronomia – prosegue il presidente di ‘Slow Food Sicilia’-. Milazzo potrebbe diventare il polo del turismo enogastronomico nel Valdemone, recuperando la cultura del cibo, senza dimenticare che l’enogastronomia deriva dall’agricoltura e dalla pesca, altri settori da rilanciare. Il valore del cibo vero, quello di ‘prossimità’, è dato dal rapporto con il territorio. Vedo Milazzo come futura capitale enogastronomica del Valdemone”. Auspicio che sentiamo di condividere.

 

 

itet

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