Thinking day: Il pensiero di R.B. Powell tradotto in tutte le lingue del mondo

BuccaUNA PROPOSTA EDUCATIVA CHE SOLLECITA DESIDERIO DI PUREZZA, BELLEZZA, POESIA

1965_Olave_Baden-Powell.7ccdba14.fill-640x360-c50Viviamo nell’era dell’informazione e della post-verità e non è per niente facile stabilire relazioni plausibili tra fatti, cose e proclami; ciò che conosciamo del mondo assomiglia più ad un sogno che alla realtà, appannato com’ è da tante conoscenze di cui poche certe.

Che ci piaccia o no, la ricerca della verità è un compito arduo per chi attraversa, come me, questo millennio, e altrettanto arduo è il compito di chi è chiamato ad educare le nuove generazioni, impegnate, in primis, a costruire una realtà migliore da conoscere.

Tra le numerose filosofie educative in cui mi sono imbattuta in questi anni, con la curiosità di madre, sono rimasta piacevolmente colpita da quella adottata dalle associazioni scautistiche: un paradigma educativo ben strutturato e dotato di una sorta di upgrade congenito (periodico e automatico) che dimostra di sapersi adattare ai mutamenti in atto, e lo fa da un centinaio di anni.

L’immaginario collettivo, pregno dello stereotipo del “giovane esploratore che canta a messa, porge l’altra guancia e aiuta l’anziana signora ad attraversare la strada”, ci ha portato negli anni a non farci troppe domande sul loro modus operandi. E ci siamo persi qualcosa.

2013-11-24 09.32.04Il progetto educativo degli scout, presenti in circa 170 paesi nel mondo, si fonda sulla progressione personale del ragazzo a partire dall’ esplorazione delle sue attitudini personali; ma non basta lo sviluppo delle competenze, occorre trasferirle a favore della realtà circostante, sporcarsi le mani in prima persona. Infatti, la proposta didattica scout, rivolta ai ragazzi dagli 8 ai 21 anni, si risolve in tre momenti formativi che si susseguono ciclicamente – scoperta, competenza e responsabilità e rivela il legame intimo tra conoscenza ed esperienza, restituendo ai ragazzi il senso e il desiderio della ricerca della verità.

Ask the boy (Chiedi al ragazzo), suggeriva R. Baden-Powell ai capi per preparare attività coinvolgenti. Altro che classi, materie studiate a memoria e verifiche, B. P., considerato il padre morale degli scout, agli albori del ‘900, aveva già compreso che gli unici obiettivi che contano sono quelli che il ragazzo stesso si propone di raggiungere, nell’ambito che considera più interessante o utile per sé stesso, e che i tempi per realizzarli non sono uguali per tutti. Concetti di sicuro per niente nuovi ai cultori delle ritrovate filosofie steineriane, libertarie e montessoriane e a tanti educatori che ancora faticano a riconoscere nelle associazioni scoutistiche dei soggetti fortemente impegnati ad educare intere generazioni con senso civico, empatia e curiosità.

2014-08-01 13.58.57Un’interessante sfida che le organizzazioni scautistiche si apprestano ad affrontare, in particolare quelle ancorate alla fede cattolica e cristiana, è la dimensione confessionale della loro proposta educativa che precluderebbe la partecipazione di ragazzi provenienti da famiglie dichiaratamente atee, agnostiche o di altro credo. La prossima Conferenza mondiale dello scautismo, che si terrà in Azerbaijan nel 2017, sarà chiamata a pronunciarsi proprio su questo attualissimo tema, “Duty to God”, ovvero sulla necessità di eliminare il riferimento a Dio nel testo della “promessa” scout.

La secolarizzazione dei nostri tempi impone di certo una riflessione lucida e minuziosa sull’utilizzo della parola “Dio”, oggi strumentalizzata e violata ma, di fatto, la dimensione spirituale ha reso la proposta scout un unicum nel campo educativo.

Cosa si può fare di più che rendere un ragazzo protagonista della sua stessa crescita, che renderlo un buon cittadino? Ad esempio, spingerlo a interrogarsi non solo sul come ma anche sul perché della sua esistenza, della sofferenza, dell’amore, della morte.

Esiste una potenzialità intrinseca nello scoutismo, una capacità di suscitare nel cuore di un ragazzo che contempla le stelle davanti al fuoco o mentre porge le mani per bere a una fonte, dicevo una capacità di suscitare un desiderio di grandezza, di purezza, di bellezza che può inspirare tutta l’esistenza” (R. Cociancich). E un desiderio di poesia, aggiungo io.

 

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