Rasoterra: Litorale abbandonato 2.0

Il lungomare di Ponente milazzese misura 7600 metri, come è facilmente riscontrabile da Google Maps. Una volta (cioè fino a una quindicina di anni fa) il luogo, dai residenti tanto decantato per la qualità della sua spiaggia, colpiva il turista più ignaro, che si aspettava una dimensione balneare “classica”, piuttosto per la sua trascuratezza: che significava sia, in senso negativo, abbandono, sia, in quello positivo, fedeltà a come il tutto era “prima”, cioè prima che il nostro Paese nel suo complesso (ben oltre Milazzo, cioè) vivesse la Grande Trasformazione da paese rurale a paese industrializzato, consumista, massicciamente cementificato.

Col suo ampio e lungo sterrato, dove i rovi e i canneti, i fichidindia e qualche sparuta barca di legno, le casematte diventate rifugio di cani randagi e i campi da calcio arrangiati alla buona, il litorale di Ponente ci ricordava un luogo ancora antico, solo appena modificato dal guard-rail che lo delimitava, dal ponte sul Mela fino quasi alla ‘Ngonia.

Poi, però, furono appaltati i lavori lungo tutto il litorale. Nel frattempo erano stati fatti sloggiare i campetti di calcio abusivi, per i quali il demanio, creditore di canoni spesso ignorati, era passato da un po’ dai solleciti alle sanzioni. Arrivarono le concessioni per i primi lidi, come nei luoghi balneari “classici”. Venne sostituito quell’antiestetico guard-rail con un marciapiede con adeguati punti di passaggio, piazzole di sosta, piante di oleandro a fare da spartivento e abbellimento, sul lato dello sterrato. Sul quale, poi, furono stesi, pur se su un tracciato così lungo, i cordoli preparatori per una pista ciclabile.

Oggi quei cordoli sono ancora privi di senso: un’inutile invasione cementizia lunga oltre sette chilometri. Di pista ciclabile manco a parlarne. E, nei pressi di Santa Marina, giusto nella zona tra via San Cono e via Albatros-via Feliciata, rimangono pure circa 300 metri per cui anche il marciapiede può definirsi una beffarda incompiuta. Al di là di tutta la vicenda tribolata e discutibile del completamento dei lavori, bloccati a suo tempo per infiltrazioni mafiose e poi ripresi per essere finiti con budget ridotto, 300 metri su 7600, e proprio qui, dove evidentemente non può nulla nemmeno la presenza della storica edicola con l’icona della Madonna del Tindari. sono proprio una beffa.

E’ proprio vero, non c’è più l’abbandono di una volta.

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