RASOTERRA: L’(est)etica del paradosso

fabrizio Scibilia

Gli antichi Greci, maestri di armonia, insegnavano che ciò che è bello è anche buono. Quindi che c’è uno stretto nesso tra estetica ed etica. Poi però il primo relativista Eraclito, forse il più postmoderno di quegli antichi maestri, ci ammoniva sul fatto inesorabile che tutto scorre, e quindi ciò che è bello, e buono, in un luogo e in un tempo, potrebbe essere brutto, e cattivo, in un altro luogo e in un altro tempo.

Questo viene da pensare leggendo infatti i commenti via social sulla segnalazione, contenuta nella precedente rubrichetta “Rasoterra”, su una cosa a nostro parere né bella né buona, come il danneggiamento della targa con cui nel 2003 si intitolò (meritoriamente, se serve precisarlo) a Peppino Impastato la nuova piazza di Ciantro.

Sorvoliamo sull’equivoco per cui si scambia la segnalazione, e non lo stato oggettivo e abbandonato della targa, visibile a tutti, in una qualche offesa per il sincero spirito di quell’intitolazione. C’è nei commenti qualcosa di molto più importante, per capire in che tempi viviamo. Infatti c’è chi sostiene che la targa sia stata danneggiata ad hoc. Non sarebbe tanto colpevole il disinteresse della politica, dunque, quanto il dolo della mano umana. Forse perché Peppino Impastato, indubbiamente modello etico, in quanto meritevole di intitolazione da parte della politica (in sé anti-etica, ormai, per definizione), viene oggi ritenuto “establishment” pure lui (!) e gli tocca, quindi, lo sfregio di essere manomesso, sabotato, vilipeso? Se è così, addio al modello etico del martire antimafia, travolto dal discredito della politica, come il bambino con l’acqua sporca.

D’altronde non è un processo solo locale, attenzione: ricordiamoci che in America i ricchi votano Obama e i poveri Trump: paradossi dello strano universo contemporaneo (o postmoderno), dove regna l’ “anti” a tutti i costi: antipolitica, antietica… e antiestetica.

Così, nessuna meraviglia se i giovani milazzesi affollano, oggi più che mai, il Tono, godendo del nuovo, postmoderno locale che, incastonato tra una storica “incompiuta” in forati e residenze (neo)padronali ristrutturate in rispettoso stile vintage, ha reso la ‘Ngonia un caleidoscopio di linguaggi estetici. L’apoteosi della disarmonia, il trionfo del contrasto, lo scarabocchio fatto architettura. Ma non solo nessuno sembra farci caso: forse i più cercano proprio questo.

Chissà se qui, la sera, si ritrovano anche i presunti vandali anti-establishment della targa di Impastato.

E chissà, soprattutto, se hanno mai letto Eraclito.

ngonia

Angonia rimessa a nuovo

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