All’ITET conferenza sulla ex Montecatini, interventi degli arch. Terranova e Vinci

francesco damico

L’iter della proposta progettuale elaborata dagli alunni dell’ITET “Leonardo da Vinci” di Milazzo, coordinati dalla Prof.ssa Fiorella Turano, in collaborazione con Italia Nostra, volta al recupero del vuoto urbano rappresentato dall’area ex Montecatini di Ciantro, è giunto al terzo appuntamento pubblico, giovedì 25 gennaio, nell’Aula Magna dell’Istituto diretto dalla Preside Stefania Scolaro, con le relazioni dell’Arch. Cono Terranova (Italia Nostra) e della Dirigente della Soprintendenza di Messina, Arch. Mirella Vinci (a tale ente si deve il vincolo storico ed etnoantropologico posto su quell’area nel 1998).

Nel corso dei saluti introduttivi, la Preside Scolaro ha espresso grande soddisfazione per il proficuo percorso che vede protagonisti i suoi studenti, con il supporto di Italia Nostra, finalizzato a ‘seminare idee’ per rivitalizzare un bene collettivo che potrebbe diventare il volano per una rinascita sociale e culturale del comprensorio milazzese. Gli articoli 9 e 42 della Costituzione sono i fari normativi che illuminano tale cammino, come si apprende dalle parole della docente Avv. Fiorella Turano: “L’articolo 9 fa riferimento all’identità di un popolo: siamo circondati da risorse che ci appartengono e che abbiamo il compito di proteggere. L’articolo 42 contiene invece un riferimento alla funzione sociale della proprietà, da cui discende il dovere, per ogni singolo proprietario, di tener conto dell’interesse dell’intera comunità”.

Dal ciclo di incontri dedicati all’area ex Montecatini sono emersi, secondo le parole del Dott. Guglielmo Maneri, presidente della locale sezione di Italia Nostra, importanti spunti di riflessione che “ci spronano ad un impegno di alta qualità per la salvaguardia di quella che definisco la grande bellezza del nostro territorio”.

terranovaL’Arch. Cono Terranova immagina l’area ex Montecatini come una “fabbrica di idee per la città”: “La politica e la società civile – ha detto – vivono una fase di sonnolenza e distrazione, caratterizzata dalla mancanza di idee per dare alla città una direzione nuova e una corretta impostazione. Il colpevole abbandono in cui versa la zona in oggetto è l’anticamera della perdita del bene vincolato. Progetti ‘calati dall’alto’ e interventi ‘decisi altrove’, per interessi certamente estranei alle vocazioni del territorio, rappresentano un rischio, sull’esempio, ben presente e attivo, degli impianti della raffineria, il cui impatto ambientale supera i confini milazzesi; o del temibile progetto di un inceneritore di rifiuti solidi urbani, presentato sotto le forme di un termovalorizzatore pulito e innocuo. O, ancora, del ‘Polo Urbano di Stoccaggio e Movimentazione Merci’ (un ‘HUB’, cioè un’area intermedia di servizio) previsto nell’ex Area Montecatini, l’area del ‘Progetto ITET’”.

“Il vuoto progettuale favorisce le speculazioni” il pensiero dell’Arch. Terranova, il quale auspica un impegno sempre maggiore dei giovani, che dovrebbero farsi promotori di “una prospettiva diversa per il territorio”. Al fine di “contrastare i ricorrenti tentativi di violazione dell’ambiente”, il relatore propone una virtuosa raccolta differenziata (“che renderebbe inutili gli inceneritori”) e, soprattutto, un’opera di “promozione della conoscenza della storia della città, della cultura e delle peculiarità identitarie del territorio”, nonché una crescente “sensibilizzazione sui temi della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico di Milazzo e dei centri della Piana, sviluppando ogni forma di attenzione sulla vulnerabilità delle risorse naturali (acqua, verde, aria pulita, mare) e sulla loro limitata ed esauribile disponibilità; opponendo progetti alternativi, condivisi, partecipati e fondati sulla conoscenza dei reali bisogni”. “Carlo Azeglio Ciampi definiva l’articolo 9 come il più originale della nostra Costituzione. Occorre – ha aggiunto – una ben fondata utopia basata su questo straordinario articolo a tutela del paesaggio. Oggi, grazie alla riforma del ‘Titolo V’, anche l’ambiente, l’ecosistema ed i beni culturali ricevono una tutela specifica (nuovo art. 117)”. La promozione di una maggiore conoscenza dei contenuti della Città Murata, il recupero della “memoria dell’acqua” (torri dell’acqua, ‘sene’, pantani, pozzi della Piana), la valorizzazione del verde in città (aree del Borgo, ‘Giardini di Federico’), la diffusione di orti urbani, costituiscono, nella visione dell’Arch. Terranova, tasselli indispensabili per giungere ad una piena armonizzazione delle nostre risorse culturali e ambientali.

“Il valore urbanistico di un buon progetto si misurerà con la sua capacità di stimolare innovazioni abitative ecocompatibili in tutta la città, dal Ciantro alla Città Murata, anche per superare le soglie dell’antica ‘Città tripartita’” ha affermato in conclusione l’esponente di Italia Nostra.

vinciA seguire, l’intervento dell’Arch. Mirella Vinci. “Perché apporre un vincolo?” si è domandata la Dirigente della Soprintendenza, evidenziando il significato etimologico del termine (dal latino ‘vinculum’, ‘legame’). “Il vincolo è l’atto finale di una serie di ragionamenti sulla tutela di un bene e sulla necessità di salvaguardarlo e trasmetterlo” ha spiegato, precisando che “nessuna azione di tutela può essere esercitata se non prima si conosce in modo approfondito il bene sul quale si pensa di intervenire”. Il ‘Codice Urbani’ del 2004 contiene la disciplina della delicata materia: esso garantisce “una tutela preventiva a tutti i beni che sono pubblici e che abbiano almeno settant’anni” e “impone una verifica dell’interesse culturale per quanto concerne le richieste dei privati”. “Molti privati – ha proseguito l’Arch. Vinci – ci chiedono ultimamente di apporre vincoli, grazie anche ad una serie di agevolazioni fiscali previste dalla legge. Prevenzione e manutenzione sono anch’essi concetti presenti nel Codice (assieme a quelli di fruizione e valorizzazione), da cui deriva l’obbligo, per i privati e lo Stato, di garantire la conservazione e la sicurezza dei beni culturali di loro appartenenza (art. 30). Non bisogna considerare il bene solo come uno strumento per fare economia, dobbiamo invece guardarci intorno e ‘pensare’ il paesaggio con il cuore, in modo creativo; cercando di stabilire sinergie, nel macrocosmo della tutela, tra amministratori pubblici, politici, accademici e privati, fondando una nuova relazione tra uomo e patrimonio culturale. Il termine patrimonio (dal latino ‘pater’ = padre e ‘munus’ = dovere; dunque letteralmente ‘dovere del padre’) implica, appunto, un impegno attivo alla tutela”. Per quanto riguarda, nello specifico, l’area ex Montecatini, “è opportuno che le trasformazioni individuino nuove funzioni e affrontino una dicotomia tra conservazione e innovazione, all’interno di un progetto che abbia risonanza territoriale”.

Infine, un cenno all’innovativa disciplina introdotta dalla Convenzione di Faro (Portogallo) del 2005, che “riconosce una responsabilità individuale e collettiva nei confronti di quella che viene chiamata ‘eredità culturale’ e definisce ‘comunità di eredità’ tutte le componenti del corpo sociale”. Per concludere con l’invito: “Ogni singolo cittadino è chiamato a partecipare alla missione di tutela”.

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