Intervista a Tommaso Currò: Serve “nuova linfa vitale” per fare emergere il protagonismo latente della città di Milazzo

domenicoLa politica, la voce dei cittadini, le aree protette e il porto nell’intervista a tutto campo con l’On. Tommaso Currò (PD), componente della IV Commissione Finanze della Camera dei Deputati.

 Lo scorso 30 aprile si sono celebrate le primarie del Partito Democratico. A Milazzo i votanti, in linea con il dato nazionale, sono in calo rispetto alle consultazioni precedenti. Come giudica la risposta degli iscritti e dei simpatizzanti del PD milazzese?

Personalmente speravo in qualcosa di più in merito alla partecipazione, ma a mente fredda, proprio in ragione della sua considerazione sul dato nazionale e considerato il lungo commissariamento, devo dire che Milazzo ha risposto bene. Il Partito Democratico è oggi l’unico partito in grado di richiamare una grande partecipazione attiva. Vanno riorganizzati i circoli e celebrato il congresso al più presto.

 La sinistra italiana ha nel proprio DNA la tendenza alla frammentazione. Ne sono testimonianza le “piazze”. Quella del 25 Aprile, ad esempio, raccoglie ormai bandiere di ogni colore. Questo da un lato è la naturale conseguenza del pluralismo democratico ma racconta anche che molti valori non sono divisi ma sono ancora condivisi. Ci sono le condizioni per tenere unite – anche a Milazzo – tutte queste anime nel nome di questi valori?

I valori costituiscono ancora oggi e nonostante tutto direi una base fondamentale di partenza, ma a Milazzo le diverse anime del centro-sinistra dovranno unirsi attorno ad un progetto di rilancio della città: serve una cultura di governo e meno provincialotta, un grande slancio idealistico, una governance autorevole e riconosciuta che la pensi in grande. In sostanza serve un progetto politico e un gruppo di audaci che lo promuova. Io farò la mia parte.

 Nella Seconda Repubblica i partiti hanno smesso i panni di movimenti di massa per indossare quelli di movimenti d’opinione. A Milazzo ci sono gli spazi, anche fisici, per tornare ad ascoltare i cittadini e ricreare quella che un tempo si chiamava la “base”?

È vero, sono trasformazioni del tempo che viviamo. La politica deve in parte adattarsi, in parte recuperare quella dimensione oggi in crisi. Non è facile, i cittadini, in particolare i giovani, sono delusi. Per questo ribadisco: c’è bisogno di riorganizzare il partito, di dare buoni esempi, se tu ci credi e dai la spinta altri seguiranno.

 La nostra città, nell’ambito della programmazione territoriale, sembra mancare di protagonismo. I cittadini hanno bisogno di risultati concreti (e soprattutto visibili) e l’assenza di Milazzo nei flussi di finanziamento o nelle attenzioni della neonata Città Metropolitana, contribuisce ad allontanarli dalla politica. Pur nelle oggettive, e ormai storiche, difficoltà amministrative come può la politica locale essere protagonista del cambiamento?

Ciò è frutto della non curanza del passato. Ci vuole nuova linfa vitale, nuove energie. Milazzo è l’unica grande realtà metropolitana a non aver inserito un progetto nel masterplan che anche grazie al mio impegno vede oggi una potenzialità di spesa di 330 mln € in tutta la provincia. Io parlo con i fatti. Da quando abbiamo istituito l’Ufficio Europa abbiamo iniziato a cantierare progetti e si sono firmati importanti protocolli con i più importanti enti di ricerca italiani. Ci vuole un board di persone serie e competenti e le cose si fanno.

Nonostante ambiti paesaggistici e ambientali di pregio, nella nostra città manca un polmone verde, un grande parco pubblico. I beni comuni dovrebbero essere l’obiettivo di tutta una classe politica, al di sopra degli schieramenti. Cosa rallenta gli iter approvativi dei due progetti rimasti ancora sulla carta (Giardini di Federico e Area Marina Protetta)?

Per quel che concerne l’Area marina protetta ci sono stati rallentamenti ma l’iter è ormai in dirittura d’arrivo. C’è una questione meramente tecnica tra due Ministeri nella definizione delle risorse che ha fatto slittare di qualche mese il decreto che è pronto e ormai alla firma. Per Milazzo l’Area marina è una grande conquista e ritengo che potrà dare tanto in termini di sviluppo e di rilancio turistico. Quanto ai Giardini di Federico ho seguito le controversie sorte tra Comune e Regione, ma ritengo che anziché cercare forzature su situazioni obiettivamente difficili da superare occorre concentrarsi per presentare nuove progettualità.

 Le regioni meridionali si spopolano in favore di aree del Paese o d’Europa già ricche. Sono movimenti che hanno conseguenze negative nel medio periodo e rischiano di essere destabilizzanti nel prossimo futuro. È il momento di trasformare il limite in opportunità: quali sono le politiche concrete per fermare questo esodo silenzioso?

Una classe dirigente regionale scarsa e autoreferenziale, l’inganno assurto a modello di governo. Si deve voltare pagina e inaugurare una nuova stagione liberale, capovolgere la mentalità assistenzialista. È il miglior modo per creare lavoro vero. Le uniche politiche possibili per invertire questo fenomeno sono quelle di alleggerire i vincoli burocratici e permettere a giovani e imprenditori di mettersi in gioco, investimenti in infrastrutture e spendere i fondi europei per uscire definitivamente dal novero delle regioni obiettivo.

 Bastione – Torrente Mela. Negli ultimi 6 anni abbiamo subito due eventi calamitosi ma, nonostante la dichiarazione di stato di emergenza, nulla è stato fatto finora per mettere in sicurezza il territorio e per risarcire i danni subiti. A cosa sono dovuti tali ritardi?

Ritengo che il riconoscimento dello Stato di emergenza per cui mi sono battuto dal giorno dopo l’alluvione sia stato fondamentale per consentire ai privati e agli imprenditori colpiti dalla calamità naturale di accedere alle risorse per il ristoro dei danni subìti. La “palla” è nelle mani della Regione e proprio per questo ho incontrato il responsabile della protezione civile regionale ed ho rappresentato le problematiche che mi hanno evidenziato i cittadini del comitato per Bastione e quindi mi auguro che gli interventi possano sbloccarsi a stretto giro. Purtroppo la burocrazia rappresenta una vera palla al piede per questa regione.

 Grazie alle entrate derivanti dalla tassa portuale sulle merci imbarcate e sbarcate, i due pontili della Raffineria di Milazzo, generano ogni anno circa 8 milioni di euro di entrate che finiscono direttamente nelle casse dell’Autorità Portuale di Messina – Milazzo. Tuttavia solo una piccolissima parte viene investita nel nostro porto che di fatto è separato dal tessuto urbano e, a differenza di Messina dove anche l’AP sta investendo sulla Falce e sulla Fiera, a Milazzo i progetti su Paladiana, Mulino Lo Presti e Molo Marullo rimangono sogni irrealizzabili. Con l’accorpamento con Gioia Tauro c’è il rischio che il nostro porto venga ulteriormente marginalizzato. Come garantire che i proventi del porto di Milazzo siano investiti sul nostro territorio?

Per garantire che i proventi del porto di Milazzo restino sul territorio ritengo sia giusto fare un passo indietro: il porto di Milazzo infatti è sprovvisto di un piano regolatore da oltre 15 anni, penso che senza questo strumento non si possa ragionare di altro, per questo è opportuno che l’Amministrazione e il Consiglio attuale si sieda con l’AP [Autorità Portuale, nda] e definisca prioritariamente questo obiettivo. Stabilito cosa si vuole fare del nostro bacino io metterò tutto l’impegno parlamentare per fare in modo che l’accorpamento con Gioia Tauro – se sarà l’ultima ratio – non sia penalizzante per Milazzo e che anzi permetta uno sviluppo che porti economia nel territorio.

Per quanto riguarda i Molini e il Paladiana va precisato che non sono strutture dell’autorità portuale ma che vanno inseriti in un contesto di grande porto se funzionali ad esso.

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