Prescrizioni alla RAM. La nota di ADASC e del Comitato dei Cittadini contro l’inceneritore del Mela

Si è voltato pagina, le prescrizioni del Sindaco della Città di Milazzo Giovanni Formica e del Commissario straordinario del Comune di San Filippo del Mela Alfredo Biancuzzo sulla Raffineria rappresentano il segno chiaro e tangibile che finalmente la salute dei cittadini è stata messa al primo posto rispetto ai mega-profitti industriali. Da anni invitiamo le Amministrazioni Comunali del territorio ad utilizzare tutte gli strumenti che la legge prevede per tutelare la salute dei cittadini all’interno delle procedure autorizzative delle industrie. Pur non conoscendone ancora tutti i dettagli, apprezziamo il fatto che, per la prima volta da 60 anni a questa parte, finalmente tali prerogative siano state utilizzate, esprimendo le prescrizioni necessarie a tutelare la salute pubblica: una funzione che la legge conferisce ai Sindaci, in qualità di massima autorità sanitaria locale, ma che in precedenza non era mai stata applicata, come si evince dai precedenti decreti di AIA. Adesso la Raffineria si chiede come mai i due comuni si siano finalmente “svegliati”, mentre le precedenti amministrazioni comunali non avevano mai fatto nulla del genere.




E’ quello che ci chiediamo anche noi: è gravissimo che i precedenti Sindaci non abbiano mai espresso alcuna prescrizione per tutelare la salute dei propri concittadini, sebbene fosse previsto dalla legge. Forse era a questo che servivano le varie “sponsorizzazioni”? A quanto pare finalmente il Sindaco di Milazzo e il Commissario di San Filippo del Mela hanno fatto propria anche la raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di applicare una riduzione del 50% sui limiti di legge per le industrie della Valle del Mela: raccomandazione che finora era rimasta disattesa. La Raffineria ha una bella faccia tosta a fare ricorso contro tali prescrizioni: a costoro non interessa nulla della salute non solo dei cittadini, ma anche dei propri dipendenti? Per non parlare delle frequenti “puzze chimiche” che il territorio deve subire: solo la settimana scorsa gli studenti dell’Istituto d’arte di Milazzo hanno dovuto interrompere le lezioni a causa di tali odori molesti, che hanno anche causato diversi malori. Ricordiamo che varie campagne di monitoraggio condotte dall’ARPA hanno chiarito che gli odori molesti che frequentemente ammorbano il territorio sono riconducibili ad idrocarburi provenienti dai cicli produttivi della Raffineria. I Gestori devono comprendere che il territorio è ormai saturo dopo 60anni di industrializzazione selvaggia, che ha creato pesanti ricadute negative sanitarie, ambientali ed economiche. È finito il tempo di pensare solo al profitto economico della società a discapito della salute dei cittadini: la società inizi seriamente ad investire per ridurre le emissioni più pericolose. Questo non solo avrebbe l’effetto di tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori, ma anche di creare un importante impatto positivo sull’economia, incrementando l’occupazione: un blending perfetto per il nostro territorio. La grave crisi sanitaria si evince dalla mole di studi scientifici pubblicati all’interno delle piú autorevoli riviste scientifiche internazionali. Studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Dipartimento Epidemiologico della Regione Siciliana, dell’Università degli Studi di Messina, hanno evidenziato preoccupanti incrementi (sia in termini di morbilità che mortalità) per varie patologie probabilmente riconducibili all’inquinamento industriale. Con quale barbaro coraggio si cerca di mistificare la realtà sanitaria e sminuire le evidenze scientifiche? All’interno del procedimento le nostre associazioni hanno inviato per ben due volte osservazioni evidenziando le criticità sanitarie e l’esigenza di ridurre le emissioni, applicando anche le migliori tecnologie disponibili (BAT) Piace notare che, in seguito alle nostre note, sono intervenuti anche il Ministero della Salute e l’istituto Superiore di Sanità che hanno raccomandato limiti più restrittivi per diversi inquinanti. Anche i dati della qualità dell’aria in alcuni casi sono preoccupanti: basti pensare alle elevate concentrazioni degli idrocarburi non metanici e di ozono, o ai frequenti picchi del benzene. Non di rado anche l’anidride solforosa supera spesso i livelli di allarme o preallarme. Si tratta di criticità evidenziate nonostante la grave carenza del monitoraggio pubblico: non è accettabile che un’area ad elevato rischio conti solo due centraline pubbliche e che tali centraline monitorizzino soltanto alcuni inquinanti. Chissà quanto altro si potrebbe scoprire se il monitoraggio fosse più efficiente! E’ ridicolo che il Gestore faccia spesso riferimento ai valori registrati dalle centraline di proprietà delle industrie: il controllore e il controllato non possono coincidere! Peraltro è anche emerso che una centralina della RAM sottostimava i dati. La Raffineria si riserva di richiedere il risarcimento dei danni al Comune di Milazzo e San Filippo del Mela. Questo è paradossale: dovrebbero essere i cittadini a chiedere un mega-risarcimento alla Raffineria, per l’impatto negativo prodotto dall’industria all’interno comprensorio. Si tratta forse di un tentativo di intimidire le amministrazioni comunali? Siamo fiduciosi che le attuali Amministrazioni Comunali proseguiranno nel percorso intrapreso: avranno senz’altro il sostegno delle Associazioni, della cittadinanza e, siamo certi, anche degli altri enti locali del comprensorio.

Peppe Maimone – A.D.A.S.C. – Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini

Davide Fidone – Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

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