Museo Diffuso, un’occasione per trasformare polis e civitas

domenicoIl 2017 è stato dichiarato dalla Nazioni Unite Anno Mondiale del Turismo Sostenibile, a cui fa eco il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, con una serie di iniziative volte alla valorizzazione delle piccole realtà locali. Ne sono esempi importanti l’istituzione dell’Anno dei Borghi (sempre il 2017) e ancor di più il Piano Strategico per il Turismo per il periodo 2017-2022, che proprio in questi giorni ha completato il suo iter di approvazione presso le Commissioni competenti di Camera e Senato. Il Piano, nell’ottica di ampliare l’offerta ricettiva e culturale del nostro Paese, ha tra i suoi obbiettivi anche la diversificazione delle mete turistiche per indirizzare i flussi verso territori a potenzialità non ancora pienamente espressa: piccole e medie città, aree rurali, parchi naturali. Rispondono a queste caratteristiche anche realtà complesse seppur territorialmente contenute, come quella di Milazzo, capaci di contenere un ampio orizzonte di elementi di forza sotto il profilo paesaggistico e ambientale, storico, etnoantropologico, culturale e architettonico. Si tratta di una complessità che sarebbe riduttivo astrarre e concentrare in un unico edificio. Per tale motivo il coinvolgimento diretto di una comunità, delle sue strade e dei suoi edifici simbolici riesce ad ottenere almeno due risultati concreti che un singolo spazio espositivo non può realizzare: mettere in scena una storia nei luoghi che l’hanno vista nascere, svilupparsi e – in qualche caso – chiudersi e ridestare nella comunità locale l’identità e il senso di appartenenza ad un passato comune, primo requisito per qualsiasi forma di accoglienza, non solo turistica. Il museo diffuso nasce come risposta a questa doppia esigenza e il percorso stesso di avvicinamento alla sua idea e alla sua realizzazione, partendo dall’ascolto delle persone e non (solo) degli standard di legge, è importante quanto il risultato finale. Lo scorso 10 febbraio è stata presentata la proposta di Museo Diffuso per la città di Milazzo. Abbiamo posto qualche domanda all’architetto Francesco Salamone che sta formalizzando l’idea progettuale, coinvolgendo l’associazionismo cittadino.

Come nasce l’idea di proporre l’idea di Museo diffuso per la città di Milazzo?

Il Museo Diffuso nasce come esigenza territoriale: a Milazzo ci sono luoghi e tradizioni straordinarie, che, in parte, non sono conosciute o sono addirittura dimenticate. L’idea che si sta portando avanti deriva dall’individuazione di determinate aree con caratteristiche intrinseche al fine di definire, per tali luoghi, soluzioni progettuali appropriate e sostenibili da un punto di vista territoriale. Si tratta di un progetto di rigenerazione urbana mirato a superare la frammentarietà che oggi contraddistingue la nostra città e favorire lo sviluppo territoriale, turistico ed economico.

Quali sono i contenuti principali che verranno sviluppati nel progetto?

Il concept progettuale scaturisce da quattro macro-aree collegate tra di loro, all’interno delle quali si svilupperanno dei percorsi tematici. Una macro-area è stata individuata nella zona di Capo Milazzo attraverso un’analisi sui vari percorsi paesaggistici e lo studio della flora autoctona presente, la macchia mediterranea, che costituisce uno dei punti di forza del nostro territorio. Altre macro-aree sono quelle del Tono e di Vaccarella dove, tra le altre, verrà svolta una disamina sulla memoria storica relativa alle caratteristiche tonnare e, altresì, all’identità dei luoghi. La quarta macro-area, infine, localizzata nella piana milazzese, è stata scelta con la precisa volontà di sottolineare l’importanza delle antiche tradizioni che la caratterizzavano nonché del settore vivaistico.

La condivisione delle scelte, l’ascolto delle esigenze di una comunità sono elementi fondamentali per il buon esito di qualsiasi iniziativa urbana, grande o piccola che sia. Quali Enti, gruppi o associazioni saranno coinvolte nel processo di costruzione del progetto?

Il progetto è stato oggetto di dibattiti e confronti aperti che hanno favorito il coinvolgimento attivo dell’Amministrazione comunale, di associazioni culturali e di tutti i cittadini interessati. L’approccio progettuale, pertanto, si è basato sul metodo della progettazione partecipata, il cui utilizzo è esplicitamente richiesto anche dall’Unione Europea, i cui schemi di finanziamento relativi a proposte progettuali sono caratterizzati dal sistema Bottom-Up. Tramite interviste, approcci sui social network e confronti diretti è stato possibile avviare uno scambio proficuo con la popolazione milazzese, come già in altre occasioni era avvenuto, ricavandone utili suggerimenti ed input meta-progettuali. Le associazioni culturali presenti sul territorio hanno contribuito al progetto e lo hanno sostenuto con grande entusiasmo condividendone le finalità e si sono adoperate fornendo utili documentazioni nonché valide proposte.

Poco dopo la sua nomina come Senatore a vita, l’arch. Renzo Piano ha promosso l’iniziativa G124, finalizzata a valorizzare (e recuperare) le periferie delle città italiane attraverso l’opera di giovani progettisti. La periferia – afferma Piano – è la città di domani: ci sono elementi al di fuori del centro storico che potrebbero rientrare già oggi nel racconto della città e magari attivare stabili microeconomie?

Come già precisato, il progetto si svilupperà soprattutto nelle periferie poiché possono rappresentare, se adeguatamente valorizzate, il volano dello sviluppo territoriale. Molto spesso, erroneamente, tendiamo a sminuire la periferia, che sembra quasi l’altra faccia della medaglia: distinguiamo, infatti, da un lato, il centro storico – luogo privilegiato di stratificazioni che testimoniano le dinamiche socio-economiche e culturali – come se fosse attorniato da altissime mura immaginarie, che non ci permettono di vedere oltre; dall’altro quelle aree, che una volta chiamavamo campagna, sono state deturpate da incontrollate espansioni territoriali e scarsamente considerate come se rappresentassero una propaggine malata delle città. Emerge, pertanto, l’istanza di imprimere il vero valore alle nostre periferie partendo dalla loro significativa storia e dalle loro importanti tradizioni, in modo tale da ricucire non solo lo strappo territoriale con il centro storico, ma anche quello culturale.

Per utilizzare ancora una definizione di Renzo Piano, oggi la città ha bisogno della figura dell’architetto condotto, ovvero di un progettista che similmente al medico di famiglia, ascolti le esigenze dei residenti, valuti lo stato di salute delle costruzioni in piccoli contesti e sia capace di intervenire con azioni minime ma progressive. Potrebbe essere la ricetta giusta anche per Milazzo: nella nostra città ci sono gli spazi, le aspirazioni e la concreta volontà di riqualificare l’immagine urbana per mezzo del progetto di architettura?

La figura dell’architetto condotto è quello che serve realmente alle città. Ho sempre affermato che la città è come un corpo umano: con le sue arterie, i suoi flussi, le sue cellule, e che per funzionare sia necessario che le varie parti interagiscano tra di loro armonicamente. Una città organica è, sicuramente, una città funzionale: integrarsi con il paesaggio, offrire un’alta qualità della vita, rendere accessibili gli spazi verdi e ridurre al minimo l’impatto ambientale sarebbe proficuo per innescare un’intensa attività economica, culturale e sociale. Sono sicuro che la nostra cara cittadina, alla stregua di un corpo spossato/provato da una malattia, stia iniziando un’importante cura che presto la porterà a riprendersi da questa lunga degenza. Gli spazi ci sono, le idee sono infinite, basta saper individuare quelle giuste e, con il contributo di tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro territorio, avere la forza di portarle avanti.

Dopo la presentazione dell’idea di progetto, e al momento della redazione di questo articolo, si sta completando la platea degli stakeholder, ovvero di cittadini in forma singola o associata, che portano degli interessi (nel senso più genuino del termine) legati al territorio della città. Successivamente si procederà con la formalizzazione definitiva del progetto e potranno essere più chiari i dettagli e gli eventuali percorsi per accedere a finanziamenti esterni all’Amministrazione. Quella del Museo Diffuso potrà essere una grande occasione di pragmatica democrazia urbana solo se tutti gli attori ne sapranno cogliere il senso profondo di trasformazione, di innovazione nel rapporto tra polis e civitas, tra la politica e la cittadinanza. In questo senso diventa fondamentale la comunicazione e la diffusione completa e capillare dei risultati ottenuti (la disseminazione è un altro aspetto fondamentale all’interno dei progetti europei) affinché ogni programma non sia un circuito chiuso ma modello replicabile.

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