Direzione Università

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Ah, i 18 anni! Patente, libertà giuridica e… università (per chi desidera farla). La domanda è: come e dove?

Non è così semplice la scelta universitaria, sotto nessun punto di vista, probabilmente perché satura dell’ansia da “dopo-questa-si-lavora”. E’ l’ultima fase della nostra vita in cui potremo vantare spensieratezza, in cui potremo contare ancora sull’aiuto di mamma e papà. Ma tutto questo ha un prezzo: fare il liceo-bis, non avrebbe senso. Il livello così si alza e si deve effettuare una scelta che più incisivamente di quanto possiamo credere (a detta di coloro che hanno “già dato”), avrà una conseguenza sul nostro futuro. Ci sono due tasselli da incastrare: cosa studiamo e dove lo facciamo.

Al primo quesito la risposta può essere leggermente più semplice: si spera, infatti, che le inclinazioni della persona siano state già maturate negli anni liceali e che sia immediato scegliere la facoltà universitaria che più si confaccia a quello che siamo e che un giorno vorremo diventare. Chiaramente anche qui vanno considerate fattispecie ipotetiche del tipo: ma è redditizia questa cosa che vorrei fare? Quanta richiesta c’è in questo settore? I miei sono d’accordo? Ma in questa sede, non è su queste fattispecie che ci soffermeremo.

“Andarsene o restare?”: è questo il problema, per dirla shakespearianamente. Non giriamo attorno al problema: purtroppo, in Italia, gli atenei, sebbene propongano facoltà universitarie tipizzate (giurisprudenza, architettura, lettere…), non sono tutti uguali. Ogni università ha una sua tradizione peculiare, che la porta a concentrarsi di più su un determinato ambito; questo focus può essere importante per sviluppare la conoscenza del contesto in cui, potenzialmente (non è detto), si andrà poi a lavorare. Ma soprattutto, gli atenei italiani non offrono tutti lo stesso corollario culturale che punti a formare, oltre allo specialista, la persona. In un interessante articolo dell’Huffington Post (http://www.huffingtonpost.it/kristin-bigelow_de/se-amate-i-vostri-figli-mandateli-lontano-molto-lontano_b_12413416.html), viene sostenuta la tesi secondo la quale è meglio che i figli partano da soli, lontano. Per tre ragioni fondamentali:

  1. Impareranno a cavarsela da soli e torneranno più cresciuti, più adulti
  2. Conosceranno nuovi modi di fare e di vivere, e questo li arricchirà
  3. Capiranno che nessun posto è come casa

Ma è di un certo interesse anche un articolo del Fatto Quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/26/ho-lasciato-caivano-per-fare-lingegnere-aerospaziale-a-londra-ma-il-vero-coraggio-ce-lha-chi-e-rimasto/3279894/), che può essere riassunto in modo emblematico ed esaustivo con una frase: “Il vero coraggio ce l’ha chi è rimasto”.

Cosa fare? Da queste due fonti (che si invita caldamente a consultare), potremmo rimanere sconcertati; questo aut-aut sembrerebbe non darci tregua: o siamo dei vigliacchi oppure dei paladini. Gli antichi, però, che avevano visto nel mondo una gamma più ampia di colori oltre al bianco e al nero, usavano dire: in medio stat virtus.

Caliamo tutto il discorso fatto nella fattispecie di Milazzo. Che si fa? Ce ne andiamo al Nord o restiamo al Sud? Entrambe le strade appaiono accattivanti: da un lato si va a studiare in un luogo dove senza dubbio la presenza dell’Università è avvertita come una sacra risorsa, alimentata da offerte culturali (proposte da chiunque, dagli studenti, dall’amministrazione, dall’Università stessa) che esulano dal mero contesto didattico formando la persona a 360° gradi; dall’altro si resta in un posto dove per un giovane sembrano non esserci prospettive o qualsivoglia tipologia di proposta, perché nessuno te la porgerà mai su un piatto d’argento, la devi cercare tu (e non è da omettere che questo potrebbe portare a un gradiente di soddisfazione personale più alto).

Chi può dire di non aver mai visto “L’Attimo fuggente”? Da questo celebre film, possiamo dedurre due risposte. “Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva”: potremmo rispondere a coloro che non vogliono partire. “Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! Osate cambiare, cercate nuove strade.”: questo invito invece può essere rivolto a chi parte perché si barrica dietro la scusante del qui-non-c’è-nulla.

Detto ciò, occorre segnalare una controindicazione: questo articolo non vuole fornire risposte pronte.

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