Considerazione sul Piano per l’Assetto Idrogeologico del Torrente Mela.

giuseppe-damico

Il tema della sistemazione idraulica del torrente Mela è di recente attualità in quanto affrontato nel dibattito di Italia Nostra presso PALAZZO D’AMICO. La lodevole iniziativa promossa dall’Associazione ha certo avuto il non trascurabile effetto di stimolare il dibattito sull’argomento in una città sonnecchiante e fatalista.





L’aspetto ingegneristico ha però lasciato a desiderare, e se ciò è comprensibile, vista la platea cui era rivolta la riunione ed il carattere divulgativo del dibattito, non lo è più quando è la Regione a mancare su questo aspetto. In questi casi, infatti, a sintesi dei dati di input ricevuti dalla geologia e dall’idrologia, il documento finale non può che essere la Relazione Tecnica d’Ingegneria Idraulica indicante la modellazione finale di progetto dell’alveo non esondante, che non esiste.

 

Sul sito della Regione, nel Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.) – Bacino Idrografico del Torrente Mela (007) e centro abitato di Santa Lucia del Mela, oltre alla esauriente scheda di identificazione del torrente Mela, c’è tutto quanto ha formato oggetto di quel dibattito, ma in forma più approfondita. Vi è riportato infatti:

  • L’inquadramento geografico del bacino idrografico del Torrente Mela;
  • La morfologia del territorio;
  • L’idrografia del bacino nel dettaglio;
  • Gli affluenti e la descrizione dei principali sotto bacini;
  • L’uso del suolo;
  • Il Regime termico e pluviometrico;
  • L’inquadramento geologico;
  • L’assetto geomorfologico dei versanti;
  • Le modalità della circolazione idrica;

il tutto proviene da uno studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Palermo, incaricati dalla Regione, allora Presidente Totò Cuffaro (detto il mafioso, anche se lui qualcosa ha fatto a differenza di chi, sulla carta, non lo è).





Il P.A.I. analizza il RISCHIO GEOMORFOLOGICO per la redazione delle “Carte della Pericolosità e del Rischio Geomorfologico”, redige il PIANO DEGLI INTERVENTI PER LA MITIGAZIONE DEL RISCHIO GEOMORFOLOGICO, cita la Circolare regionale n.1/2003, che pare sia stata disattesa in quanto si scopre che  nessun progetto è stato mai  proposto dall’Amministrazione comunale, riguardante la porzione di territorio interna al bacino del Torrente Mela, per cui si è persa la possibilità di accedere ai finanziamenti.

Passa alla “Scelta delle aree potenzialmente inondabili”, e per Milazzo ricorda, in riferimento all’ AVI,  di un evento di inondazione relativo al territorio del Comune di Milazzo provocato dal torrente Mela in data 15/10/1951, senza una precisa collocazione. Procede quindi alla “verifica idraulica degli attraversamenti”, considerando un tratto del tronco fluviale del torrente Mela, compreso tra l’attraversamento della S.S.113 e la foce, per una lunghezza complessiva di circa 4,5 km.

Peccato però che, come dichiarato nella stessa relazione, “Nello studio non è stata presa in considerazione, per carenza di dati, l’interazione fra la corrente fluviale ed il moto ondoso, fenomeno che solitamente riveste grande importanza per la corretta stima dei livelli idrici che si determinano durante le piene nel tratto terminale dell’asta fluviale”.

Successivamente viene redatta la Perimetrazione delle aree potenzialmente inondabili.

Dalla lettura del documento, appare evidente come lo studio idraulico finale, il più importante, perché sintesi tra tutti i precedenti di natura essenzialmente geologica e pluviometrica, dia risultati rassicuranti, smentiti dai fatti accaduti negli anni successivi.

Lascia perplessi l’affermazione secondo cui il tirante idrico si mantiene significativamente al di sotto della quota di imposta degli argini.

Ma gli esperti incaricati insistono nel dire che “gli studi condotti permettono di concludere che gli attraversamenti presenti nel tratto che va dal ponte della S.S.113 fino alla foce del torrente Mela non danno luogo a rischio idraulico.” E tutto ciò con la benedizione del comune di Milazzo che non presenta osservazioni, seppur sollecitato a farlo con la circolare n.1/2003.





E in effetti il PAI si para il colpo anche con le considerazioni finali: “Si osserva, ancora, che occorre sempre tenere sotto osservazione la foce del fiume in quanto, essendo variabile il profilo altimetrico del fondale determinato dalle mareggiate, in seguito a lunghi periodi di magra del fiume potrebbe configurarsi una cosiddetta barra di foce (ossia una duna sommersa) che chiuda parzialmente o completamente il suo sbocco a mare. Se la barra di foce si presenta di grandi dimensioni e stabilizzata per la presenza di vegetazione o sedimenti grossolani, a monte di essa si può determinare un incremento dei livelli idrici del fiume ed un conseguente pericolo di esondazione durante un evento di piena”.

Insomma, da tutta questa vicenda appare chiaro che nel 2003, qualora i Comuni avessero ritenuto di non avere sul territorio di competenza situazioni di dissesto e/o pericolosità di inondazioni, ai sensi della circ. 1/2003 in ogni caso ne avrebbero dovuto attestare l’assenza. Da eventuali inadempienze di codesti Enti, sarebbe derivato un danno alla programmazione regionale in materia anche economica, con il mancato inserimento di accesso ai finanziamenti di cui al P.O.R. Sicilia 2000/2006.

 

A CIASCUNO LE PROPRIE CONCLUSIONI. Le mie sono che:

  • Il PAI è contraddittorio, perché da uno studio scientifico approfondito iniziale trae conclusioni troppo tranquillizzanti nella deludente Relazione Idraulica conclusiva;
  • Le cause e/o aggravamenti di possibili esondazioni vengono però ventilate nelle conclusioni finali PAI (in contraddizione con la precedente dichiarata assenza di rischio idraulico) e non sono state prese in considerazione nemmeno dalle amministrazioni successive al 2003, che avrebbero dovuto quanto meno segnalare e vigilare;
  • Il comune di Milazzo sarebbe stato inadempiente nel 2003;
  • A causa di ciò sembrerebbe essersi perso l’accesso ai finanziamenti POR 2000/2006;
  • Le successive Amministrazioni pare non abbiano mai riferito sulla necessità di manutenzione della foce, la cui duna è causa di esondazioni, in base alle conclusioni del PAI;
  • Oggi si piange, oltre che sui danni morali e materiali di Bastione, sulla mancanza di soldi per l’acquisto del carburante dei mezzi che devono fare la normale manutenzione ordinaria all’interno dell’alveo torrentizio.





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