Mentre a Roma si discute…

Aveva un che di profetico la vignetta di Mauro Biani pubblicata sul “Manifesto” in occasione delle elezioni regionali in Sicilia dello scorso 5 novembre. La vignetta raffigurava la penisola italiana, costituita da tante Sicilie quante sono le regioni attuali; e poi la didascalia, emblematica: Fatti loro. Se era davvero una profezia, allora abbiamo un motivo in più per crederci: perché, ragionevolmente, l’esito delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo è stato il riflesso su larga scala delle nostre regionali. Al primo posto, ma solo perché in coalizione, il centro destra. Al secondo posto, ma primo partito, il Movimento 5 stelle. Terzo e quarto posto, la sinistra, rispettivamente l’ala moderata e l’ala più progressista.

E al quarto posto, perché non citarlo, il partito degli astenuti. Certo, accusare in modo generico non è corretto, né lo è cercare un capro espiatorio a cui attribuire la causa di una media del 30 % di astensionismo, di cui bisogna chiedersi il perché. È vero, dobbiamo essere realisti, non è un dato eccessivamente allarmante; lo diventa nel momento in cui, chiedendo il perché non siano andati a votare, scopriamo che, oltre agli astensionisti puri (quelli del “Non cambia niente”), c’è la schiera di studenti e lavoratori fuori sede, forse non meritevoli di una legge che legittimi il loro voto per procura (fuori sede meritevoli solo di un’ “agevolazione” di Trenitalia); gli anziani, giustamente inibiti dalle trafile burocratiche per richiedere l’assistenza nei seggi. Per avere un’idea, a Milazzo, la percentuale dei votanti è stata del 67,67% per la Camera, del 67,28% per il Senato.

Se dovessimo sintetizzare queste elezioni, probabilmente la parola CAOS sarebbe esaustiva. La legge elettorale, il Rosatellum, è una legge caotica: scritta male, poco schematica, contraddittoria in certi punti (persino tra i commi di uno stesso articolo). Il sistema elettorale è caotico, come la legge madre che l’ha partorito: un sistema misto, con sistema maggioritario per i collegi uninominali, proporzionale per i plurinominali, scorporo dei voti, nessun premio di maggioranza, 3 tipi di soglia di sbarramento. La campagna elettorale è stata caotica: una pioggia di accuse reciproche, di autoesaltazioni, di utilizzo ignorante dei social, di programmi arditi e fantasiosi.

Programmi. Qui veniamo al perché questo discorso interessa tutti. A ognuno di noi, a ogni cittadino di Milazzo, questa cittadina di 35.000 abitanti della provincia di Messina, in Sicilia, serve conoscere i programmi politici e prima di tutto serve sapere che orientamento seguono quelli da cui verrà rappresentato; e non perché “dobbiamo informarci”, ma perché per quanto tutto sembra aver perso il senso, per quanto siamo giustamente tutti disorientati, in Parlamento, presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, c’è chi decide per noi. E quando inizieremo a inveire contro lo Stato, un’entità a cui diamo una connotazione mistica, ci toccherà farci un esame di coscienza e domandarci: chi ho votato alle scorse elezioni? Perché ho votato quel partito? Sapevo in che modo i miei voti sarebbero stati ripartiti in Parlamento fra gli eletti?

Il 23 marzo, venerdì, le Camere si riuniranno per la loro prima seduta. Dopo le Camere, arriverà il turno di gioco del Governo. Ma sotto quale colore politico? Lega e Movimento 5 stelle sono i papabili. Ci importa qual è il programma politico di questo partito e di questo movimento, perché se realmente, come governo di larghe intese, dovessero ricevere la fiducia parlamentare, determinerebbero loro, insieme ai parlamentari (che noi abbiamo votato) l’indirizzo politico del nostro paese, detteranno leggi che noi dovremo rispettare, introdurre novità che ci porteranno benefici e altre che ci peseranno.

È giusto che ognuno tragga le sue conclusioni, ancora più giusto che queste opinioni divergano tra loro. Le opinioni, per quanto giuste o sbagliate, per quanto concordi o discordi, sono sinonimo di una posizione presa, di una nostra chiarezza mentale. Chiarezza, è ciò che da italiani abbiamo il dovere di pretendere: chiarezza nelle leggi, nel funzionamento delle pubbliche amministrazioni, nelle sentenze degli organi giudiziari. Dobbiamo pretendere la decriptazione di un linguaggio che rischia di diventare élitario, di un’élite che non sempre vuole condividere il percorso politico con i propri stessi elettori. Tito Livio, storico latino, scrive: “Mentre a Roma di discute, Sagunto viene espugnata”. Noi siamo la Sagunto, la Sagunto che per difendersi deve fare il contrario di ciò che ci si aspetta lei: deve abbandonare il suo fatalismo e imbracciare l’arma della partecipazione.

 

In conclusione, mi permetto di dare due suggerimenti:

  1. il Ministero dell’Interno gestisce un portale, “Eligendo”, sulle elezioni politiche: un modo per scoprire chi ci rappresenterà in Parlamento nelle due camere: http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI25120000000 (Milazzo è inserita nella circoscrizione Sicilia 2, collegio plurinominale Sicilia 02-01, collegio uninominale 02- Barcellona Pozzo di Gotto).
  2. Consiglio di leggere il discorso che Pericle pronunciò agli Ateniesi nel 461 a.C., specie nella parte in cui afferma: “Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, bensì inutile”.
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