Un vuoto urbano dimenticato nel cuore del centro storico

Il tempo passa, le Amministrazioni comunali puntualmente esauriscono anzitempo le loro spinte di coinvolgente entusiasmo elettorale, mentre le città rimangono l’unico metro su cui si possano misurare capacità reali di governo del territorio. La nostra Milazzo ha – sotto il profilo della riqualificazione urbana – più di una questione aperta e mai risolta. Si tratta di elementi architettonici o comparti urbani che hanno riempito slogan, programmi di mandato, workshop di progettazione internazionali, benemerite battaglie dell’associazionismo cittadino. Tuttavia c’è un punto del nostro centro storico che ha urgente bisogno di una ricucitura urbana. Non ne parla quasi mai nessuno e, per questo, vale la pena puntare anche solo una piccolo flash su di essa.

05/10/2017 la precaria scalinata tra via Scopari e via Ventimiglia

Si tratta di un’area compresa tra il Lungomare e la Basilica di San Francesco e che fa perno sui due nodi architettonici di Palazzo D’Amico e Palazzo Lucifero. Basterebbero solo queste semplici indicazioni per qualificare come strategica quest’area. Se aggiungiamo poi che il tessuto urbano è attraversato dal sistema di scalinate che conduce al Borgo e che lo stesso tessuto, per le medesime ragioni orografiche, poggia su piani sfalsati, creando scorci paesaggistici sul Golfo di Milazzo impareggiabili, il quadro è sufficientemente completo per aspettarsi un’attenzione concreta sulla rigenerazione urbana di questo buco dentro il centro storico. Sì, perché si tratta proprio di una bucatura, una lacerazione nella trama edilizia che degrada la percezione di tutti gli elementi notevoli prima elencati.

Questo micro-comparto urbano è costituito da molteplici edifici con struttura portante in muratura, di modeste dimensioni, di cui tuttavia non rimane che la traccia perimetrale. Si tratta, infatti di fabbricati privi delle coperture, dei solai intermedi e in molti casi di intere porzioni di mura. Sotto il profilo catastale queste strutture sono classificate come “collabenti”, il che permette alla proprietà di ridurre se non eliminare gran parte delle tasse locali sugli immobile generando, di fatto, una situazione nella quale l’interesse privato punta a mantenere lo status quo. Questo stato delle cose, tuttavia, genera non solo degrado estetico ma anche insicurezza urbana, quando non anche pericolo pubblico. Infatti l’area, nonostante sia priva di una corretta illuminazione, sia oggetto di depositi scorretti di rifiuti, non consenta una salita agevole tramite le gradinate tutt’altro che comode, è attraversata con frequenza dai residenti e da tutti i cittadini (e soprattutto turisti) che si muovono tra la Marina e la zona del Castello.

Lo scenario post-bellico (in realtà tutti gli edifici erano ancora in piedi alla fine della seconda guerra mondiale) sembra essere ormai consolidato e pochi ormai ne fanno caso. La manutenzione ordinaria del verde da sola non basta a garantire condizioni di decoro e, tra le macerie, prolifera solo una corposa colonia felina per il cui sostentamento solerti gattari non esitano a contribuire al degrado già insostenibile. Tra i rovi e le sterpaglie, inoltre si trovano resti di cassonetti dell’immondizia, antenne paraboliche, copertoni, vecchi elettrodomestici e tutto questo a due passi dallo spazio pubblico per eccellenza della nostra città (la passeggiata Lungomare), sul retro dello spazio della cultura della città (la Biblioteca comunale), sulla prospettiva architettonica di uno degli edifici di culto più importanti della Sicilia (la Basilica di San Francesco di Paola) e lungo la viabilità lenta (quindi sostenibile e qualificate sotto il profilo dell’offerta turistica) diretta ad una delle cittadelle murate più grandi d’Italia.

I Molini Lo Presti, l’ex Montecatini, le riserve naturali costituende o ancora da formalizzare, l’asilo Calcagno, l’ex Ospedale di Vaccarella,  ….. sono tutti elementi di pregio, ma ad essi sarebbe bene aggiungere con urgenza e negli interessi della città, anche l’area della Scalinata di San Francesco, il cui recupero potrebbe qualificare l’immagine complessiva del centro storico e generare una spinta centrifuga di riuso urbano.

Esiste, in realtà, un documento ufficiale del Comune di Milazzo che indirizzava l’Amministrazione verso una strategia di riqualificazione urbana in questo vuoto degradato: si tratta di un atto che integra la delibera di approvazione del Piano Particolareggiato del Centro Storico. Correva l’anno 1997……………(continua)

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