Milazzo. Una città nel sacco (nero)

Domenico (2)

La raccolta dei rifiuti “porta a porta” è l’ennesima rivoluzione copernicana, peraltro già tentata in passato, con la quale si sta tentando da un lato l’introduzione “spinta” della raccolta differenziata e, dall’altro, di risolvere a monte la problematica del conferimento in discarica, riducendo al massimo la frazione secca non riciclabile.

Gli inizi di questo nuovo esperimento non sono dei migliori e lo vediamo quotidianamente. Tuttavia le responsabilità non sono da attribuire esclusivamente alla politica e all’amministrazione. Queste, certamente, avrebbero dovuto prevenire la situazione, sulla scorta delle passate esperienze (fallimentari), dell’indolenza connaturata nel milazzese medio e dell’arcinota mancanza di identità cittadina.

Gli amministratori di condominio potevano essere convocati prima della sparizione dei cassonetti e della conseguente ansia generalizzata dei nostri solerti concittadini; inoltre era auspicabile che il nuovo sistema di raccolta fosse diffuso tramite incontri pubblici e programmi educativi in tutte le scuole di ogni ordine e grado della città, di concerto con la società che avrebbe gestito la raccolta.

Oggi sfioriamo, in alcuni casi, l’emergenza ma il “porta a porta” non è piovuto dal cielo in modo imprevisto.

via Cumbo Borgia 2

La politica e l’amministrazione della cosa pubblica alle nostre latitudini scontano il loro peccato originario: dare – anche quando mosse dalle migliori intenzioni – troppi alibi a quella parte di cittadini che fa fatica a comprendere il senso di comunità. Questa parte di popolazione evidentemente maggioritaria che, per una infinità di ragioni, vive la propria “cittadinanza” ai margini della civiltà, è pronta a raccogliere ogni minimo passo falso per autoassolversi da ogni volontaria mancanza (al buon senso e – soprattutto – alle regole), e crogiolarsi nell’attesa che qualcun altro faccia qualcosa.

La raccolta “porta a porta” restituisce proprio la marcata differenza nei diversi strati della popolazione e ne fotografa gli istinti forse allo stesso modo delle elezioni. Basta uscire di casa la mattina prima delle 9 per capire. Manca il semplice rispetto degli orari e delle modalità di raccolta dei rifiuti che vengono posizionati in strada già dal primo pomeriggio, magari con tipologia di rifiuti diversa da quella in calendario o (peggio) mescolata con altre tipologie e questo porta al proliferare dei grandi sacchi neri in luogo di quelli compostabili o di quelli colorati e trasparenti per carta, plastica e vetro.

Questo è il milazzese medio: nasconde i suoi limiti dentro un sacco oscuro che non permette di vedere se è stato diligente o meno. È in questa fase che la politica e l’amministrazione (intendendo con questa distinzione rispettivamente la componente elettiva e quella – importantissima – che si occupa della gestione diretta dei servizi pubblici) possono eliminare gli alibi tramite un controllo serrato del comportamento dei cittadini, punendo severamente quelli che con la loro pessima condotta rischiano di annullare lo sforzo di quelli che rispettano le regole.

via Cumbo Borgia

Vicino la scuola elementare Piaggia, questa mattina era possibile leggere su un albero, usualmente sommerso da una micro discarica, un messaggio di “un cittadino milazzese” che ricordava come gettare in strada i rifiuti è contro i regolamenti vigenti e come le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti in zona potrebbero essere utilizzate per punire gli autori dell’abbandono di rifiuti.

Il messaggio alla città, con il senso civico chiuso in un sacco (nero), si chiude così: “Trovare pulito è un piacere. Lasciare pulito è un dovere”.

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