Anna da (non) dimenticare

Rasoterra fabrizio Scibilia

Ci sono canzoncine scacciapensieri che, coi loro ritornelli scemi, ti possono restare impresse nella testa, per mille motivi che poco c’entrano con la qualità della musica. E così, un giorno qualunque, passi per piazza San Papino, proprio là dove inizia via Risorgimento, e ti ritrovi di fronte a quello storico bar dal nome così accattivante, così… amabile. Ti ritrovi lì, a ripensare a uno di quei ritornelli. “Anna da dimenticare”, dice quella vecchia canzone dei “Nuovi Angeli”, che ti riporta colori, odori, immagini di un passato lontano. E, con essi, la nostalgia di anni leggeri e felici, come possono esserlo solo quelli dell’infanzia.

Ma quella canzone, e quel nome, proprio in quel posto, non sono casuali. Perché ti riportano, per contrasto, alla mentre altri ricordi, più recenti eppure già, apparentemente, anch’essi remoti. Perché un’Anna, una giovane studentessa milazzese di ieri, quel posto non dovrebbe -invece- mai farla dimenticare, e non solo quando si compiono gli anniversari della tragedia che le costò la vita, ormai quasi trent’anni fa. Eppure, a parte una piccola strada, qui vicino, intitolatale meritoriamente qualche anno fa, sono pochi, soprattutto fra i giovani, quelli che oggi, a Milazzo, si ricordano di Anna Cambria. Che si trovò in mezzo a una feroce sparatoria organizzata per uccidere un “pesce piccolo” dello spaccio di stupefacenti, che probabilmente voleva ampliare il proprio “giro” a dispetto di chi controllava quel mercato. La ragazza fu colpita da un proiettile vagante, e concluse tragicamente sul largo marciapiede di fronte al locale la sua giovane vita, a soli sedici anni. Era scesa a comprare le chewing-gum nel bar sotto casa, Anna. Oggi nulla parla di lei, qui. Il giorno dopo la sua morte cadeva il Muro di Berlino. Chissà quanto ne sanno, i tanti ragazzi che affollano da sempre questo angolo del pieno centro cittadino. Sia di Anna che del Muro, ovviamente.

 

 

rotonda san papino

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