Storie di Migranti: In fuga a 15 anni dall’Africa all’Italia

alessandro di Bella

Quello della presenza dei migranti è un tema di stringente attualità, anche nel nostro Comune. Non entriamo nel merito delle recenti polemiche politiche locali riguardo all’utilizzo o meno della ex scuola di Fiumarella come centro di prima accoglienza per migranti inviati dalla Prefettura di Messina. Ci accostiamo, invece, a una realtà diversa, quella dello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), in cui non viene gestita la prima accoglienza di breve periodo, ma in cui il migrante è preso in carico per tempi più lunghi (circa sei mesi eventualmente rinnovabili): gli Enti preposti alla sua gestione (Comune ed operatori del terzo settore) cercano di accompagnare e orientare il migrante per costruirsi un futuro nel Paese d’arrivo. Incontriamo uno dei 47 ospiti di una delle 9 strutture dello SPRAR gestite dalla Coop. “Utopia”. Con l’aiuto di Michele Romano, mediatore linguistico culturale della Coop. “Utopia”, conosciamo così B. A., 18 anni, proveniente dal Ghana.

Innanzitutto, come incomincia il tuo viaggio?

All’inizio non avevo previsto di venire in Italia. Avevo pensato di lasciare il Ghana e andare in Libia perché avevo problemi in patria: la polizia del mio Paese mi perseguitava [ndc: per ragioni di privacy omettiamo i motivi della persecuzione subita da questo giovane]. Sono partito il 2 dicembre 2014, avevo 15 anni, andavo a scuola. Il mio progetto era quello di continuare a studiare fino a 19 anni e diventare perito agrario. Sono scappato prima in Togo, dove mia mamma è riuscita a mandarmi dei soldi per continuare il viaggio. Anche lì però non ero al sicuro. Il giorno dopo ho preso un autobus per il Niger, per Agades. Lì sono stato tre giorni e ho aspettato un pick up che mi avrebbe portato in Libia, a Sabah. Siamo stati quindi divisi dai trafficanti in alloggi sulla base della destinazione. Io ho aspettato cinque giorni per partire verso la mia meta, Tripoli. Non ho pagato in anticipo, ma solo arrivato a destinazione [ndc: molti trafficanti abbandonano i migranti in mezzo al Sahara]. Ho poi cominciato a lavorare in un cementificio gestito da Italiani vicino Tripoli, a Rasgaday. Pensavo di restare lì perché mi trovavo abbastanza bene: avevo vitto, alloggio e una paga che per me era sufficiente.”

Come prosegue il tuo viaggio dalla Libia?

La situazione in Libia è diventata sempre più difficile a causa della guerra civile. Dopo uno scontro tra miliziani di vari gruppi in lotta, il cementificio in cui lavoravo è stato chiuso e io non avevo altre alternative se non quella di scappare. Così ho deciso di venire in Italia. Sono sbarcato a Messina il 22 febbraio del 2016, insieme a circa 150 persone. In mare eravamo stati intercettati dalla Marina Militare Italiana.”

Quali sono stati i momenti più difficili in mare?

Ci siamo persi in mezzo al mare. Prima di partire i trafficanti ci avevano dato un GPS con la rotta segnata per la Sicilia. Non c’era uno scafista. All’interno del barcone c’erano tante taniche di carburante per il serbatoio ma, per le esalazioni, molti hanno incominciato a vomitare. Anche la persona che sapeva leggere il GPS, un migrante come altri, si è sentita male, quindi abbiamo perso la rotta. Molti piangevano, soprattutto le donne. Col satellitare a bordo del barcone abbiamo chiamato i soccorsi, ci è stato risposto di tornare indietro verso la Libia ma noi ci siamo rifiutati. Dopo un po’ abbiamo visto un elicottero in volo, lo abbiamo seguito e siamo così stati avvistati dalla Marina Militare Italiana.”

Da quanto tempo sei a Milazzo? Come ti trovi qui?

Prima sono stato a Fondachelli ma le cose lì non andavano bene. Sono arrivato a Milazzo il 4 marzo di quest’anno. Qui mi trovo bene. L’unico piccolo problema riguarda il ritardo nell’erogazione dei contributi: per il momento abbiamo a disposizione 30 euro a settimana per comprarci da mangiare e dei vestiti ma con 30 euro riusciamo solo a mangiare.”

Come trascorri il tempo?

Sono andato a scuola di pomeriggio alla “Garibaldi”. L’anno prossimo vorrei iscrivermi in III media. Sto anche facendo un tirocinio con la coop. “Settima Stella”, mi occupo della manutenzione delle varie case dove abitano i migranti della coop. “Utopia”: elettrodomestici, idraulica etc.. Adesso sono capace di fare anche da solo delle piccole riparazioni. Il problema principale è quello di trovare un lavoro. A parte questo, mi trovo bene a Milazzo.”

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Prendere la terza media a scuola l’anno prossimo. Mi piacerebbe poi lavorare nel settore dell’agricoltura, anche in questa zona, oppure nella ristorazione, ma nella cucina, non come cameriere. Non voglio andare in grandi città. Con un lavoro mi andrebbe bene restare qui.”

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