Milazzo e il Palazzo del Governatore: storia di una visita mancata

deGaetano

È una Milazzo vivace quella che si staglia innanzi a un visitatore del XVII secolo: sotto la dominazione spagnola alle guerre e alle pesantissime tasse che gravano sulla popolazione siciliana fanno da contraltare i rituali di corte, con la seduzione del “Don” conferito quale segno di distinzione, il rinnovato spirito religioso che porta al sorgere di nuove chiese e a un aumento dei casi di acclamata santità, e l’ennesima opera di fortificazione della cittadella.

Per il nostro immaginario nuovo arrivato la città deve aver quindi dato l’impressione di un piacevole fermento, assaporato attraversando la strada principale e fermandosi a pregare nelle nuove chiese di S. Elmo o di San Rocco, fino a raggiungere il quartiere nel quale alloggiano le truppe, ai piedi della città murata. Siamo nel 1612, e i milazzesi potranno partecipare alle funzioni nel nuovo Duomo cittadino, costruito grazie a un’imposta sul grano, ma lo sconosciuto forestiero interrompe il suo cammino prima di avvicinarsi alla cinta: attira infatti la sua attenzione il palazzo eretto da Antonio Baeli.

È una costruzione particolare, che a una prima occhiata inganna lo spettatore: se si raggiunge dalla via principale (l’attuale via Impallomeni) sembra costituita dal solo piano nobile, ma se ci si arriva da via D’Amico, dove il mare appare talmente vicino da poterne sentire il profumo, si possono ammirare tutti e tre i livelli che compongono questa abitazione. Non è possibile però andare oltre, perché l’ingresso a quella che dalla fine del ‘600 diverrà la residenza del Governatore è concesso solo alle alte cariche e alla nobiltà spagnola. Queste stanze, celate alla vista, ospiteranno nel tempo sovrani e Viceré, giunti in visita nella splendida città e accolti negli agi tra le stanze dei piani più alti, le cui volte affrescate avranno accolto chiacchiere sulle nuove mode e confidenze politiche.

vicer4Molto tempo è passato da questa fantasiosa visita,  il palazzo è stato più volte rimaneggiato (in particolare dopo il terremoto del 1831, a seguito del quale l’edificio acquista un aspetto sfarzoso, conferito dal portale con arco bugnato, e tre grandi balconi con decorazioni barocche e artistici mensoloni a sorreggerli) e ha subìto diversi passaggi di proprietà (dai Baeli si trasmetterà infatti in parte al convento di San Francesco di Paola e per la restante quota agli eredi, appartenenti alle nobili famiglie dei Lucifero e dei Proto, fino a Giuseppe D’Amico e all’IPAB “Regina Margherita”, ultimo detentore dell’immobile) ma la nostra curiosità è rimasta inappagata: l’edificio è purtroppo chiuso e in stato di penoso degrado, aggravato nel 2012 da un crollo che ha interessato la muratura e il tetto, comportando altresì un notevole rischio per la pubblica incolumità.

vicerè3Sarà mai possibile salvare lo storico edificio?

La proposta più recente è stata avanzata nello scorso Febbraio dai consiglieri comunali Antonio Foti, Fabrizio Spinelli e Carmen Manna, con la quale si suggerisce l’azione congiunta dell’IPAB, del Comune, della Regione e della Soprintendenza (il bene è infatti sottoposto a vincolo della Soprintendenza ai Beni Architettonici ed Ambientali di Messina) affinché si possa rendere nuovamente fruibile il sito, valutando i canali possibili per reperire i fondi necessari al ripristino e operando una sua valorizzazione all’interno dei percorsi culturali mamertini. Quali che siano le iniziative future, l’auspicio è quello di poter un giorno operare una riscoperta di questo fondamentale monumento identitario cittadino, testimone delle voci e dei mutamenti che hanno caratterizzato la storia di Milazzo.

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