Carnevale dei diritti

Corteo NO Inceneritori a difesa della Valle del Mela

Manifestazione No Inceneritore – 28 gennaio 2018
Foto di Antonio Saija

Non sono in grado di fare una stima dei manifestanti scesi in piazza ieri per sfilare ai difesa della nostro angolo di pianeta, Milazzo. Che importa, eravamo tantissimi!
Bandiere gonfie, striscioni appesi, slogan urlati, tamburi ripercossi, parole scandite durante il cammino assolato.
A concludere il corteo, dal palco in Piano Baele, sono state le dichiarazioni di solidarietà e impegno di numerose delegazioni, delle Isole Eolie, dei paesi della Valle del Mela e di tanti territori siciliani martoriati, inquinati o minacciati come Furnari Lentini, Francofonte, Carlentini, Siracusa, Augusta, Licata, Palermo, Firenze.

“Ogni giorno mi sveglio pensando a quanto saremmo stati meglio se non avessero fatto quell’errore (la Raffineria)” ha detto Samadhi Lipari, membro del comitato No inceneritore nella Valle del Mela e in nessun altro luogo. A questa domanda non possiamo rispondere ma possiamo ribattere con quanto ci è dato ancora di godere: una prossima riserva marina protetta, risorse agricole e florovivaiste da sostenere, un patrimonio storico-culturale e paesaggistico da curare, un sapere artigianale da tramandare e innovare, un capitale umano e di idee da ascoltare.
Io che ho l’onore di scrivere su questa piccola e coraggiosa testata non pretendo di spiegare a nessuno “il” senso della manifestazione No Inceneritore ma voglio condividere ciò che ha significato per me, perché io sono una di voi.
Io non sono scesa in piazza perché penso che un corteo possa cambiare le sorti di un territorio bensì credo che costruire una coscienza collettiva e pro-attiva passi anche da momenti come questo.
Gridando “No Inceneritori” io ho detto SI all’autodeterminazione dei territori (anche del mio SI!), ho detto SI ad una Rete dei comitati siciliani per la difesa della nostra Terra, ho detto “SI, ci sono” a quel folto gruppo di persone che si è messa a studiare come diavolo funziona un Inceneritore e mi ha spiegato perché non possiamo chiamarlo termovalorizzatore, infine ho detto SI ad un’etica del anti-consumismo, del riuso e del riciclo.
Infine, ho detto “Resistiamo” alle trivelle, alle discariche e agli inceneritori, ovunque esse siano, resistiamo alle opere invasive e distruttive dell’ambiente e di chi lo abita – da Ponte sullo Stretto alla TAV -, resistiamo al ricatto del lavoro in cambio della salute, al pessimismo cosmico di chi ci da già per vinti perché non ha la forza di lottare.

Restare inerti? vagare
altrove per venderei? O destarci
al sogno di salvare
la terra?
Proviamo concepire
nitidi laghi in una nuova
città tra spiagge e boschi rilucenti.
Non abbiamo altra arma che svegliarci
trasformando miliardi di minuti sprecati e lagne
in forza organizzata –
dal nostro angolo del mondo
siamo immersi in una guerra integrale
che ogni giorno rischiamo
perdere.
[Danilo Dolci, Creatura di creature, 1986]

29/01/2018

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