La piazza del futuro. Strategie circolari per una città innovativa

domenicoLo spazio più significativo di una città corrisponde, generalmente, a quell’area capace di raccogliere attorno a sé la più completa stratificazione delle sue anime (politica, religiosa e culturale) nel corso della sua storia. La topografia di Milazzo ha reso mobile questa stratificazione. Il centro dei poteri è passato dall’arroccamento della cittadella fortificata al mare. Questa apertura, sotto il profilo strettamente urbanistico, ha avuto come conseguenza la mancanza di una piazza propriamente detta che potesse fare da contrappunto spaziale al Municipio. Questo fatto, tutt’altro che negativo, ha permesso alla nostra città di essere a suo modo unica: il cosiddetto Palazzo dell’Aquila non si affaccia su un’area circoscritta e delimitata da quinte urbane piuttosto esso costituisce uno degli estremi di una piazza lineare aperta sul Golfo di Milazzo. Un’analisi più approfondita evidenzia che al Lungomare Garibaldi si accede, da Sud, attraverso una vera e propria porta urbana, costituita oltreché dal Municipio anche dal Paladiana che lo fronteggia.

Progetto UniWest+UFO_render_1 vista verso il MoloLe tante vicende legate al Paladiana, e all’omonimo Circolo, sembrano provenire da un’epoca ormai lontanissima e stridono con il complesso edilizio di oggi, sottoutilizzato e privo di una vocazione definita con chiarezza. Il mandato dell’Associazione che vi ebbe sede era chiaro: incrementare la promozione turistica di Milazzo. Appare evidente, rileggendo quella storia, come questa mission fu pienamente perseguita con il coinvolgimento degli albergatori e facendo leva su due strumenti di richiamo di forte impatto e, soprattutto di alto livello come lo sport e la cultura. Negli stessi anni, ad esempio, anche un’ancora incompiuta Milano Marittima provava ad uscire dal pantano del dopoguerra poggiandosi sui medesimi pilastri e con mezzi non certo migliori di Milazzo, potendo contare solo su una maggiore vicinanza con le regioni centroeuropee.

Il Paladiana, grazie alla sua posizione strategica e al tempo stesso simbolica, ha rappresentato una vetrina per promuovere la città ed è stato esso stesso luogo di produzione di eventi e di richiamo. Parte certamente dall’analisi del contesto il progetto elaborato nel corso di un workshop del 2010, coordinato dal Prof. Andrew Yau dell’Università di Westminster e da Urban Future Organization, l’agenzia internazionale di Architettura che ha la propria sede italiana, diretta da Claudio Lucchesi, a Pace del Mela. Si tratta di una proposta – purtroppo abbandonata nell’avvicendamento delle agende politiche – che ha preso in considerazione il ridisegno del Molo Marullo e dell’area attualmente occupata dal Paladiana. L’obiettivo principale era quello di dotare la città di un centro polifunzionale di servizi per il turismo attraverso un nuovo contenitore capace da solo di richiamare l’interesse verso la città. Il complesso emerso dal lavoro di un gruppo internazionale di progettisti, ha il carattere iconico derivante dagli insegnamenti di Rem Koolhaas e Zaha Hadid, confrontandosi non solo con la città e il suo porto ma con il paesaggio alla scala territoriale: dagli alberi delle barche, alle gru di carico, fino alla zona industriale e la catena dei Peloritani.

L’analisi effettuata è per sistemi complessivi. Sono stati studiati i percorsi distributivi, le visuali, la continuità tra il Lungomare e il Porto. L’elenco delle destinazioni è lungo e articolato e prevede: un’arena per concerti e spettacoli all’aperto, spazi collettivi per attività ludico-ricreative, circa 450 posti auto coperti per minimizzarne il loro impatto visivo, spazi per l’accoglienza turistica, un centro conferenze con spazi espositivi, i nuovi Uffici Marittimi, locali e aree per officine e rimessaggio da destinarsi alla pesca e, infine, aree dedicate al Club Tennis e Vela con due nuovi campi da tennis. Un programma funzionale ambizioso e coerente per una città che ha ambizioni turistiche.

Progetto UniWest+UFO_render_2 vista dall'area portualeNell’attesa (e nella speranza) che quel progetto possa riemergere dai cassetti, magari per essere rivisto, discusso con la città, adattato alle esigenze del momento, il Paladiana può ancora essere utile alla causa rimanendo fedele alla sua storia. Se pensiamo alla Sala a Vetri è facile attribuirgli la vocazione di vetrina e allora perché non utilizzarlo come Urban Center per raccontare la città come cambia o come potrebbe essere; un luogo per sperimentare la partecipazione e la condivisione delle scelte che riguardano tutti i cittadini. Gli altri locali potrebbero essere concessi ad associazioni e giovani per sperimentare azioni di coworking e start up, un’officina delle idee che, recuperando la missione del Circolo Diana possa promuovere Milazzo in tutte le sue sfaccettature (servizi per il turismo, tutela ambientale, innovazione applicata ai campi della pesca e della floricultura, solo per citare i temi principali di azione). Lo spazio fino a qualche anno fa coperto con tensostruttura, infine, potrebbe tornare ad essere area all’aperto e sede di manifestazioni stagionali legate alla presentazione dei risultati delle azioni innovative sviluppate. Questo è solo un semplice esempio di strategia circolare implementabile; tuttavia la migliore strategia è quella che nasce dal basso e arriva in alto. Il primo passo per non far fuggire i cervelli (e magari recuperare quelli già fuggiti) è quello di ascoltarli a dare forma alle idee migliori, anche quelle più piccole.

Anche l’aspetto della tutela del bene non deve essere secondario. Infatti la costruzione è stata realizzata con fondi pubblici ed è sempre stata di proprietà pubblica; pertanto a termini di legge, essendo stata realizzata nel 1950 ha già compiuto 50 anni di vita tempo che, oltre a costituire un traguardo anagrafico importante, potrebbero far scattare il vincolo di tutela come bene di interesse culturale, aprendo di fatto anche il capitolo, di grande attualità, della conservazione degli edifici moderni.

Dalla chiusura del Circolo Diana è mancata la formulazione di una strategia di lungo periodo e lo svuotamento di contenuti innovativi ha reso ancora più marcata la dismissione del Paladiana, facendo forse più danni della mareggiata del 1981. Recuperare e rinnovare il Paladiana potrebbe permettere al Municipio di affacciarsi sulla piazza della città del futuro.

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