L’eredità culturale contro i nuovi vandali

domenico

Il valore della storia come fondamento dell’identità culturale e contro ogni forma di violenza. L’attività di SiciliAntica nell’intervista a Tania Pensabene, presidente della sezione milazzese dell’Associazione. Prima Parte.

Il recente G7 della cultura, celebrato a Firenze e fortemente voluto dal ministro Dario Franceschini, ha sancito in modo ufficiale, l’importanza della cultura come strumento di concordia tra i popoli. È quest’idea a rappresentare la pietra angolare della Dichiarazione di Firenze, con la quale tutti i paesi del gruppo hanno condiviso principi e obiettivi nella difesa di tutte le eredità culturali, di ogni epoca e ad ogni latitudine come prerequisito di pace. Il passato, in tutte le sue forme, è un’àncora che salda una comunità alla propria terra e la dovrebbe impegnare a difendere quelle tracce storiche.

A Milazzo questo principio viene calpestato ogni volta che nuovi Vandali vanno all’assalto delle nostre fragili radici archeologiche e non per brama di conquista o ragioni ideologiche. È verosimile che anche gli ultimi danneggiamenti subìti dalla fattoria ellenistica di Ciantro siano motivati da noia, ignoranza e scarsa abitudine al bello. Al di là dei deprecabili danni materiali questi atti sono contrari anche ad un secondo principio che è quello difeso dai volontari dell’Associazione SiciliAntica di Milazzo che con dedizione e alto senso civico preservano beni comuni anche in vista di una loro possibile valorizzazione in quella che dovrebbe essere una delle prime missioni delle amministrazioni pubbliche. Abbiamo parlato delle attività e dei programmi di SiciliAntica con Tania Pensabene, presidente della sezione milazzese dell’Associazione.

 La sezione milazzese di SiciliAntica si costituisce nel 2009. Qual è il sintetico bilancio di questi primi otto anni di attività?

In questi otto anni abbiamo cercato, a volte anche con difficoltà, di dare un segnale alla città di Milazzo; di trasmettere, tramite azioni concrete, il senso del rispetto nei confronti del patrimonio culturale, che va preservato e non dimenticato o, peggio, deturpato. Solo tramite la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale la nostra città può guardare al futuro e ottenere il tanto sperato rilancio turistico e culturale, anche in vista di uno sviluppo alternativo a quello a cui siamo stati abituati in questi anni. E qui vorremmo aprire una breve parentesi: il nostro territorio, a causa di scelte nefaste compiute in passato, ha subìto un modello di sviluppo basato sull’industria pesante. Sappiamo bene quanto questo modello di “sviluppo” abbia nociuto e continui a nuocere all’intero comprensorio, con effetti deleteri sia per la salute dei cittadini sia per la naturale vocazione del territorio stesso che meritava e merita ben altro tipo di “sfruttamento”. Preservare il patrimonio storico, artistico, archeologico e paesaggistico è sicuramente un antidoto che permetterà alla nostra città di non trovarsi impreparata di fronte al cambiamento. Ma per fare questo – può sembrare forse una banalità o una frase fatta – serve la collaborazione di tutti, istituzioni e cittadini.

Tornando alla domanda principale, in questi anni abbiamo creato un proficuo rapporto di collaborazione con la Soprintendenza BB.CC.AA. di Messina, in particolar modo con l’Unità Operativa 5 – Sezione per i beni archeologici, diretta dalla Dott.ssa Tigano, la quale ha sempre mostrato fiducia e apprezzamento per le attività svolte da SiciliAntica. Abbiamo tutelato diverse aree archeologiche di Milazzo, come la necropoli di Piazza Duomo o il villaggio protostorico di Viale dei Cipressi, pur tra mille difficoltà – come si accennava prima. Una delle difficoltà maggiori è sicuramente la scarsezza di mezzi e fondi a disposizione per condurre le attività.

Il prossimo obiettivo è quello di rendere finalmente fruibile al pubblico il patrimonio librario che SiciliAntica ha provveduto a raccogliere e catalogare negli ultimi due anni; ad oggi si contano circa 600 volumi, provenienti da donazioni e scambi di/con Enti statali e regionali (Biblioteche, Soprintendenze, Musei e Antiquaria, Istituti e Fondazioni culturali, Archivi, Case Editrici), ma anche da donazioni fatte da privati cittadini.

 Il vandalismo e l’incuria sono i principali ostacoli alla piena fruizione dei nostri beni culturali, in particolare di quelli archeologici. Quali potrebbero essere i passi da percorrere per sanare in modo duraturo questa situazione?

Sono due cose che, spesso, vanno di pari passo. L’incuria non è solo causata dalla mancanza di fondi da investire nella conservazione e nella valorizzazione dei beni culturali; certo, molto spesso, gravi situazioni di degrado nascono proprio da questo problema, ma, altrettanto spesso, l’incuria è causata anche dalla mancanza di interesse e di rispetto nei confronti del patrimonio culturale. Penso, ad esempio, a quante volte noi volontari ci siamo ritrovati a dover ripulire delle zone archeologiche sporcate da rifiuti, come il sito archeologico di Viale dei Cipressi dove, frequentemente, vengono gettate bottiglie di vetro e/o veri e propri sacchetti dell’immondizia. Di pari passo si verificano episodi di vero e proprio vandalismo, di cui abbiamo diverse testimonianze nel corso degli anni: la distruzione, ad esempio, della struttura in vetro di Piazza Duomo che conserva i resti della necropoli tardo-romana/proto-bizantina, vandalizzata diverse volte nel corso degli anni; il danneggiamento della piccola fattoria ellenistica di Ciantro che, proprio in questi giorni, dopo il nostro ultimo intervento di recupero, è stata nuovamente oggetto di vandalismo da parte di ignoti che hanno asportato alcune pietre della struttura; l’imbrattamento delle mura del Castello ad opera di vandali armati di spray; etc.

Sappiamo di dire un’ovvietà, ma il vandalismo si combatte, in primo luogo, con l’istruzione. Il coinvolgimento dei ragazzi, giovanissimi e non, e delle loro famiglie è importantissimo, perché solo partendo dalle scuole e dalle famiglie degli studenti si possono arginare fenomeni vandalici. Noi non abbiamo le competenze specifiche per poter stabilire come uscire dalla situazione di crisi in cui versano i beni culturali, in particolar modo quelli siciliani. Possiamo limitarci a dare il nostro piccolo contributo, sperando che i il resto dei cittadini sviluppi sempre una maggiore consapevolezza della ricchezza proveniente dalla cultura, e dando degli spunti di riflessione. Ad esempio, nelle ultime settimane c’è stata una forte polemica riguardo alla situazione di alcuni istituti e luoghi della cultura, come ad esempio la Casa Museo Pirandello ad Agrigento, dove è impiegato un numero esagerato di personale a vigilare su pochissimi metri quadrati. Questa, a nostro avviso, è una delle cause del disastro in cui versano i beni culturali siciliani: non si può pensare di lasciare sguarnite di personale zone archeologiche importantissime, come Piazza Armerina, privandole del personale necessario alla vigilanza e all’apertura al pubblico. Se è vero che il diritto dei lavoratori è sacrosanto e non va inficiato, è altrettanto vero che non si può diventare ostaggio di situazioni paradossali, che contribuiscono ad aumentare il degrado e l’incuria di cui tanto ci si lamenta. Già il solo risolvere queste situazioni gioverebbe alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali.

 

Segue

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